Un polo industriale per la produzione di droni in Serbia

 

Il settore della difesa serbo si appresta a vivere una trasformazione radicale grazie all’imminente inaugurazione di un polo industriale dedicato ai velivoli senza pilota. Il Presidente Aleksandar Vučić ha infatti annunciato che, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, il Paese vedrà l’apertura di un impianto produttivo di vasta scala.

Durante una recente visita alla caserma Banjica di Belgrado, il capo dello Stato ha espresso grande soddisfazione per questo traguardo tecnologico, affermando: – «Presto, alla fine di marzo o al più tardi all’inizio di aprile, mi aspetto l’apertura di un impianto di produzione di droni su larga scala nel nostro Paese e sono orgoglioso di sottolineare che si tratterà di UAV ad alta tecnologia».

Questo progetto ambizioso verrà realizzato in collaborazione con «uno dei nostri principali partner stranieri» e si inserisce in una strategia militare che punta a schierare circa 80.000 droni kamikaze entro i prossimi due anni.

L’impegno della Serbia nello sviluppo di tecnologie autonome non è un fenomeno recente, come confermato dalle attività dell’Istituto tecnico militare (VTI) del Ministero della Difesa. Sotto la guida di Miodrag Milenković-Babić, le industrie nazionali hanno accelerato infatti la creazione di sistemi da attacco e ricognizione già integrati nelle locali Forze Armate.

Tra le innovazioni nazionali spicca la famiglia di droni FPV denominata “Komarac” (nelle foto sopra e sotto) che include versioni avanzate dotate di cavi in fibra ottica o armate con testate specifiche e lanciarazzi RPG M-80 “Zolya”.

Accanto a questi, inoltre, la produzione di serie ha già accolto il drone “Vrabac”, mentre rimangono in fase di perfezionamento o presentazione modelli come il “Senka” (nella foto d’apertura), lo “Stršlen” e il sistema da attacco “Gavran 145” (nella foto soto).

Oltre alla produzione interna, Belgrado continua a rafforzare il proprio arsenale attraverso partnership internazionali strategiche. La recente parata militare dello scorso 20 settembre ha messo in luce l’acquisizione di droni tattici “Hermes-900” e sistemi multicalibro “PULS” di fabbricazione israeliana.

Questa diversificazione delle forniture è completata dalla collaborazione con la Cina, che ha portato all’adozione del drone da ricognizione “Pegas”, un velivolo che integra ottiche ed elettronica avanzata di derivazione cinese.

Tutto questo dimostra insomma come la Serbia voglia diventare protagonista nei conflitti moderni, basati sempre più sulla tecnologia, puntando sia sulla creazione di droni di produzione nazionale sia sull’acquisto dei migliori modelli prodotti all’estero.

Foto: VTI

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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