Managing the new economic risks in the Defense sector: il rapporto di Willis Towers Watson

WTW (Willis Towers Watson), società leader a livello globale nella consulenza assicurativa e per la gestione del rischio, ha presentato il report “Managing the new economic risks in the Defense sector” che punta a mappare i maggiori rischi economici del settore.
Il settore sta vivendo una fase di transizione strutturale, passando da un’era di calma geopolitica a un’era di instabilità permanente. Si sta verificando un gap tra ordini e produzione. Gli ordini di acquisto sono ai massimi storici, ma la capacità produttiva reale delle aziende non cresce alla stessa velocità. Questo crea colli di bottiglia sia finanziari sia operativi.
WTW definisce i 5 rischi principali per il settore Difesa a livello economico:
Rischio 1 – Frammentazione di mercato
C’è un’acuta tensione tra la necessità industriale di produrre su vasta scala per ridurre i costi e il desiderio politico dei singoli stati di mantenere il controllo sulle proprie industrie nazionali. Proteggendo i “campioni nazionali”, i paesi europei finiscono per acquistare sistemi diversi e non interoperabili; in questo modo l’Europa finisce per spendere grandi somme di denaro, con un’efficacia inferiore rispetto a potenze centralizzate come USA ec osti di gestione superiori del 25-30%. Questa frammentazione di mercato tende inoltre a scoraggiare gli investimenti privati a lungo termine.
Rischio 2 – Guerre tariffarie
L’aumento dei dazi e delle barriere commerciali sta frammentando le catene di approvvigionamento globalizzate, mettendo fine all’era dell’efficienza dei costi che si basava sulla globalizzazione. I dazi aumentano i costi di produzione, creando ritardi critici e dispute commerciali che impediscono alle aziende della Difesa di accedere rapidamente ai componenti necessari, minando inoltre la solidità del settore proprio nel momento di massima domanda.
Rischio 3 – Dipendenza dalla Cina
L’industria della Difesa occidentale rimane fortemente dipendente da Pechino per la vasta gamma di materie prime e componenti chiave. Oltre alla vulnerabilità dovuta alle terre rare, il settore fa affidamento sulla Cina per componenti essenziali che spaziano dai motori elettrici e cavi in fibra ottica per i droni, ai semiconduttori.
Rischio 4 – Phantom spending e instabilità fiscale
Divario critico tra proclami politici di aumento dei budget e la reale sottoscrizione di contratti industriali. Fenomeno alimentato da tre fattori:
- Il debito pubblico, che riduce lo spazio di manovra finanziario dei governi, rendendo incerta la sostenibilità dei finanziamenti alla difesa nel lungo periodo.
- L’inflazione, che colpisce i consumatori ma consuma anche il potere d’acquisto dei budget già approvati. In questo modo i governi sono costretti ad acquistare meno equipaggiamenti di quanto inizialmente pianificato.
- La lentezza burocratica con processi di approvazione troppo rallentati rispetto alla velocità dell’attuale urgenza geopolitica, scoraggia le aziende dall’effettuare investimenti strutturali.
Rischio 5 – Mancata reindustrializzazione
Resta grande la sfida, per le nazioni occidentali, per ricostruire la propria capacità industriale dopo decenni di disinvestimento.
I rischi normativi e di compliance sono molteplici, tra cui nuovi vincoli alle esportazioni, il progressivo deterioramento alle supply chain e la carenza di competenze e risorse a livello nazionale.
Il report delinea anche due scenari principali legati al conflitto in Ucraina:
- Se il conflitto viene congelato e viene proclamato il cessate il fuoco → la domanda per il settore Difesa rimarrebbe elevata e si sposterebbe verso sistemi di deterrenza avanzati.
- Se la guerra viene prolungata → la pressione sulle finanze pubbliche diverrebbe estrema, portando ad un possibile rischio di crisi del debito per alcuni Stati.

Leonardo Zanuttini, Deputy Head of Natural Resources di WTW ha dichiarato: “In un’Europa ancora frammentata, dove la sovranità nazionale moltiplica i costi e limita l’interoperabilità nel settore della Difesa, le PMI rappresentano l’anello più esposto della filiera.
Senza strumenti finanziari mirati, partenariati pubblico‑privati e una visione industriale realmente condivisa, la capacità produttiva rischia di cedere proprio nel momento in cui serve maggiore resilienza.
È per questo che l’industria deve prepararsi a un cambio di paradigma, anticipando investimenti significativi nei sistemi autonomi e nell’integrazione dell’intelligenza artificiale per le funzioni di comando e controllo.
Il rapporto integrale a questo link
Fonte: comunicato WTW
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