Space-X blocca ai russi l’accesso a Starlink: le implicazioni e le contromisure sul campo di battaglia

 

 

Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, almeno due attacchi aerei russi negli oblast’ di Kharkiv e Dnipropetrovs’k sono stati condotti con successo grazie all’apporto decisivo fornito dal servizio internet satellitare Starlink. Lo riferiscono fonti ucraine, secondo cui i droni d’attacco Shahed di quinta generazione protagonisti delle azioni offensive montavano terminali fabbricati dalla casa madre Space-X di Elon Musk.

La connettività satellitare Starlink garantisce ai droni un controllo stabile in condizioni di guerra elettronica attiva, trasmissione dati ottimale, maggiore gittata e notevole precisione. Mosca dispone di un proprio sistema di comunicazione satellitare per la trasmissione dati, sviluppato da Roscosmos e denominato Gonets, il quale presenta tuttavia diversi svantaggi rispetto a Starlink.

A partire dal numero nettamente inferiore di satelliti in orbita, dalla bassa velocità di trasferimento dati e di apparecchiature di ricezione di grandi dimensioni molto scomode da impiegare, specialmente su piattaforme mobili come i droni.

L’aggiornamento del sistema, assicurano i portavoce della Gonets Satellite System Company, porrà rimedio a molti di questi problemi, integrando 32 satelliti complessivi e modem satellitari del peso di appena 89 grammi, perfettamente installabili su droni. Gonets 2.0 entrerà tuttavia in servizio soltanto nel 2029.

Nell’immediato, Starlink rappresenta quindi l’opzione più accattivante per le forze armate russe, viste le sue performance straordinarie e la copertura che il sistema assicura sull’intero territorio ucraino, oblast’ di Crimea, Donec’k, Lugans’k, Zaporižžja e Kherson compresi.

Le sanzioni occidentali e l’impegno di Space-X a non servire la Russia hanno obbligato Mosca ad avvalersi di canali paralleli e varie forme di triangolazione per entrare in possesso dei terminali Starlink, fabbricati in larghissima parte in Texas.

Un’inchiesta Osint realizzata da Nordsint ha appurato l’esistenza di vere e proprie catene di approvvigionamento facenti perno su diversi Paesi del Medio Oriente e dell’Asia centrale, che fin dal 2014 – quando, sulla scia dell’incorporazione della Crimea, furono imposte le prime sanzioni occidentali contro la Russia – fungono da centri di smistamento e fornitori di attestazioni doganali false per conto del Cremlino. Prima di arrivare ai russi, le apparecchiature di ricezione di Starlink vengono attivate tramite account registrati al di fuori del territorio russo e divengono così pienamente operative.

Nordsint ha fornito a InformNapalm copia di una lettera di vettura datata maggio 2024 che documenta la spedizione di un lotto di terminali Starlink da parte di Dubai World Central, negli Emirati Arabi Uniti, a Bishkek, in Kirghizistan. Si tratta di una “strada maestra” degli schemi di riesportazione verso la Russia.

Da «spina dorsale del sistema di comunicazione delle forze armate ucraine», come l’ha recentemente definito Elon Musk nell’ambito di un acceso scambio di battute con il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, Starlink si è trasformata in un formidabile moltiplicatore di forza per le unità di droni russe.

Lo ha confermato Serhiy Beskrestnov, specialista in materia di guerra elettronica e consulente del Ministero della Difesa di Kiev secondo cui il controllo da remoto via internet da Starlink pone gli operatori di droni nelle condizioni di manovrare i velivoli restando fuori dalla portata delle armi ucraine. Beskrestnov ha anche sottolineato una crescente attitudine dei russi a montare terminali Starlink non soltanto su droni di piccole dimensioni, ma anche su UAV più grandi, moderni e precisi, oltre che meno vulnerabili alla guerra elettronica.

Nell’arco di pochi giorni, sono emersi casi documentati dell’impiego di Starlink non soltanto sui droni tattici da ricognizione e attacco Molniya, con gittata fino a 60 km, ma anche sui droni kamikaze a lungo raggio Bm-35 (nella foto a lato ), con gittata fino a 500 km, e Shahed, con gittata fino a 2.000 km.

I Bm-35, in particolare, sono stati ampiamente utilizzati da russi per martellare le infrastrutture energetiche e logistiche ucraine, colpendo obiettivi a centinaia di km di profondità senza essere intercettati grazie a una velocità particolarmente elevata e alla manovrabilità garantita da Starlink.

L’esperto militare David Sharp ha osservato che, grazie ai miglioramenti apportati dai russi e all’impiego crescente di Starlink, i droni Shahed sono attualmente in grado di effettuare ricognizioni, identificare bersagli e attaccarli con grande precisione.

Avvalendosi di Starlink, i russi hanno in altri termini sottratto agli ucraini quello che per diversi anni si era configurato come un vantaggio tecnologico a loro appannaggio esclusivo.

Sharp lo ha sottolineato con forza, ponendo correlativamente l’accento sulla necessità che Kiev adotti più sistemi di mimetizzazione, di difesa aerea e protezione passiva per le infrastrutture critiche e attenuare l’efficacia degli attacchi russi. Un’esigenza, quest’ultima, che ha indotto le autorità di Kiev a invocare l’intervento diretto di Space-X, invitata apertamente a elaborare soluzioni in grado di precludere ai russi l’accesso a Starlink.

All’inizio di febbraio, in risposta alle continue sollecitazioni di Kiev, l’azienda statunitense ha introdotto modifiche che bloccano il funzionamento dei terminali Starlink quando i droni su cui sono installati viaggiano a una velocità superiore a 75 km orari. Si tratta di una misura concepita specificamente per penalizzare i velivoli russi, che viaggiano a velocità superiori a quelle raggiunte dai droni ucraini.

Parallelamente, Space-X ha disposto la disattivazione di massa dei terminali Starlink lungo l’intera linea del fronte in Ucraina, impegnandosi a trasmettere all’esercito ucraino le istruzioni per registrare nuovamente i terminali Starlink in proprio possesso. I nuovi account sottoposti a verifica confluiscono in un’apposita “white list”, da cui restano invece esclusi gli account riconducibili ai russi.

Elon Musk ha personalmente confermato che il procedimento di disattivazione e riattivazione degli account previa verifica si è rivelato efficace. Il ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha risposto affermando che «stiamo lavorando a stretto contatto con il vostro team per i prossimi importanti passi. Grazie per essere al nostro fianco. Sei un vero paladino della libertà e un vero amico del popolo ucraino».

onti russe avvalorano l’osservazione di Musk, menzionando disconnessioni ad ampio raggio, con decine e decine di migliaia di terminali disattivati.

Lo Stato Maggiore ucraino ritiene che, in assenza dell’apporto determinante dei terminali Starlink, le forze armate russe riscontreranno significative difficoltà nel condurre attacchi con droni a lungo raggio.

Un anonimo funzionario ucraino ha confidato a «Politico» che, dopo l’avvio della procedure di verifica dei terminali Starlink imposto da Space-X, il ritmo dell’offensiva russa è sembrato rallentare. «Attualmente, si osserva effettivamente una tendenza del genere.

Ma sarà necessario monitorare ulteriormente se continuerà, se ci saranno altri fattori. Tuttavia, in alcuni luoghi, anche i dispositivi Starlink non ancora verificati in possesso di miliari ucraini sono stati disconnessi. Il processo di registrazione è però in corso», ha affermato il funzionario.

Un ufficiale dello Stato Maggiore ucraino ha confermato, anch’egli in condizioni di anonimato, che, «in effetti, [le unità russe] hanno problemi ora. Sono come gattini ciechi».

Beskrestnov si è spinto oltre, descrivendo come catastrofici i contraccolpi prodotti dai recenti provvedimenti di Space-X sulla capacità militari russe che a suo dire si avvarrebbero di Starlink anche per l’espletamento delle funzioni di comando e controllo. Al 5 febbraio, sosteneva il consigliere del Ministero della Difesa di Kiev, «tutti i comandi delle truppe sono crollati. Le operazioni d’assalto sono state interrotte in molte aree».

In realtà, le iniziative assunte da Space-X non sembrano aver compromesso le capacità di combattimento e offensive dei russi, che dispongono di canali di comunicazione alternativi e continuano a impiegare droni con controllo radio, guida autonoma o reti chiuse che non si basano su Starlink, sebbene con minore precisione e velocità.

Le minori performance delle apparecchiature russe rispetto al sistema statunitense pongono problemi di sostenibilità in una prospettiva di medio e lungo periodo per i russi, chiamati ancora una volta a mettere alla prova il proprio spirito di adattamento per «espandere i sistemi satellitari nazionali, affidarsi ad alternative meno efficaci o sviluppare soluzioni alternative clandestine», ha rilevato Viktor Kevlyuk del think-tank ucraino Center for Defense Strategies.

Il vice ministro della Difesa russo Alexey Krivoruchko ha riferito che le operazioni e le comunicazioni russe in Ucraina non sono state influenzate dalla chiusura dei terminali Starlink utilizzati dalle truppe russe.

“La chiusura del terminale Starlink non ha influito sul sistema di controllo e comunicazione delle unità nella zona dell’Operazione Speciale. L’attuale armamento del sistema di comunicazione e controllo garantisce uno scambio stabile di informazioni su canali chiusi. Vorrei attirare la vostra attenzione sul fatto che i terminali Starlink sono stati chiusi per due settimane, ma ciò non ha influito sull’intensità e l’efficacia dei sistemi senza pilota, il che è confermato da dati di controllo oggettivi relativi ai veicoli e al personale nemico”, ha detto Krivoruchko.

Sul fronte delle comunicazioni la risposta russa si è dispiegata con estrema rapidità. Il 15 febbraio, l’azienda Arodrommash di Novgorod ha annunciato di aver collaudato con successo la piattaforma stratosferica senza pilota Barrage-1.

Sui social media è circolato un filmato datato 13 febbraio, a circa una settimana di distanza dalla disconnessione dei terminali Starlink disposta da Space-X, che documenta il lancio di prova iniziale del sistema il 13 febbraio 2026, circa una settimana dopo che l’esercito russo aveva perso l’accesso a Starlink.

Sviluppato in collaborazione con l’Università statale di Mosca e realizzato in larghissima parte con componenti reperite e/o prodotte a livello domestico, con conseguente riduzione della dipendenza dai fornitori esteri e maggiore scalabilità della produzione, il sistema è in grado di operare a un’altitudine di 20 chilometri e di sfruttare le correnti d’aria per regolare l’altitudine di volo e orientarsi nella direzione stabilita dai manovratori grazie a un apposito zavorramento pneumatico, che lo differenzia dai comuni palloni d’alta quota.

Nonché di sostenere un carico utile di 100 chili, ampiamente sufficiente a trasportare trasmettitori di rete non terrestre 5G che assicurano il servizio internet ad alta velocità anche in aree particolarmente problematiche come i teatri di guerra.

Una caratteristica, quest’ultima, che rende il Barrage-1 un nodo di trasmissione ad alta quota, accreditandolo, sottolinea lo stesso Besktrestnov sul suo canale Telegram, come un’alternativa funzionale e particolarmente economica a Starlink.

Un sistema Barrage-1 dotato di trasmettitore di rete non terrestre 5G «potrebbe porre le unità russe in prima linea nelle condizioni di comunicare con le forze più arretrate, dove i dati verrebbero poi trasmessi ai livelli superiori tramite reti terrestri […]. I soldati russi otterrebbero di fatto accesso a un sistema con funzionalità simili a quelle di Starlink», conferma Forbes.

La testata sostiene comunque che si tratta di una soluzione temporanea, poiché «il sistema rimane in quota solo per poche settimane, rendendo necessario sostituire continuamente le piattaforme per evitare nuove interruzioni di connettività.

Ogni aerostato, inoltre, ha un ingombro inferiore a quello di un satellite, con conseguente incremento delle esigenze logistiche e di supporto. La variabilità meteorologica e il degrado dei materiali nell’ostile ambiente stratosferico complicano ulteriormente la persistenza a lungo termine».

Pur configurandosi come «un’utile come soluzione temporanea», Barrage-1 «non offre la ridondanza, la scalabilità o la resilienza di una vera costellazione satellitare».

Un altro fattore critico segnalato da Forbes riguarda la vulnerabilità di Barrage-1: la sua elevata altitudine operativa lo pone fuori dal raggio di tiro della gran parte dei sistemi di difesa aerea nella disponibilità delle forze armate ucraine, ma non del Patriot, del Samp-T e dell’S-300 che potrebbero colpirlo con relativa semplicità viste le grandi dimensioni e la lentezza di movimento che lo caratterizzano.

Resta il fatto che il Barrage-1 «rappresenta comunque un miglioramento tangibile per le forze armate russe, fornendo una connettività affidabile tra i settori chiave del fronte. Ripristinare un collegamento ad alta quota, anche su base localizzata e temporanea, potrebbe facilitare il ripristino di una catena di comando pienamente efficace, rendere più rapidi i cicli decisionali e a smorzare l’impeto ucraino. In una guerra caratterizzata da velocità, droni e operazioni geograficamente distribuite, le comunicazioni affidabili rimangono una componente chiave della potenza di combattimento».

In attesa di accedere in via stabile e continuativa dei benefici garantiti da Barrage-1, «le unità russe si stanno abituando rapidamente al sistema di “white list”, che disattiva i terminali non registrati, attraverso il dispiegamento di apparecchiature sostitutive facilmente reperibili. La Russia si è rivolta alle reti satellitari nazionali Yamal ed Express, geostazionarie e progettate principalmente per uso civile e governativo. I rispettivi terminali, simili alle tradizionali parabole satellitari (ovali o rotonde, non protette, orientate a sud-est/sud), vengono rapidamente inviati alle unità in prima linea», ha osservato Kevlyuk.

Valutazioni dello stesso tenore sono state formulate dall’analista militare russo Andrej Klintsevič, il quale ha espresso la convinzione che «troveremo un modo per registrarci [con il sistema Starlink]. Alla fine, alcune unità corrotte dell’esercito ucraino registreranno i sistemi Starlink per nostro conto. A quel punto, sarà impossibile individuare dalle coordinate la posizione dei loro terminali Starlink e dei nostri».

Ne consegue che i provvedimenti adottati da Space-X per precludere alle forze armate russe l’accesso a Starlink «non porterà a improvvise svolte ucraine o grandi vittorie» per Kiev, ha dichiarato lo specialista russo Yan Matveyev. Anche perché, «per avanzare e sfondare, sono necessari imponenti raggruppamenti di forze nonostante gli attuali colli di bottiglia che si registrano sul fronte».

E l’Ucraina, alle prese con notevolissime carenze a livello di personale, non dispone delle truppe necessarie a sostenere uno sforzo di simile portata.

Foto: Min. Difesa Russo, Min.Difesa Ucraino, Space X e Gonets

 

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Giacomo GabelliniVedi tutti gli articoli

Analista economico e geopolitico, saggista, gestore del canale YouTube "Il Contesto | Analisi economica a geopolitica" e dell'omonimo sito web. Ha all'attivo numerose collaborazioni con testate sia italiane che straniere, tra cui le riviste "La Fionda" e "Krisis" e il quotidiano cinese "Global Times". È autore di numerosi volumi, tra cui Krisis. Genesi, formazione e sgretolamento dell'ordine economico statunitense (Mimesis, 2021), Ucraina. Il mondo al bivio (Arianna, 2022), Dottrina Monroe. L'egemonia statunitense sull'emisfero occidentale (Diarkos, 2022), Taiwan. L'isola nello scacchiere asiatico e mondiale (LAD, 2022), Dedollarizzazione. Il declino della supremazia monetaria americana (Diarkos, 2023), Scricchiolio. Le fragili fondamenta di Israele (Il Cerchio, 2025).

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