Spiegel: la CIA sapeva dell’attentato ucraino ai gasdotti Nord Stream

La Central Intelligence Agency (CIA) statunitense sapeva già nella primavera del 2022 dei piani di un commando ucraino di far saltare in aria i gasdotti nel Mar Baltico Nord Stream 1 e Nord Stream 2.
Secondo un’inchiesta apparsa ieri sul settimanale tedesco Der Spiegel, a Kiev si sarebbe svolto un primo incontro tra collaboratori dei servizi segreti statunitensi e presunti mandanti, durante il quale sarebbe stata discussa per la prima volta l’idea di un attacco. Nei mesi successivi ci sarebbero stati ulteriori incontri in cui sarebbero stati discussi dettagli tecnici. Gli ucraini avrebbero avuto l’impressione che la Cia sostenesse il progetto. In parte persino finanziariamente. All’inizio dell’estate 2022, tuttavia, i rappresentanti statunitensi avrebbero bocciato chiaramente i piani, dichiarando che l’operazione doveva essere annullata.
La Cia ha respinto la ricostruzione di Der Spiegel, definendola “estremamente imprecisa” e “completamente falsa”. L’agenzia di intelligence americana non ha commentato singoli punti e la pubblicazione tedesca ha sottolineato di conoscere le proprie fonti da anni e che le loro precedenti informazioni sugli attentati si sono sempre rivelate affidabili. Per questo motivo, il settimanale ha deciso di pubblicare comunque l’inchiesta
Secondo quanto sostiene il settimanale tedesco, nel quartiere Podil, si sarebbero tenuti incontri riservati tra presunti membri del gruppo operativo e funzionari dell’intelligence statunitense. In tali riunioni – sempre secondo la ricostruzione giornalistica – sarebbero stati illustrati i dettagli tecnici dell’operazione e sarebbe emerso un assenso informale all’iniziativa, successivamente ritirato alla luce delle implicazioni politiche e diplomatiche.
Le rivelazioni si inseriscono in un quadro investigativo ancora aperto a oltre tre anni dalle esplosioni del 26 settembre 2022, quando quattro deflagrazioni danneggiarono tre delle quattro linee dei gasdotti. Le autorità di Germania, Danimarca e Svezia, competenti per le rispettive zone economiche esclusive interessate, qualificarono sin dall’inizio l’evento come sabotaggio deliberato contro infrastrutture critiche.
Le indagini tecniche condotte sui fondali del Baltico e sugli elementi raccolti in fase forense hanno progressivamente delineato l’ipotesi di un’operazione eseguita da un gruppo ristretto di operatori specializzati, che avrebbe utilizzato un’imbarcazione a noleggio per trasportare esplosivi e collocarli in immersione lungo le condotte.
Nel febbraio 2024 la Svezia ha formalmente chiuso la propria inchiesta preliminare, ritenendo di non disporre della giurisdizione sufficiente per procedere oltre, mentre la Danimarca ha archiviato le indagini in assenza di elementi probatori idonei a sostenere un’accusa in sede giudiziaria.

Diversa la posizione della Germania, dove la Procura federale di Karlsruhe (Bundesanwaltschaft) ha mantenuto aperto il procedimento, ipotizzando i reati di sabotaggio aggravato e attentato contro infrastrutture energetiche strategiche. Nell’agosto 2025 è stato emesso un mandato di arresto europeo nei confronti di un cittadino ucraino, identificato come Serhii K., ritenuto uno dei coordinatori materiali dell’operazione.
L’uomo è stato arrestato il 21 agosto 2025 a San Clemente, in provincia di Rimini, nell’ambito della cooperazione di polizia internazionale, e posto a disposizione della Corte d’Appello di Bologna per la procedura di consegna alle autorità tedesche. Il contenzioso giudiziario in Italia ha visto la difesa sollevare eccezioni relative alle garanzie processuali e alla qualificazione giuridica dei fatti, con decisioni interlocutorie che hanno scandito l’iter dell’estradizione.
È in questo contesto che si collocano le nuove indiscrezioni pubblicate da Der Spiegel, secondo cui gli apparati di intelligence statunitensi sarebbero stati messi a conoscenza del progetto mesi prima delle esplosioni. Le fonti citate dal settimanale parlano di uno scambio informativo sui profili tecnici dell’azione e di un possibile orientamento favorevole in una fase preliminare, senza che vi sia stata – sempre secondo tale ricostruzione – un’assistenza finanziaria o operativa concreta. inoltre è stato ipotizzato un budget di circa 300 mila dollari per l’operazione, cifra che non trova al momento riscontri ufficiali nelle carte giudiziarie.
Allo stato attuale, nessuna autorità investigativa europea ha confermato un coinvolgimento istituzionale degli Stati Uniti, né emergono dagli atti pubblici elementi che attestino una responsabilità diretta di governi stranieri. La vicenda resta per ora confinata nell’ambito dell’inchiesta tedesca in corso, mentre sul piano politico-strategico continua a rappresentare uno dei dossier più sensibili per la sicurezza energetica e per gli equilibri transatlantici.
(con fonti ANSA, ITALPRESS e Askanews/AFP)
Foto: Ministero Difesa Danese e BBC
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