Sahel, NATO e Difesa europea nella rafforzata cooperazione militare italo-francese

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Un documento “storico” per dare “immediatamente corpo” al capitolo dedicato alla difesa del Trattato del Quirinale, a partire da tre punti chiave – Sahel, bussola strategica europea e concetto strategico della Nato – è stato firmato il 23 giugno a Roma dal capo di Stato maggiore delle forze armate italiane, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, e dall’omologo francese, generale Thierry Burkhard.

L’intesa, iscritta nel quadro del Trattato per la cooperazione bilaterale rafforzata fra Italia e Francia siglato lo scorso novembre, è stata presentata dai due vertici militari oggi al Circolo Ufficiali delle Forze Armate, nel centro di Roma.

“Rispetto a questo accordo c’è stata una condivisione immediata con gli omologhi francesi, quasi istintiva”, ha premesso Cavo Dragone. “Abbiamo concordato all’unisono dei passaggi per far sì che a quanto di scritto nel Trattato seguissero subito dei fatti per quanto riguarda il comparto della Difesa”.

 

Sahel

Affrontando i singoli punti Cavo Dragone ha evidenziato che “il Sahel è una regione di importanza strategica fondamentale dove lavoriamo in maniera trasversale e in sintonia totale con la Francia”. Obiettivi principali, quelli di “contrastare il terrorismo e i traffici illegali ma anche trasmettere i valori di difesa e promozione della persona umana che i nostri due Paesi portano ovunque con loro”.

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L’ammiraglio è stato sollecitato sulla possibilità che la minaccia rappresentata dalle milizie di ispirazione jihadista attive nell’area muova verso sud, verso il Togo e il Benin dove si iniziano a registrare degli attacchi, che nel primo Paese hanno portato anche alla proclamazione di uno stato di emergenza nel nord. “Sono dell’idea che i nostri problemi hanno spesso radici lontane che bisogna fare di tutto per prevenirli, perchè quando arrivano nel Mediterraneo è già troppo tardi.

Qualsiasi riorganizzazione delle nostre forze armate deve passare però per una valutazione del Parlamento, per una ridiscussione e una richiesta di autorizzazione”, ha ribadito poi l’ammiraglio.

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“Dobbiamo vedere se qualsiasi tipo di riorganizzazione e riposizionamento ricade nel mandato che il parlamento ha già dato, c’è una certa flessibilità che però dobbiamo esaminare ogni singola volta si propone il riorientamento di una missione. La missione Takuba non è terminata, l’esigenza rimane. Insieme agli amici francesi dobbiamo capire come può essere eventualmente riorganizzata, tenuto conto delle sensibilità e delle richieste delle nazioni ospiti”.

“Lo spirito di ‘Takuba’ non è finito e l’Italia è perfettamente conscia che potrebbero esserci delle riorganizzazioni del dispositivo dell’alleanza che ha lavorato finora lì. L’Italia, come già fatto in precedenza, è pronta a contribuire” ha detto l’ammiraglio con un riferimento alla task force multinazionale di forze speciali Takuba che aveva visto l’Italia schierare 200 militari e 6 elicotteri in Mali, poi ritirati in seguito alla decisione del governo di Bamako di accogliere il supporto militare russo e allontanare le forze francesi ed europee.

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Qualsiasi eventuale riorganizzazione della presenza militare italiana nella regione del Sahel deve “essere in linea con il mandato che ci è stato dato dal Parlamento” e va effettuata “tenendo conto delle sensibilità dei Paesi che richiedono” la nostra presenza ha sottolineato Cavo Dragone rispondendo alle domande della stampa.

Burkhard, ha sottolineato che nell’area del Sahel “la minaccia jihadista scende verso Sud” ed è stato avviato un confronto per “aumentare il contributo delle forze francesi ed europee per addestrare i paesi del Golfo Guinea che subiscono la pressione jihadista”.

 

Difesa europea

La Bussola Strategica, secondo il capo di stato maggiore, “è un elemento di straordinaria attualità che ha raggiunto un ulteriore livello di urgenza per via della crisi russo-ucraina”.

“La Bussola strategica è grosso passo fatto recentemente per dare fare corpo all’idea di difesa europea. Io credo che per concretizzare questi intendimenti serva una profonda analisi soprattutto da parte dei professionisti. Serve un approccio per revisionare la stessa struttura del sistema della Ue, riorientandolo per una difesa europea che sia più adempiente a una struttura comando che risponda a una precisa catena di decisori” ha detto l’ammiraglio.

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“La Ue necessita di una revisione seria che contempli una catena di comando e controllo che corrisponda a una precisa linea di comando di professionisti militari”, ha aggiunto parlando di una “revisione serena e approfondita che va fatta. Dobbiamo operazionalizzare l’Unione europea” come “primo step necessario”.

Oggi, prosegue Cavo Dragone, “si è discusso su come dare sostenibilità e concretezza ad alcuni passaggi di questa iniziativa, come a esempio quello relativo allo schieramento di 5mila uomini, che è un elemento che necessita di una serie di misure per poter essere messo in pratica”

 

La NATO

C’è poi il Concetto Strategico della Nato, “che oltre ai tre domini tradizionali, cielo, terra e mare, si concentra anche su quelli cibernetico, spaziale e cognitivo”, nell’ottica di potersi “meglio confrontare con la cosiddetta guerra ibrida”.

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Rispondendo a una domanda sull’eventuale adesione di Finlandia e Svezia alla Nato, Cavo Dragone ha affermato che “è un problema anche politico. Putin ha sortito un effetto contrario a ciò che si prefiggeva con la sua mossa. “Ci sarà da lavorare su fronte interno, non tutti i paesi della NATO sono in sintonia su queste new entry – ha detto – Il fronte si amplia ma non sono di paesi di serie B, hanno forze armate da sempre abituate a prepararsi in maniera seria ed efficace: sarà un valore aggiunto per l’Alleanza, un incremento delle capacità dell’Alleanza”.

Tuttavia l’eventuale adesione dei due Paesi, “non deve essere un messaggio escalatorio” e bisogna sapere “accompagnare un eventuale ingresso di Paesi così vicini alla Russia con un messaggio che possa rassicurare”. Non ci devono essere, ha concluso, “elementi aggiuntivi a un processo escalatorio che penso nessuno voglia”.

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Il generale Burkhard, ha sottolineato che “dopo la neutralità” di Svezia e Finlandia “la domanda di adesione è forte e materializza la situazione strategica che Putin ha scatenato con l’invasione in Ucraina. Modificherà la geografia del campo di battaglia, è un cambiamento strategico di postura della Nato”.

Parlando del conflitto in atto Cavo Dragone ha sostenuto di non vedere “al momento attuale, una soluzione militare né da una parte né dall’altra. Ma la crisi ucraina non si fermerà alla zona geografica che sta interessando adesso, avrà un grosso riverbero su Nordafrica e mediterraneo e dobbiamo essere preparati. Quando, auspicabilmente, scoppierà la pace ci sarà una serie di eventi con ripercussioni sul Mar Nero e sul Mediterraneo”, ha aggiunto l’ammiraglio sottolineando la “necessità congiunta di Francia e Italia di esaminare i contraccolpi, gli effetti della crisi ucraina sul Mediterraneo allargato”.

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Il generale francese ha ribadito che l’intesa firmata a Roma “vuole consolidare il già forte rapporto strategico con l’Italia” attraverso “la definizione di una road-map che fisserà impegni comuni per le nostre forze armate, più che mai necessari con un conflitto che si svolge a poca distanza da noi”.

Il generale Burkhard ha inoltre reso noto che l’ammiraglio Cavo Dragone è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale della Legion d’Onore dal Presidente della Repubblica Francese.

(con fonte SMD, Adnkronos e DIRE)

Foto Stato Maggiore Difesa

 

 

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