Dal lawfare al warfare: i rischi dell’unilateralismo armato di Trump in Venezuela

Una premessa è necessaria per inquadrare l’attacco unilaterale al Venezuela e l’arresto di Nicola Maduro sotto il profilo giuridico e geopolitico. Quando la comunità internazionale ha deciso di darsi strumenti comuni per contrastare il traffico internazionale di stupefacenti e la criminalità organizzata transnazionale si preoccupò di evitare che tali misure fossero strumentalizzate per consentire atti di ingerenza sulla sovranità degli Stati.
La Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale è netta: «Articolo 4: Tutela della sovranità (1) Gli Stati Parte adempiono agli obblighi di cui alla presente Convenzione coerentemente con i principi dell’eguaglianza sovrana, dell’integrità territoriale e del non intervento negli affari interni di altri Stati. (2) Nulla nella presente Convenzione legittima uno Stato Parte ad intraprendere nel territorio di un altro Stato l’esercizio della giurisdizione e di funzioni che sono riservate esclusivamente alle autorità di quell’altro Stato dal suo diritto interno».
E così la Convenzione contro il traffico illecito di sostanze stupefacenti all’articolo 2 : « …. 2. Le Parti adempiono ai loro obblighi in virtù della presente Convenzione in maniera compatibile con i principi dell’uguaglianza nella sovranità e dell’integrità territoriale degli Stati, e con il principio di non intervento negli affari interni di altri Stati. 3. Ogni Parte si astiene dall’esercitare sul territorio di un’altra Parte una competenza o funzioni che sono esclusivamente riservate alle autorità di detta altra Parte della sua legislazione interna».
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Nicolás Maduro da oltre un decennio ha demolito le istituzioni democratiche, represso ogni forma di dissenso e manipolato il processo elettorale. Centinaia di morti nelle manifestazioni e decine di migliaia di arresti per motivi politici sono solo alcuni aspetti drammatici del regime: 7 milioni di venezuelani hanno scelto l’esilio come via di salvezza dalle persecuzioni e dalla miseria.
Maduro andava portato a processo, ma non attraverso un intervento straniero senza legittimazione internazionale. Il tutto doveva promuoversi in un contesto imparziale e giuridicamente fondato.
La Corte Penale Internazionale aveva già avviato sul caso Venezuela un’indagine per crimini contro l’umanità, indagando su torture, esecuzioni sommarie e altre violazioni gravi dei diritti umani. Di contro, la decisione di Donald Trump di adottare un atto di forza unilaterale, senza il sostegno delle Nazioni Unite, rischia di avere effetti collaterali devastanti per l’ordine internazionale.
La tesi del lawfare (uso della legge) come stato di eccezione per la ‘difesa dell’interesse americano’ suggerita a Donald Trump per legittimare l’intervento in Venezuela contro il narcotraffico e le guerre ibride non può essere usata come pretesto per aggirare il diritto internazionale: sono chiari i criteri di necessità e proporzionalità nella self-defense, e precise le distinzioni tra azioni di polizia e atti di guerra, tra cooperazione giuridica internazionale e guerra preventiva.
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Emblematico è poi il doppio standard con cui Trump applica ‘la legge’ solo per il Venezuela e non per altri narco-stati.
Se per Maduro ha scatenato una guerra, per l’ex presidente dell’Honduras Juan Orlando Hernández – arrestato il 14 febbraio 2022 a Miami con l’accusa di traffico di droga, cospirazione per importazione di cocaina negli Stati Uniti e altri crimini legati al narcotraffico – Trump ha concesso la grazia.
Si spiega il perché: il ritorno in Honduras dell’ex presidente alleato di Trump sarebbe servito a contrastare il consolidamento in quel paese di orientamenti progressisti che si oppongono tradizionalmente a politiche neoliberiste e conservatrici. Trump si è lasciato accecare dalle mire sul petrolio venezuelano e dal fatto che Maduro è il principale alleato in America Latina di Russia e Cina, potenze che stanno espandendo la loro influenza nella regione.
Non si è reso conto però delle conseguenze delle sue scelte.
In America Latina questo evento rischia di riattivare la memoria storica, segnata da interventi, imposizioni politiche e colpi di Stato sostenuti dall’esterno, rafforzando il risentimento delle popolazioni e di élite politiche contro l’egemonia degli Usa: promotori di libertà e stato di diritto a parole, ma pronti a sospenderli se ostacolano i propri interessi strategici.
Nel più ampio contesto del Sud globale, l’azione americana può spingere anche altri Paesi ad alleanze e modelli alternativi proprio attorno a Cina e Russia, che pur con sistemi autoritari si presentano come difensori della sovranità contro l’ingerenza esterna.

Trump ha rilanciato la dottrina Monroe – ribattezzata ‘Donroe’ – che vorrebbe l’egemonia americana sul proprio limen emisferico, una impostazione neo-imperiale che rischia di legittimare anche le pretese di Putin sull’Ucraina e sull’est europeo, come quelle di Xi Jinping su Taiwan e sull’indo-pacifico.
Inoltre, se mai in Venezuela scoppiasse una guerra civile tra i governativi pro Maduro e gli oppositori, ci sarebbe un rischio concreto di conflitto regionale, con altri Stati come Cuba – alleata con Russia, Cina, Corea del Nord e Iran – che potrebbero scendere in campo.
Anche sul piano interno statunitense, la decisione solleverà interrogativi: una scelta militare di tale portata, senza una chiara approvazione del Congresso, mette sotto stress l’equilibrio costituzionale e rafforza l’idea di una presidenza sempre più imperiale, contraddicendo peraltro la promessa elettorale cara ai conservatori e alla base del movimento Make America Great Again (MAGA) di evitare altri interventismi con operazioni all’estero.
È grave il rischio sistemico: se passa la normalizzazione dell’unilateralismo armato il mondo sarà sempre più instabile.
Ogni potenza si sentirà autorizzata a intervenire militarmente per ragioni politiche o morali autodefinite. I leader europei stavolta faranno bene a scuotere Trump sui pericoli percepiti: sono altre le vie per affermare le ragioni dell’Occidente se vuole mantenere la reputazione di difensore non ambiguo della libertà dei popoli e della pace.
Foto: Casa Bianca, Mash e Presidenza del Venezuela
Maurizio Delli SantiVedi tutti gli articoli
Membro della International Law Association, dell'Associazione Italiana Giuristi Europei, dell'Associazione Italiana di Sociologia e della Société Internationale de Droit Militaire et Droit de la Guerre - Bruxelles. Docente a contratto presso l'Università Niccolò Cusano, in Diritto Internazionale Penale/Diritto Internazionale dei Conflitti Armati e Controterrorismo, è autore di varie pubblicazioni, tra cui "L'ISIS e la minaccia del nuovo terrorismo. Tra rappresentazioni, questioni giuridiche e nuovi scenari geopolitici", Aracne, 2015. Collabora con diverse testate italiane ed europee.








