Intelligenza Artificiale: perché Elon Musk (forse) sbaglia

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Elon Musk, in tempi non sospetti e con grande anticipo rispetto a chiunque altro, ha individuato il futuro potenziale delle auto elettriche (la “sua” Tesla ha un valore di borsa che compete con General Motors), del turismo spaziale (il razzo Falcon Heavy prodotto dalla sua SpaceX ha terminato i test alcuni giorni fa: primo lancio a Novembre) e dell’opportunità di sviluppare una interfaccia corticale per arricchire il cervello umano di nuove capacità cognitive (Neuralink stima di disporre di un primo prototipo in grado di interfacciarsi con il cervello umano entro cinque anni).

Proprio per questa sua visione futuristica, Musk è riconosciuto come uno degli imprenditori più illuminati del momento e uno dei principali rappresentanti, assieme a Stephen Hawking, di un folto gruppo di scienziati preoccupati dei rischi e delle conseguenze dello sviluppo tecnologico delle soluzioni di intelligenza artificiale (AI) – ed è forse proprio per questo doppio ruolo che alcuni suoi recentissimi tweet sono saliti prepotentemente agli oneri della cronaca.

Richiamando la notizia del discorso in cui il Presidente russo Putin affermava “chi governa l’intelligenza artificiale, governerà il mondo”, Musk ha twittato: “La competizione tra le nazioni per la superiorità nel campo della Intelligenza Artificiale (AI) probabilmente sarà la causa della terza Guerra Mondiale”.

Quindi, a distanza di poche ore, ha ribadito il concetto twittando nuovamente al riguardo: “La minaccia portata dalla Corea del Nord dovrebbe essere considerata meno preoccupante …”, un giudizio che la dice lunga sulle sue preoccupazioni per le ricerche sull’Artificial Intelligence.

È fatto assodato che le grandi potenze mondiali (Stati Uniti, Cina e Russia) hanno inserito tra le loro priorità strategiche economiche e militari le attività di ricerca e sviluppo delle tecnologie di AI. Ingenti capitali governativi (12 miliardi di dollari stanziati nel 2017 solo dal Pentagono per “AI weapons technology”) che si sommano ai grandi investimenti dei colossi dell’informatica (Google, Facebook, Apple, Amazon, Alibaba…) e delle altre industrie nazionali (in primis le case automobilistiche per lo studio delle vetture a guida autonoma).

Nonostante tutto ciò, il grado di maturazione di queste tecnologie è ancora a uno stadio iniziale. Attualmente esistono software di intelligenza artificiale in grado di compiere perfettamente compiti specifici (ad esempio, sconfiggere il campione mondiale di poker texano, individuare in una ripresa satellitare una rampa di lancio di un missile in costruzione, isolare tra miliardi di dati l’informazione utile ad un analista dell’antiterrorismo, ecc.), ma servirà ancora molto tempo perché la AI possa minacciare la specie umana.

Questa tecnologia è ancora ben lontana dall’essere “smart” e, come sostiene un esperto del settore, “la probabilità che uno scienziato di AI sia in grado di costruire Skynet (il software malvagio che domina il mondo nella saga dei film Terminator) è pari alla possibilità che qualcuno, accidentalmente, costruisca una stazione spaziale con i mattoncini della Lego”.

Quindi, ragionando nel breve termine, Kim Jong-un è potenzialmente molto più pericoloso come elemento catalizzante una nuova guerra mondiale – e la dichiarazione di Musk sul rischio AI appare eccessivamente intimidatoria.

Guardando oltre la linea dell’orizzonte, però, è altrettanto sensato affermare che queste tecnologie, prima di quanto ci immaginiamo, caratterizzeranno ogni aspetto della nostra esistenza. Con ovvi riscontri sulla quotidianità di tutti.

Pensiamo al sistema di intelligenza artificiale che governerà un costosissimo aereo militare a guida autonoma che, in situazione di emergenza, dovrà “autodecidere” se planare in una piana affollata di persone oppure dirigersi contro una roccia in luogo deserto per annullare il rischio di perdita di vite umane…

Suona ancora così clamorosamente eccessiva la raccomandazione di Elon Musk a porre sin d’ora la massima attenzione all’evoluzione e all’impiego delle moderne tecnologie di intelligenza artificiale?

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Eugenio Santagata, Andrea MelegariVedi tutti gli articoli

Eugenio Santagata: Laureato in giurisprudenza presso l'Università di Napoli e in Scienze Politiche all'Università di Torino, ha conseguito un MBA alla London Business School e una LL.M alla Hamline University Law School. Da ufficiale ha ricoperto ruoli militari operativi per poi entrare nel settore privato dando vita a diverse iniziative nel campo dell'hi-tech. E' CEO di CY4Gate e Vice Direttore Generale di Elettronica. --- Andrea Melegari: Laureato in Informatica all'Università di Modena, è specializzato in tecnologia semantica a supporto dell'intelligence. Ha insegnato per oltre 10 anni all'Accademia Militare di Modena ed è Senior Executive Vice President, Defense, Intelligence & Security di Expert System. E' Chief Marketing & Innovation Officer di CY4Gate e membro del CdA di Expert System, CY4Gate e Expert System USA.

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