La difesa europea parlerà solo franco-tedesco?

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da Il Sole 24 Ore.com del 19 febbraio

Il 12 luglio scorso, alla vigilia dell’apertura del Salone aerospaziale parigino di Le Bourget, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emanuel Macron annunciarono congiuntamente lo sviluppo di un nuovo aereo da combattimento “europeo” per sostituire gli Eurofighter Typhoon della Luftwaffe e i Dassault Rafale dell’Armèe de l’Air.

Venerdì scorso Dirk Hoke (nella foto sotto), ad Airbus Difesa e Spazio, branca militare del colosso franco-tedesco, ha detto alla Reuters che nella seconda metà dell’anno verranno resi noti i “contorni iniziali” del programma del nuovo aereo destinato a entrare in servizio non prima del 2035 e verrà valutata l’adesione di altri Stati.

Hoke ha sostenuto che Airbus appoggia l’ingresso di nuovi partner sottolineando che altri paesi potrebbero portare la loro esperienza in diversi segmenti ma precisando che molto dipenderà dal livello di investimenti dei Paesi che vorranno aderire al programma.

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Il nuovo cacciabombardiere è solo il primo di una serie di programmi militari varati da Berlino e Parigi le cui industrie realizzeranno insieme anche nuovi elicottero da attacco, artiglierie, carri armati, munizioni guidate e missili anche se su quest’ultimo fronte la Francia è già impegnata in una serie di nuove armi sviluppate congiuntamente con la Gran Bretagna nell’ambito del gruppo MBDA (di cui è azionista anche l’italiana Leonardo col 25%) con programmi varati prima della Brexit.

Il 6 febbraio Stéphane Mayer, ad di Nexter e copresidente de KNDS, il colosso dell’indudstria militare terrestre nato dall’unione tra la francese Nexter e la tedesca Krauss-Maffei Wegmann, ha annunciato che Francia e Germania hanno un “calendario condiviso” per lo sviluppo di un nuovi carro armato teso a sostituire i Leclerc francesi e i Leopard 2 tedeschi. “Prevediamo di costruire un prototipo nel 2020” ha detto Mayer che stima per il 2030 le prime consegne del nuovo tank.

Oltre allo sviluppo di mezzi militari per entrambi gli eserciti Mayer ha esortato Parigi e Berlino “a mettersi rapidamente d’accordo per una politica di esportazione comune”. Aspetto che completerebbe quella saldatura tra le due principali potenze economiche e militari dell’Unione europea che non nascondono l’obiettivo di esercitare un’egemonia continentale nel campo della politica militare e della relativa industria

Un’egemonia che forse non escluderà gli altri partner comunitari ma che sembra volerli coinvolgere come gregari sul piano industriale considerandoli al tempo stesso mercati per i nuovi prodotti franco-tedeschi da acquisire nel nome della standardizzazione delle forze armate europea.

Parigi e Berlino del resto corrono anche sul fronte della politica di difesa, complementare e trainante rispetto al comparto industriale, come confermano le dichiarazioni rilasciate alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.

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“Se l’Europa non si interessa alla guerra, questa non mancherà di interessarsi all’Europa” ha detto il primo ministro francese Edouard Philippe chiedendo ai principali alleati un “impegno operativo” con un calendario ben preciso.

Entro pochi d’anni “l’Europa dovrà disporre di una forza d’intervento, un bilancio per la difesa e una dottrina strategica” ha aggiunto Philippe mentre il ministro degli Esteri tedesco, Siegmar Gabriel ha evidenziato la necessità per la Ue di disporre di una “propria proiezione di potere nel mondo”.

Integrazione industriale e intesa sull’export militare supportate da programmi comuni, bilanci della Difesa in crescita oltre i 40 miliardi di euro annui (quasi il triplo dell’Italia) e soprattutto da una visione politica congiunta e basata su aspirazioni da “grande potenza” tracciano la rotta franco-tedesca che costituisce al tempo stesso una minaccia e un’opportunità per l’Italia.

L’intesa italo-francese tra Fincantieri e Naval Group rappresenta un passo importante in campo navale ma occorre posizionare rapidamente l’intero comparto industriale italiano e in particolare Leonardo ed Elettronica nell’ambito dell’iniziativa franco-tedesca per pretendere “un posto al sole” nei programmi europei in fase di varo.

In diversi settori, oltre a quello navale, l’industria italiana vanta eccellenze di rilievo (velivoli teleguidati, cyber security, elettronica, artiglierie navali, munizionamento di precisione, elicotteri, mezzi terrestri, velivoli da addestramento….) ma occorre che la politica si muova rapidamente, compiendo scelte di campo decise e sostenute con continuità nel tempo.

L’obiettivo è impedire che la nostra industria venga tagliata fuori dai grandi giochi europei delle commesse e della ricerca nel settore della difesa, relegandola a partner di basso valore tecnologico e condannandola alla progressiva irrilevanza.

Il Fondo europeo per la difesa offre qualche opportunità e negoziare coi franco-tedeschi un ruolo di rilievo nei nuovi programmi non dovrebbe essere impossibile per la terza economia dell’Unione. E’ però necessario già da oggi prevedere gli investimenti da cui dipenderà il peso politico e industriale di Roma nella difesa europea.

Temi rimasti ai margini della campagna elettorale ma sui quali il governo che uscirà dalle elezioni del 4 marzo dovrà esprimersi con determinazione in tempi molto brevi.

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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