Seul: nuovo comando per la sicurezza tra minacce esterne e tensioni interne

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Il Ministero della Difesa Nazionale sudcoreano (MND), il 27 luglio scorso, nell’ambito delle riforme della difesa sudcoreana, ha annunciato la nuova iniziativa “Defense Reform 2.0.” Delineando la logica della stessa – che introduce anche nuovi obiettivi di spesa – il MND ha affermato che, nonostante i recenti progressi negli sforzi verso la pace con la Corea del Nord, la regione del nord-est asiatica continua ad affrontare sfide strategiche come l’instabilità della sicurezza, crescenti minacce, concorrenza strategica e build-up militare.

Recentemente, il Ministro della Difesa Song ha ribadito la sua determinazione affinchè la “Riforma della Difesa 2.0.” abbia successo, affermando che l’esercito sudcoreano ha portato avanti cambiamenti e innovazioni.

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Intanto, alcuni giorni fa, le autorità sudcoreane hanno inaugurato il Defense Security Support Command (DSSC), presso il quartier generale a Gwacheon, a sud di Seoul. Alla cerimonia ha preso parte il ministro della difesa Song Young-moon.

Il comando ha il compito di raccogliere informazioni concernenti la sicurezza e contrastare le attività antigovernative. Il tenente generale Nam Young-sin, ex comandante delle forze speciali, è stato nominato suo primo comandante. L’attuale comando rimpiazza il Defense Security Command (DSC) nato nel 1991 e sciolto nei primi mesi del 2017.

Come riportato in un articolo di Analisi Difesa del 2 agosto scorso, il DSC (Defense Security Command) aveva programmato di mobilitare le truppe per reprimere eventuali manifestazioni che chiedevano la cacciata dell’ex presidente Park Geun- hye.

Lo scandalo è arrivato dopo che venne rivelato un documento, che specificava un piano da parte di unità dell’intelligence militare. Il documento era stato scritto a marzo dello scorso anno durante l’amministrazione Park.

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Secondo quanto riportato da Global Security, i componenti del comando precedente, coinvolti in presunte azioni illecite, tra cui la sorveglianza illegale di civili, la manipolazione dei commenti online e la stesura di documenti per l’imposizione della legge marziale, sono stati rimossi dalla nuova struttura di comando.

Per evitare che tali azioni si possano ripetere, le ordinanze ministeriali del comando stabiliscono l’obbligo per i membri di rimanere politicamente neutrali, il divieto di monitorare i civili e il divieto di abuso di autorità. Il DSC in origine era stato creato per affrontare la vera questione della lealtà all’interno di un esercito su una penisola divisa.

È stato ispirato dal modello di Guomindang, in cui gli agenti politici hanno monitorato le forze armate per impedire eventuali azioni sovversive o di slealtà.

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In un discorso, il Ministero della Difesa Song, ha riferito che il DSC ha infangato l’onore dell’esercito attraverso atti “illeciti” senza pentimento e che la gente ha provato un senso di tradimento per l’intervento militare in politica.

Il comandante del nuovo comando, Nam, ha detto che l’unità svolgerà fedelmente la sua missione come unica agenzia di sicurezza e anti-spionaggio dell’esercito.

Il 14 agosto 2018, il presidente Moon Jae-in aveva sottolineato che il nuovo comando militare non sarà mai utilizzato in modo improprio per altri scopi, come l’interferenza illegale nella politica interna, e si concentrerà sulla sua missione originale di anti spionaggio e attività di intelligence relativa alla sicurezza.

Il DSSC è composto da circa 2.900 dipendenti, con un taglio del 30% rispetto ai 4.200 del precedente DSC.

Foto Reuters, Yonhap e Forze Armate Sudcoreane

 

Nato a Cassino nel 1961, militare in congedo, laureato in Scienze Organizzative e Gestionali. Si occupa di Country Analysis. Autore del Blog 38esimoparallelo.com, collabora con il Think Tank internazionale “Il Nodo di Gordio”. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su “Il Giornale.it", “Affari Internazionali”, “Geopolitical Review”, “L’Opinione”, “Geopolitica.info”.

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