Licenziamenti e cassa integrazione a RWM Italia. Colpa di Tafazzi, non del Covid

RWMItalia

La notizia è di pochi giorni or sono ma non ha avuto l’eco che avrebbe meritato:  RWM Italia, società italiana del gruppo del Gruppo tedesco Rheinmetall Defence, ha annunciato la riduzione degli occupati nello stabilimento di Domusnovas, nell’Iglesiente, una delle aree economicamente più depresse d’Italia.

Perderanno il posto da inizio agosto 80 lavoratori a tempo determinato, che si sommano ai 110 posti perduti da ottobre 2019 mentre per altri 90 inizierà la cassa integrazione.

Non si tratta però di una delle tante aziende colpite dalla crisi determinata dagli effetti economici dell’epidemia di Coronavirus: purtroppo la perdita di posti di lavoro dipende esclusivamente dal cieco “tafazzismo” di una politica incapace di tutelare gli interessi nazionali e di difendere i posti di lavoro.

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RWM Italia ha due stabilimenti, a Ghedi (Brescia) e Domusnovas, dove produce munizioniamento, spolette, testate esplosive e bombe d’aereo e a giudicare dai contratti con paesi NATO e alleati.

Peccato che il grosso delle commesse in corso, quelle con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, siano state bloccate nel giugno 2019 da una mozione parlamentare che impegnava il governo ad “adottare gli atti necessari a sospendere le esportazioni verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti di bombe d’aereo e missili che possono essere utilizzati per colpire la popolazione civile sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace con lo Yemen”.

RWM Italia fu l’unica società italiana a vedere interrotta l’esecuzione di contratti in corso e già autorizzati dal Governo: come è facile intuire l’assenza di bombe made in Italy non ha fermato il conflitto yemenita ne ha impedito ai cacciabombardieri emiratini e sauditi di fare il loro lavoro, né ai loro nemici Houthi di colpire con missili balistici, da crociera e droni obiettivi civili in territorio saudita. Attacchi per i quali gli Houthi non sono mai stati censurati dai pacifisti da parrocchia e casa del popolo italici, forse perché usano armi iraniane e non propdotte in Italia.

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Non è certo la prima volta che il “tafazzismo” della politica italiana brucia contratti, mercati e posti di lavoro nell’industria della Difesa nazionale.  L’ultimo tentativo compiuto dai “fan di Tafazzi” ha riguardato lo stop alle fregate FREMM di Fincantieri per l’Egitto. Tentativo fallito forse anche perché, nell’immaginario collettivo, le navi lanciamissili risultano molto meno “cattive” delle bombe d’aereo.

E’ una constatazione molto amara quella di avere in portafoglio contratti importanti, che potrebbero dare lavoro a centinaia di persone ed essere obbligati a rimediare agli effetti del loro blocco con i mezzi della riduzione dei contratti a termine e con la cassa integrazione” ha dichiarato Fabio Sgarzi, amministratore delegato di RWM Italia in una recente intervista a Startmag.

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“Dal provvedimento di sospensione delle licenze di esportazione per bombe d’aereo verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti “l’Azienda, con la collaborazione dei sindacati si è sempre adoperata per dare continuità occupazionale alla maggior parte dei lavoratori. Con un grande sforzo organizzativo è stato rivisto il programma di produzione, anticipando tutte le lavorazioni possibili e una parte dei lavoratori è stata ricollocata in altri settori o nello stabilimento di Ghedi” ha spiegato Sgarzi (nella foto a lato) aggiungendo una nota d’amarezza.

“Nell’ultimo anno, l’attività commerciale per l’acquisizione di nuove commesse si è fatta sempre più difficile, in particolare verso alcuni Paesi per la crescente mancanza di fiducia nella possibilità da parte di RWM Italia di onorare i contratti già firmati, a causa della sospensione delle licenze di esportazione decisa dal Governo.

La situazione è poi peggiorata ulteriormente, come per tutti, a causa del Covid 19. “La riduzione della mobilità globale e l’attuale pesante crisi economica mondiale stanno rallentando notevolmente le attività commerciali e la conclusione di nuovi contratti, soprattutto con l’estero” ha aggiunto Sgarzi.

L’aspetto grave e al tempo stesso ridicolo è che RWM licenzia pur avendo commesse in quantità che non riesce ad evadere.Circa l’87% dell’attuale portafoglio di ordini di RWM Italia, che prevedono attività produttive da proseguirsi nell’insediamento di Domusnovas, in Sardegna, è non producibile poiché relativo ai contratti sospesi con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti” ha precisato Sgarzi.

“Del restante 13% di ordini eseguibili, nessuno proviene dallo Stato italiano e nulla è oggi in vista o in discussione. Eppure, a luglio dell’anno passato, il Ministero della Difesa dichiarò, in risposta ad una interrogazione parlamentare, che RWM Italia rappresenta ‘un asset strategico per il Dicastero e per il Paese’ e che per questo motivo erano in corso approfondimenti per valutare la possibilità di attuare un’azione di salvaguardia dell’approvvigionamento nazionale e dell’export assicurato dall’Azienda, per evitare ricadute negative sull’occupazione e sull’indotto locale”.

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Di fatto la Difesa avrebbe potuto configurare un intervento simile a quello attuato per Piaggio Aerospace che nel caso di RWM sarebbe stato temporaneo: ordinare bombe per i velivoli della nostra Aeronautica e Aviazione di Marina salvaguardando 300 posti di lavoro in attesa che decada il bando alle vendite a sauditi ed emiratini (bando che ad esempio Londra ha rimosso da pochi giorni).

Forse nessuno ha voluto “sporcarsi le mani” per savaguardare l’occupaazione in una “fabbrica di bombe quando è molto più “politicamente corretto” continuare a tirarsi randellate sugli attributi.

@GianandreaGaian

 

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Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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