L’accordo tra Grecia ed Egitto e la sfida per le zone economiche esclusive

Greek Egypt Agreement Cairo

Seguendo un copione già scritto, proprio nel momento in cui la tensione tra Grecia e Turchia sembrava allentarsi per la disponibilità espressa da Istanbul a fermare le sue attività energetiche in zone marittime contese in vista dell’apertura di negoziati, Atene è riuscita a concludere un accordo di delimitazione della Zee con il Cairo.

Il testo della nuova intesa non è ancora disponibile, ma dalla cartina sotto riportata (Figura 3) – se essa rispecchia l’effettivo contenuto dell’accordo – è possibile formulare alcune analisi che evidenziano una certa cautela da parte egiziana nell’assecondare le mire greche.

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Figura 1 – A confronto la ipotetica Zee turca (in rosso) e quella di Grecia, Cipro ed Egitto (in blu).

Se partiamo dall’accordo Libia-Turchia del dicembre 2019 ci rendiamo conto che esso considera come coste rilevanti da prendere a base della delimitazione quelle della zona turca di Marmaris da un lato, e della Cirenaica dall’altro. Le isole di Castellorizo, Rodi, Scarpanto e Creta non giocano nella delimitazione della Zee turca che tiene conto solo delle loro acque territoriali di 6 miglia.

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Figura 2 – La Zee turco-libica dopo l’accordo del novembre scorso

 

Nel definire la propria Zee, Egitto e Grecia hanno invece fatto il contrario, ignorando la costa anatolica e considerando esclusivamente quella delle isole greche che fronteggiano il litorale egiziano. Ma non si sono spinte oltre: non si sono cioè congiunte, come invece avrebbero potuto fare, con il limite occidentale del confine della Zee tra Egitto e Cipro del 2003

Dunque, possiamo dire che con il nuovo accordo Grecia ed Egitto hanno raggiunto due obiettivi:

1) contestare radicalmente l’accordo turco-libico sovrapponendosi alla Zee con esso stabilita;

2) riconoscere, come era nelle aspettative greche, che le isole hanno titolo a generare pienamente una Zee. Se così è, appare evidente che non si è voluto affrontare la questione dell’area pretesa da Ankara ad ovest del meridiano 32°16’18’’ che disconosce parte della Zee stabilita nel 2003 da Cipro ed Egitto.

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Figura 3 – In q1uesta mappa non ufficiale diffusa dai media greci la linea blu a sud est di Creta segna il confine tra ZEE greca ed egiziana stabilito nell’accordo: la linea rossa (punti A e B) tra le coste turca e libica indica l’adiacente Zee proclanata dall’accordo turco libico del novembre 2019.  (Fonte: https://www.skai.gr/sites/default/files/xartis_3.jpg)

 

Il fatto che il problema sia stato rinviato può considerarsi positivo in quanto lascia aperta la porta a soluzioni negoziate (anche se il Presidente turco Receo Tayyp Erdogan ha definito “priva di valore” l’intesa greco-egiziana). D’altronde, non è passato inosservato che il Cairo nei giorni scorsi avesse smorzato i toni trionfalistici di Atene che annunciava come imminente l’accordo.

Circa l’effetto delle isole, la Grecia ha ottenuto quello che voleva: acquisire un precedente da spendere nel contenzioso dell’Egeo che ruota appunto sulla legittimazione delle isole elleniche adiacenti la costa turca ad essere considerate alla pari della massa continentale anatolica.

Questo spiega l’insistenza con cui Atene, nei giorni passati aveva sbandierato l’accordo con l’Italia del 9 giugno affermando che noi avessimo dato pieno effetto alle isole ioniche: in realtà, come mostra la cartina qui sotto, l’intesa ha confermato il confine del 1977 il quale, secondo logiche del tempo, era frutto di soluzioni negoziali di compromesso.

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Il confine della piattaforma continentale del 1977 validato nel 2020 per la Zee; si notino in tratteggio le proposte non accolte (Fonte: Francalanci, IIM)

Di certo si annunciano nuove frizioni tra Atene ed Ankara per le trivellazioni nella zona di Castelrosso e Creta e per il tracciato di EastMed, se e quando si farà, dopo che l’Italia avrà deciso la sua partecipazione.

Le prossime mosse dei due contendenti non sono ben definite.  Per esempio può considerarsi in progress il progetto greco di istituire la sua grande Zee, a sud dell’Egeo, che dal confine con l’Italia si spinga sino a Cipro realizzando una sorta di continuità territoriale insulare tra le genti di lingua e tradizioni elleniche.

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Per ora, sembra che l’Egitto sia cauto. La posizione statunitense, apparentemente di sostegno a Grecia e Cipro, potrebbe essere più sfaccettata di quanto non appaia. L’Italia, correttamente, dopo aver fatto il suo dovere firmando l’accordo del 9 giugno come auspicavano i partner Ue, pare stare a guardare, anche per non compromettere le proprie  relazioni con Tripoli e venir scavalcata addirittura da una  Malta  strettamente alleata di Libia e Turchia.

Una nostra presenza militare nelle acque contese, sia pur episodica, sarebbe una opportuna misura di diplomazia navale, non senza dimenticare che siamo anche impegnati ad esercitare con imparzialità il comando dell’Operazione “Irini” avanti alla Cirenaica.

 

E' Ufficiale della Marina Militare in congedo, esperto di diritto internazionale marittimo. Autore di vari scritti in materia, tra cui il volume "Elementi di diritto e geopolitica degli spazi marittimi" scritto in collaborazione con A. Leandro e N. Carnimeo e, più recentemente "Glossario del Diritto del Mare" (Rivista Marittima, IV ed., 2016) disponibile in http://www.marina.difesa.it/conosciamoci/editoria/marivista/Documents/Glossario_IV_Edizione.pdf

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