La penetrazione turca in Somalia

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Da molto tempo la Somalia è uno dei paesi dell’Africa politicamente instabili e sottosviluppati ma ambito per la sua importante posizione strategica (situata vicino alle rotte commerciali mondiali e allo stretto di Bab-el Mandeb) e per le enormi risorse marine. Proprio per le sue peculiarità, ha attratto l’interesse di molti paesi stranieri tra cui la Turchia.

Ankara, tra i molteplici impegni in ambito internazionale, è presente nel paese con la cooperazione militare, nel settore della sanità, dell’istruzione e con altre iniziative come la costruzione di infrastrutture fondamentali per la Somalia come il rinnovamento dell’aeroporto internazionale di Aden Adde, la modernizzazione del porto di Mogadiscio e la realizzazione di uno dei più moderni ospedali del Corno d’Africa ribattezzato Erdoğan Research and Training Hospital.

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Recentemente, secondo la Somalia National Television, l’operatore portuale turco Albayrak e il governo federale della Somalia avrebbero firmato un accordo che garantisce alla compagnia turca una nuova concessione di 14 anni per la gestione del porto di Mogadiscio.

Le strette relazioni tra Turchia e Somalia hanno iniziato a svilupparsi dopo la visita ufficiale del presidente Recep Tayyp Erdoğan a Mogadiscio nel 2011, in un momento difficile per il paese a causa della siccità e del conflitto contro il gruppo jihadista al-Shabaab.

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Nel 2016, un memorandum d’intesa (MoU) firmato tra Turchia e Somalia sulla cooperazione energetica e mineraria era stato approvato dalla commissione per gli affari esteri del parlamento turco, una settimana dopo che il presidente Erdoğan aveva annunciato che il governo somalo aveva accettato che compagnie turche effettuassero operazioni di perforazione ed esplorazione petrolifera al largo delle coste somale dove riserve considerevoli di greggio erano già state segnalate all’inizio degli anni ’90 ma la guerra civile ne aveva impedito lo sfruttamento..

Il 30 settembre 2017, la Turchia ha aperto ufficialmente un’importante struttura militare di addestramento a Mogadiscio, Camp Turksom, dove vengono addestrati centinaia di soldati somali ogni anno da 200 consiglieri militari turchi.

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La struttura militare, situata su un terreno di 400 ettari, è costata 50 milioni di dollari ed è parte dell’impegno turco per accrescere la sua influenza nel Corno d’Africa ed è stata aperta quasi in contemporanea con la base di Tariq bin Ziyad, in Qatar, che ospita 3mila militari di Ankara.

Secondo quanto dichiarato recentemente dall’Ambasciatore turco in Somalia, circa un soldato somalo su tre è addestrato dalle forze armate turche che hanno addestrato anche circa 600 agenti di polizia per le operazioni speciali. Attualmente è previsto l’addestramento di 1.000 poliziotti.

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Alla fine di dicembre dello scorso anno, due ingegneri turchi sono stati vittime di un attacco a Mogadiscio. Nel maggio dello scorso anno, al-Shabaab si era assunto la responsabilità dell’uccisione di un cittadino turco in un altro attentato a Mogadiscio.

Nello scorso mese di giugno, due persone sono state uccise dopo che un attentatore suicida si è fatto esplodere fuori dalla base militare turca a Mogadiscio.

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Oltre alla Turchia, gli Stati Uniti sono presenti in Somalia con circa 650-800 militari delle forze speciali con il compito di addestrare l’esercito somalo e condurre incursioni contro al-Shabaab in una operazione che il Presidente Donald Trump vorrebbe chiudere ritirando le forze presenti nel Paese africano.

L’Unione Europea schiera da anni a Mogadiscio una missione di addestramento (EUTM – Somalia) a guida italiana composta da circa 200 militari.

Il governo somalo ha fatto affidamento sul sostegno della missione delle forze dell’Unione Africana (AMISOM) per combattere gli insorti qaedisti di al-Shabab.

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Il numero dei soldati dell’AMISOM è stato recentemente ridotto di 2.000 unità, da 21 mila a 19 mila circa (nella foto sopra) forniti da Uganda, Burundi, Gibuti, Ghana, Kenya, Etiopia e Nigeria, distribuiti nei diversi settori come indica la mappa qui a fianco.

La base di Mogadiscio si inserisce nella rete di punti d’appoggio militari turchi all’estero che include il porto sudanese di Suakin, una vecchia base navale di epoca ottomana oggi trasformato in porto commerciale grazie ai finanziamenti del Qatar.

Erdogan ha negato qualsiasi interesse militare specifico nell’isola sudanese nel Mar Rosso, anche se sono stati firmati una serie di accordi di cooperazione militare tra Turchia e Sudan che riguardano anche l’industria della Difesa.

L’impegno in Somalia è stato uno dei risultati di una politica turca rafforzata in Africa, dopo che il paese si è trovato alla ricerca di nuovi mercati per i suoi prodotti a seguito del tracollo economico globale nel 2007-2008 e le relazioni sempre più difficili con il mercato europeo.

L’influenza di Ankara nel Corno d’Africa è inoltre vantaggiosa per contrastare i rivali dell’asse Ankara-Doha del Golfo Persico, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti in testa.

Dal 2013 la Turchia ha assunto anche il ruolo di facilitatore nei colloqui tra il governo federale della Somalia e l’amministrazione del Somaliland.

Il volume di scambi bilaterali tra Turchia e Somalia è stato di 187,3 milioni di dollari USA nel 2018 e di 250,850 milioni di dollari nel 2019 mentre il valore totale degli investimenti turchi in Somalia ha raggiunto i 100 milioni di dollari USA.

Immagini AMISOM, Anadolu e Reuters

 

Nato a Cassino nel 1961, militare in congedo, laureato in Scienze Organizzative e Gestionali. Si occupa di Country Analysis. Autore del Blog 38esimoparallelo.com, collabora con il Think Tank internazionale “Il Nodo di Gordio”. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su “Il Giornale.it", “Affari Internazionali”, “Geopolitical Review”, “L’Opinione”, “Geopolitica.info”.

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