Respingimento libico di migranti nella SAR maltese: una doppia verità

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Grande risalto ha avuto sui media italiani il caso degli spari contro un’imbarcazione di migranti da parte di una motovedetta della Guardia costiera libica a suo tempo da noi ceduta a Tripoli nel quadro dei programmi di assistenza. Molto si è detto sull’inaffidabilità di quella che è definita sprezzantemente come la “così detta Guardia costiera” (lodata invece dal premier Draghi nella sua visita a Tripoli) mettendo in risalto che non sarebbe opportuno rifinanziare tali programmi nell’ambito dell’emanando decreto missioni.

Non vogliano entrare nella polemica del come e perché l’aereo di una Ong abbia ripreso un evento che è incontrovertibile e che fa il paio con certe forme di violenza messe in atto da Unità navali greche o da formazioni militari spagnole nel corso di azioni di respingimento.

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Intendiamo invece evidenziare un particolare e cioè che l’accaduto si è svolto nella SAR maltese.

Quello che interessa a noi non è detto che interessi a chi nel valutare il fenomeno migratorio adotti solo e sempre una prospettiva italiana. Questo approccio settoriale presuppone una concezione universale della missione italiana nel mondo, come se noi fossimo, in materia, gli unici attori del Mediterraneo a doversi assumere gli oneri del salvataggio dei migranti, compresa la responsabilità morale e giuridica delle innumerevoli tragedie.

E’ un fatto tuttavia che la stampa maltese offra una diversa prospettiva dell’evento dello scorso 1° luglio che è utile analizzare. In sostanza pare che il respingimento con manovre pericolose di disturbo della navigazione (simili all’harassment messo in atto 25 anni fa dal nostro “Sibilla” contro la motovedetta albanese i cui occupanti perirono nella conseguente collisione) e con colpi centrati sui motori, non sia casuale ma si inserisca in una prassi formalizzata dagli accordi tra La Valletta e Tripoli.

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La Chiesa maltese avrebbe chiesto al Governo di porre termine a questo modus operandi. La locale magistratura starebbe indagando per il decesso di migranti avvenuto in analoghe circostanze durante la Pasqua del 2020.

In sostanza, quello che si vuole dire è che non è possibile trattare i fenomeni migratori dal solo punto di vista emotivo della nostra opinione pubblica spesso orientata da istanze politiche, stante la complessità del quadro giuridico e politico-diplomatico.

Ancora una volta si dimostra infine che è sempre più impellente per noi formalizzare la cooperazione SAR con Malta in uno specifico accordo al fine di disporre di aggiornate informazioni su qualsiasi evento SAR, senza dover attendere che a farlo siano le Ong impegnate in attività umanitaria o la meritoria Alarm Phone.

Immagini dal video di: Sea Watch International

 

 

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