Combat SAR: il recupero dei piloti dell’F-15E statunitense abbattuto sull’Iran

 

 

Tra il 3 e il 5 aprile 2026, durante l’operazione statunitense Epic Fury contro l’Iran, un caccia americano F-15E Strike Eagle (nelle foto sopra e sotto) è stato abbattuto dalle difese aeree iraniane sopra il sud-ovest dell’Iran. Entrambi i piloti si sono eiettati con successo e si sono trovati separati in territorio ostile.

Le Forze Armate statunitensi hanno immediatamente avviato un’operazione di ricerca e soccorso (Combat Search and Rescue-CSAR) che ha comportato l’infiltrazione di elicotteri, il supporto aereo ravvicinato da parte di velivoli A-10 e l’intervento delle forze speciali. Nonostante operassero in ambienti in gran parte classificati come “ad alto rischio per la sicurezza” e alcuni come “inaccessibili”, i piloti sono stati infine tratti in salvo con successo.

La complessa missione di recupero ha coinvolto centinaia di componenti delle forze speciali, richiesto l’allestimento di una pista di atterraggio provvisoria ed un avamposto operativo all’interno del Paese (ed un Forward Arming and Refueling Point-FARP), nonché l’impiego di numerosi velivoli, alcuni dei quali sono stati distrutti a terra dagli stessi statunitensi dopo aver subito danni.

 

Fatti salienti e cronologia

Un caccia americano F-15E Strike Eagle appartenente al 494° Squadrone da Caccia, con base presso l’aeroporto della RAF di Lakenheath nel Regno Unito, è stato abbattuto venerdì 3 aprile 2026 dalla difesa aerea del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (Iran’s Revolutionary Guard Corps-IRGC) mentre sorvolava la provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad in Iran.

Entrambi i piloti si sono eiettati con successo, atterrando in un terreno montuoso e accidentato nel profondo del territorio iraniano. Il terreno difficile e l’ambiente ostile hanno aumentato significativamente sin dall’inizio la complessità e il rischio delle successive operazioni di soccorso.

A poche ore dall’incidente, le forze statunitensi hanno dispiegato due elicotteri di soccorso HH-60 nello spazio aereo iraniano. L’operazione è riuscita a recuperare il primo pilota. Durante l’intervento, i due elicotteri sono stati fatti segno da fuoco di armi leggere, ad indicare che le forze iraniane si erano rapidamente mobilitate nelle attività di ricerca e di interdizione.

Ciò nonostante, le forze statunitensi hanno portato a termine la missione e si sono ritirate in sicurezza. Lo stesso giorno (3 aprile), un velivolo statunitense A-10 Thunderbolt II Warthog, (nella foto sopra) impegnato in missioni di scorta e di supporto aereo ravvicinato (Close Air Support-CAS), è stato colpito da fuoco nemico sopra la provincia del Khuzestan. Il velivolo è riuscito a raggiungere lo spazio aereo del Kuwait, dove il pilota si è eiettato ed è stato tratto in salvo, mentre l’aereo è andato perso ed è stato ritenuto irrecuperabile.

Durante le operazioni di soccorso, che hanno incontrato una forte resistenza, sono stati colpiti anche un aereo da trasporto HC-130J Combat Kling II (versione specializzata per il Combat SAR del velivolo cargo Hercules – nella foto sotto)  ed un elicottero Black Hawk, subendo entrambi dei danni.

Il secondo membro dell’equipaggio, un Ufficiale Addetto ai Sistemi d’Arma del caccia (Weapons Systems Officer-WSO), con il grado di colonnello, si è eiettato su un terreno montuoso ed accidentato e non è stato possibile localizzarlo immediatamente.

L’Ufficiale, armato della sola pistola, adottando la procedura di sopravvivenza, evasione, resistenza e fuga (Survival Evasion, Resistance and Escape-SERE), ed affidandosi al suo addestramento per rimanere nascosto e mobile, ha evitato di essere individuato dalle unità iraniane e dalle milizie locali riuscendo a sfuggire alle loro ricerche per oltre 24 ore. Nella sua fuga è arrivato anche a scalare una cresta a 2.100 metri di quota sino a nascondersi in un anfratto dove ha attivato il dispositivo di segnalazione della propria posizione (beacon e a secure communication device).

La situazione è stata descritta come estremamente pericolosa a causa del terreno, dell’isolamento e della presenza nemica. Il governo iraniano, inoltre, aveva chiesto aiuto alla popolazione locale per ritrovare il fuggitivo offrendo una ricompensa per la sua cattura.

Dopo oltre 36 ore di fuga, le forze statunitensi — con il supporto di unità delle operazioni speciali sostenute dalla Central Intelligence Agency (CIA) — hanno condotto una missione di recupero sotto copertura aerea è sono riuscite a portare in salvo il WSO dal territorio ostile senza (apparentemente) ingaggiare uno scontro a fuoco con gli avversari (mattina del 5 aprile).

Mentre le forze statunitensi si avvicinavano all’aviatore abbattuto, aerei da combattimento americani e droni MQ-9 Reaper (nella gfoto sopra) hanno sganciato bombe e aperto il fuoco sui convogli iraniani in avvicinamento per tenerli lontani dal luogo in cui si nascondeva il colonnello (nelle immagini sopra e sotto).

Il caccia F-15E Strike Eagle è stato abbattuto in una regione dell’Iran in cui l’opposizione al governo iraniano sarebbe particolarmente forte. Di conseguenza, l’Addetto ai Sistemi d’Arma potrebbe aver potuto contare sull’aiuto della popolazione locale.

 

Valutazione dei danni ai velivoli impegnati nelle operazioni di CSAR

I rottami dell’F-15E, rimasti all’interno del territorio iraniano, è verosimile che contengano apparecchiature e tecnologie sensibili, che comportano potenziali rischi di sfruttamento da parte iraniana a fini di raccolta di informazioni (anche da condividere con gli alleati di Teheran) e/o di propaganda.

 

Il comando statunitense ha ammesso di aver distrutto due velivoli che erano rimasti bloccati a terra a causa dei danni subiti all’interno dell’Iran, insieme a due elicotteri MH-6M/AH-6 appartenenti al 160th Special Operations Aviation Regiment (SOAR).

I due velivoli erano un aereo da trasporto HC-130J e un MC-130J , versione per le Forze Speciali del C-130J).

Gli equipaggi di questi velivoli e dei due elicotteri MH-6M/AH-6 Little Birds (piccoli elicotteri per voli a corto raggio per il rapido supporto aereo ravvicinato), unitamente agli elementi delle Forze Speciali (Navy Seals Team 6, Delta Force ed altri), sono stati evacuati a bordo di altri tre velivoli da trasporto MC-130J.

I velivoli e gli elicotteri danneggiati e poi distrutti sono stati colpiti da missili MANPADS (Man-Portable Air-Defense Systems) e da un intenso fuoco proveniente da varie armi durante l’operazione.

 

Il ruolo della CIA

Dopo l’abbattimento del F-15E, i funzionari dell’intelligence statunitense hanno messo rapidamente a punto un piano d’inganno (deception campaign) per impedire a Teheran di raggiungere per primi il luogo dove era caduto il caccia e catturare il secondo aviatore.

La CIA avrebbe diffuso la notizia che le forze americane avevano già trovato l’Ufficiale e lo stavano esfiltrando via terra dal Paese. La diversione ha fatto guadagnare tempo per localizzare il WSO abbattuto e comunicare la sua esatta posizione al Central Command Pentagono che ha poi dato il via all’operazione di recupero.

La CIA spesso usa prendere contatto con civili disposti ad aiutare i soldati in difficoltà a sopravvivere, un processo noto come “recupero assistito non convenzionale” (unconventional assisted recovery).

A ope5azione ultimata il direttore della CIA, John Ratcliff, ha affermato che trovare l’aviatore abbattuto era “paragonabile alla della ricerca di un singolo granello di sabbia in mezzo al deserto. Si trattava anche di una corsa contro il tempo, poiché era fondamentale localizzare il pilota abbattuto il più rapidamente possibile, tenendo al contempo i nostri nemici depistati. Poiché è tradizione delle Forze Armate statunitensi non lasciare indietro nessuno, uomo o donna, questa era una missione in cui non si poteva fallire“.

 

Reazioni e valutazioni

Il rapido avvio e il successo delle operazioni CSAR dimostrano la capacità degli Stati Uniti di condurre tempestive missioni di soccorso congiunte ed inter-agenzia in contesti ad alto rischio ed in ambienti ostili (denied environments), nella considerazione che tempi prolungati dell’intervento aumentano significativamente il rischio di individuazione, escalation e impatto operativo negativo.

Nonostante il recupero riuscito dei piloti, la potenziale compromissione del relitto dell’F-15Ee potrebbe creare rischi sia nel campo dell’intelligence sia in quello della comunicazione strategica.

I danni subiti dai velivoli evidenziano infine l’intensità della minaccia della difesa aerea e la rapidità di risposta terrestre nemica.

“Abbiamo salvato il membro dell’equipaggio dell’F-15, gravemente ferito e davvero coraggioso, dalle profondità delle montagne iraniane. L’esercito iraniano lo stava cercando con insistenza, in gran numero, e si stava avvicinando. E’ un colonnello molto rispettato” ha commentato il presidente Donald Trump parlando di 170 velivoli e centinaia di militari coinvolti nell’operazione di salvataggio.

Trump ha poi detto che alcuni ufficiali erano scettici circa la fattibilità dell’operazione che ha permesso di recuperare i piloti abbattuti in Iran. “Non tutti erano d’accordo, ma ho deciso di farla”.

Questo tipo di incursione viene tentata di rado a causa del pericolo per uomini e mezzi. La seconda incursione è avvenuta dopo la prima, in cui abbiamo salvato il pilota in pieno giorno, anche questo insolito, dopo aver trascorso sette ore sopra l’Iran. Una dimostrazione incredibile di coraggio e talento da parte di tutti! Dio benedica i nostri grandi guerrieri!”

Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha salutato il recupero dell’aviatore caduto in Iran dopo l’abbattimento del suo apparecchio e rimasto in territorio nemico per 36 ore come “una delle operazioni militari più straordinarie di sempre. Congratulazioni a tutti coloro le cui abilità e coraggio lo hanno reso possibile. Dio vi benedica tutti e Buona Pasqua!”, ha scritto su X.

Secondo le fonti citate dal New York Times, il recupero dell’ufficiale abbattuto con il suo aereo è avvenuto da una pista aeronautica in disuso nella provincia di Isfahan.  hanno partecipato a vario titolo centinaia di militari.

Questo significa che le forze statunitensi sono penetrate iper almeno 400 chilometri in territorio iraniano. Per gli Stati Uniti il bilancio dell’intera operazione è’ pesante.

Secondo fonti di stampa, da venerdì hanno perduto un ‘F15E, un MC-130J, un HC-130J, due elicotteri Hh-60 Black Hawk, un elicottero MH-6 Little Bird, due droni MQ-9 Reaper che fornivano appoggio ravvicinato alle forze speciali e un aereo da attacco A-10 Thunderbolt.

Il portavoce del comando militare iraniano, Ebrahim Zolfaghari, citato dall’agenzia Tasnim, ha confermato che l’operazione statunitense è stata attuata attraverso un “aeroporto abbandonato” nella provincia di Isfahan.

I rilievi satellitari della società Mizar Vision (nelle immagini sotto) , mostrano 28 crateri di circa 9 metri di diametro provocati dagli ordigni lanciati dai droni e dai velivoli americani per interrompere l’accesso stradale, bloccare le vie di rifornimento delle Guardie Rivoluzionarie e proteggere il corridoio di soccorso.

Altri punti di impatto sono stati evidenziati in prossimità di vie di accesso montane e posizioni iraniane.

Il quadro generale è coerente con un’azione di interdizione stradale e di supporto di fuoco ravvicinato durante una missione di estrazione ma Mizar Vision evidenzia che l’operazione si è sviluppata a soli 19-25 miglia da impianti missilistici e nucleari delle Guardie Rivoluzionarie.

A questo proposito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei ha dichiarato che “l’operazione statunitense per il salvataggio del proprio pilota, disperso dopo l’abbattimento del suo caccia in Iran, potrebbe essere stata un’operazione ingannevole, poiché gli americani probabilmente intendevano rubare l’uranio arricchito iraniano. Ci sono ambiguità e incertezze sull’operazione, che si è rivelata un disastro.

Il luogo in cui gli americani affermano di aver perso il pilota, nella provincia di Kohgiluveh e Boyer-Ahmad, è ben diverso dal luogo in cui le forze americane hanno tentato di atterrare nell’Iran centrale”, ha aggiunto il portavoce.

I  media iraniani hanno messo in parallelo  gli aerei americani distrutti al suolo e la fallita operazione Eagle Claw con cui nel 1980 le forze speciali tentarono di liberare gli ostaggi nell’ambasciata statunitense a Teheran.

In quella operazione per un errore un elicottero si schiantò contro un C-130 in una pista occupata dalle forze speciali statunitensi a Tabas, in territorio iraniano. Il blitz fallì e l’Amministrazione di Jimmy Carter ne uscì umiliata.

 

Lezioni Apprese

La capacità dell’Iran di contrastare le forze aeree nemiche, dopo oltre 40 giorni di conflitto, rimane elevata, come dimostrato dall’abbattimento dell’F-15E, dell’A-10, l’abbattimento e la distruzione al suolo di alcuni KC-135 da rifornimento in volo, oltre ai danni arrecati ad aerei da combattimento, tanker e velivoli da trasporto ma pure a elicotteri nonché l’abbattimento di 16 droni MQ9 Reaper dall’inizio del conflitto.

La risposta terrestre iraniana è stata rapida con le forze che si sono mosse prontamente alla ricerca dell’equipaggio abbattuto mentre erano in corso le operazioni di CSAR statunitensi.

Nonostante la capacità e la professionalità delle squadre CSAR statunitensi, anche in ambienti ostili, è fondamentale la rapida risposta (operazioni prolungate aumentano i rischi) e la necessità di piani di ricerca e di interdizione che tengano conto delle reazioni immediate del nemico.

Il tentativo dell’Iran di coinvolgere i cittadini nella ricerca del pilota americano mirava ad esercitare una maggiore pressione sulle unità di ricerca americana ed a mobilitare la popolazione nella guerra contro l’aggressione americano.

L’Iran è stato in grado di sfruttare l’operazione a fini propagandistici per esaltare le proprie capacità d’intervento rispetto a quelle avversarie. La cattura del pilota o del velivolo avrebbe comportato sicuri vantaggi per Teheran in termini di intelligence e di propaganda.

L’operazione di CSAR ha evidenziato l’importanza del coordinamento e dell’integrazione tra i vari assetti impegnati, con una positiva cooperazione tra elementi dell’aeronautica, delle forze speciali e dell’intelligence. Alcune fonti aperte riferiscono che due unità d’élite israeliane (Shaldag e Sayeret Matkal) hanno partecipato alla missione di recupero del secondo ufficiale americano.

 

Fonti: Iran International, Politico, New York Times, Task & Purpose, Virtual Jerusalem, The War Zone, IRNA e Tasnim

Foto: US Air Force, Tasnim, MizarVision e IRNA

 

Giorgio BattistiVedi tutti gli articoli

Generale di Corpo d'Armata (Aus.), Ufficiale di Artiglieria da Montagna, ha espletato incarichi di comando nelle Brigate Alpine Taurinense, Tridentina e Julia ed ha ricoperto diversi incarichi allo Stato Maggiore dell'Esercito. Ha comandato il Corpo d'Armata Italiano di Reazione Rapida della NATO (NRDC-ITA), l'Ispettorato delle Infrastrutture e il Comando per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell'Esercito. Ha partecipato alle operazioni in Somalia (1993), in Bosnia (1997) e in Afghanistan per quattro turni. Ha terminato il servizio attivo nell'ottobre 2016.

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la password?

Lost Password

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: