Contraddizioni europee

 

 

L’Italia, nonostante gli sforzi e gli indubbi miglioramenti di credibilità finanziaria a livello internazionale, non esce neppure quest’anno dal procedimento di infrazione europeo (ovvero la possibilità di spendere più soldi per i propri cittadini) perché ha il rapporto deficit/Pil al 3,07% che viene arrotondato a 3,1% (il massimo è il 3%).

Siamo in buona compagnia (Francia, Spagna, Belgio ecc.) e a onore del governo bisogna ricordare che nel 2023 eravamo al 7,2% di deficit, ma per gli uffici europei non è bastato.

Di fatto ci vengono così impediti nuovi investimenti per sanità, sicurezza, istruzione, sussidi ecc. ma con l’Europa che chiede contemporaneamente la nostra quota sui 90 miliardi da “prestare” subito all’Ucraina – appena l’Ungheria toglierà il veto – oltre a un robusto aumento delle spese militari. “Sforiamo” insomma di 600 milioni su un disavanzo consentito di 68,78 miliardi e ci chiedono circa 13 miliardi (ovvero 13.000 milioni, venti volte di più del presunto sforamento) per finanziare l’Ucraina, un importo che rappresenta più di un terzo della legge finanziaria 2026. A me sembra una cosa assurda.

Ricordiamoci poi che l’indice esce da due fattori, ovvero le spese rispetto al PIL (cioè il prodotto interno lordo) che – se aumenta – riduce la percentuale di debito.

Ma il PIL viene però compresso perché – anche per colpa della stessa Europa – la nostra economia è colpita dalla recessione per la guerra, dall’aumento sconsiderato dei costi energetici e petroliferi, dal divieto di importare gas dalla Russia a miglior prezzo.

Quindi noi non possiamo spendere in più per gli italiani (per esempio per contributi alle famiglie contro il caro-energia) ma dobbiamo farlo per conto terzi indebitandoci con la UE che non riesce neppure a darsi un costo/prezzo unico per l’energia in Europa e rifiuta perfino di tassare i mega-profitti delle compagnie petrolifere che speculano sui prezzi.

Vi sembra questa una logica economica credibile? Stiamo vivendo tempi eccezionali e non certo per colpa italiana e (secondo me) a livello europeo si alternano demagogia a ricatto (“O fate così o e peggio per voi!”) con la BCE che si appresta ad aumentare i tassi e quindi a deprimere ulteriormente l’economia e ci si arrocca sul fatidico 3%?

E se per esempio la Meloni avesse la forza di dire finalmente “non paghiamo – almeno in parte – per l’Ucraina” (alcuni paesi europei si sono rifiutati di pagare la propria quota) cosa succederebbe? Forse che l’Europa sta contenendo le proprie spese di funzionamento per dare il buon esempio, o studia alternative per uscire dal tunnel della guerra ad est?

La risposta ciascuno può darsela da sé.

Visto poi che vogliamo essere i “puri” e i primi della classe (ma forse semplicemente siamo i più ingenui) noi sanzioniamo la Russia ma nel solo mese di marzo la Francia ha continuato ad acquistare da Putin gas per 207 milioni di euro, la Spagna per 355 milioni, il Belgio 215 milioni ecc. Su questo aspetto, però, l’Europa tace.

 

La Bulgaria euroscettica

Non c’è pace per Ursula Von der Leyen. La notizia è passata ovviamente in sordina, ma Bruxelles non ha avuto nemmeno il tempo di festeggiare la sconfitta di Viktor Orban nelle elezioni ungheresi (ed ammesso poi che alla prova dei fatti il nuovo leader Peter Magyar si dimostri effettivamente diverso dal suo predecessore) che arriva la tegola bulgara dove l’ex presidente della repubblica Rumen Radev (nella foto sotto) si è imposto domenica nelle elezioni anticipate con un risultato che è andato ben al di là dei sondaggi conquistando la maggioranza assoluta dei seggi.

Grande sconfitta la coalizione del governo uscente (che aveva portato la Bulgaria nell’area-euro a partire dal gennaio di quest’anno causando – come previsto – un forte aumento dei prezzi) con gli ultimi mesi contraddistinti anche da proteste di piazza contro la corruzione. “Fiutando” la situazione, ecco l’imprevista discesa in campo di Rumen Radev che era presidente della repubblica bulgara, ma ormai giunto quasi alla fine del suo doppio mandato.

Ex pilota militare, generale dell’aeronautica, nelle sue prime dichiarazioni post elettorali Ravel è stato molto chiaro ribadendo le sue critiche all’Europa e il suo no ad ulteriori aiuti all’Ucraina: «L’Europa sarebbe molto più pragmatica — ha detto — se l’Unione europea riprendesse il dialogo con Mosca. Questa è una vittoria della moralità. La gente ha respinto l’arroganza dei vecchi partiti e non ha ceduto alle manipolazioni, questa è una vittoria della speranza contro la diffidenza”.

La linea politica di Radev ha attirato molta attenzione a livello internazionale tenuto conto che durante la sua presidenza si è ripetutamente opposto all’invio di aiuti militari all’Ucraina e ha criticato le politiche dell’Unione europea sul conflitto. Ancora pochi giorni fa Radev ha ribadito la sua precedente e controversa affermazione secondo cui «la Crimea è russa», definendola una «posizione realistica».

Di qui il timore a Bruxelles che la Bulgaria possa sostituire l’Ungheria alla guida dei paesi euroscettici.

Foto: Commissione Europea e Anadolu

 

Marco ZaccheraVedi tutti gli articoli

Laureato in Economia Aziendale all'Università Luigi Bocconi e in Storia delle Civiltà all'Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro, è giornalista pubblicista e dottore commercialista. La lunga carriera politica in Alleanza Nazionale e Popolo delle Libertà lo ha portato a ricoprire diversi incarichi tra i quali consigliere regionale in Piemonte, membro della Camera dei deputati in cui ha fatto parte della commissione Esteri e Difesa, presidente della delegazione italiana alla UEO di Parigi e componente del Consiglio d'Europa a Strasburgo, e sindaco di Verbania. Autore di numerose opere tra cui Diario Romano (2008) e Integrazione (im)possibile? Quello che non ci dicono su Africa, Islam e immigrazione (2018). Impegnato nelle associazioni di volontariato e per la cooperazione internazionale, nel 1981 ha fondato i Verbania Centers, attivi in diversi paesi dell'Africa ed in America del Sud.

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