Missione europea nel Golfo: mostrar bandiera per sembrare meno irrilevanti

 

 

La missione navale dei “volenterosi europei” ancora non esiste ma sembra già essere irrilevante. Dopo la conferenza di pianificazione tenutasi al quartier generale britannico di Northwood il primo ministro Keir Starmer ha aggiornato Donald Trump sugli ultimi progressi dell’iniziativa congiunta avviata dallo stesso Starmer con il presidente francese Emmanuel Macron, per varare una futura missione pacifica di pattugliamento dello Stretto di Hormuz.

Il 22 aprile oltre 30 Paesi si sono riuniti ieri e oggi presso il Permanent Joint Headquarters di Northwood (non lontano da Londra) per dare vita a una missione una volta che il conflitto nel Golfo Persico sarà terminato.

Londra e Parigi hanno confermato la costituzione di una missione multinazionale “strettamente difensiva”, finalizzata alla protezione del traffico mercantile e alle operazioni di sminamento. Il primo ministro britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno sottolineato la necessità di un “immediato e incondizionato ripristino della libertà di navigazione”, elemento considerato essenziale per la stabilità economica globale.

Gli anglo-francesi hanno peraltro sollecitato impegni più concreti dai partner, in gran parte favorevoli in linea di principio ma restii a definire gli assetti militari nazionali da mettere a disposizione.

La riunione tecnica di Northwood segue quella politica tenutasi a metà aprile a Parigi, guidata da Emmanuel con la partecipazione in presenza anche del premier britannico Keir Starmer, della presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e del cancelliere tedesco Friedrich Merz, nonché – in video collegamento – di leader o ministri di oltre 40 Paesi europei ed extraeuropei.

Il Regno Unito è pronto a mette a disposizione della forza navale congiunta la copertura aerea schierare uno squadrone di caccia Eurofighter Typhoon della RAF basati in Qatar e già utilizzati per intercettare droni iraniani diretti contro l’emirato.

Come riporta il quotidiano “The Guardian”, le forze armate britanniche hanno inoltre offerto droni cacciamine e sommozzatori specializzati per contribuire alla bonifica dello stretto, minato da Teheran, mentre non è stata ancora presa una decisione sull’eventuale invio del cacciatorpediniere HMS Dragon (già schierato nelle acque cipriote) o di altre unità navali.

Per quanto riguarda l’Italia “la pianificazione prudenziale prevede un gruppo basato su due cacciamine con un’unità di scorta e con un’unità logistica”  ha affermato in una intervista capo di Stato maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto.

In tutto si tratta di “quattro navi: due operative, una logistica e una di scorta” ha aggiunto Berutti Bergotto precisando che il gruppo navale per arrivare da La Spezia in zona operativa necessiterà di circa quattro settimane.

Di fatto quindi l’Italia si appresta a mettere a disposizione della missione, che presumibilmente sarà a guida congiunta e alternata britannica e francese (comandante della missione nel quartier generale di una nazionalità, comandante delle forze in mare dell’altra), 2 cacciamine classe Gaeta, una fregata lanciamissili e una nave logistica/rifornimento.

La missione al momento non sembrerebbe essere molto popolare. Alla domanda: “L’Italia, a suo avviso, deve rendere i propri cacciamine disponibili per la bonifica di Hormuz?” Il 57,2 % degli intervistati da un sondaggio dell’istituto ‘Only Numbers'(Ghisleri) si è detto non favorevole contro il 28,1% di favorevoli (meno della metà dei contrari) e il 14,7% che non sa o non risponde.

A di là del dispositivo militare che i ”volenterosi” potrebbero mettere in campo sono evidenti le ragioni politiche di questa missione: l’Europa non ha avuto nessun peso neppure in questa guerra e in questa crisi.

Duramente redarguiti dalla Casa Bianca semplicemente perché non hanno accettato di farsi trascinare in una guerra che non è nei loro interessi, gli europei cercano oggi un “posto al sole” con una missione che sembra avere il duplice obiettivo di ridare visibilità alle potenze europee che guidano i “volenterosi” (i cui leader sono stati strapazzati brutalmente da Donald Trump) e ribadire un supporto alla sicurezza delle monarchie sunnite del Golfo, da tempo grandi investitori nell’economia europea.

Il contesto in cui si dovrebbe muovere la missione europea è però molto incerto. Il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti non sembra poter portare al momento a un accordo di pace stabile e Washington sembra non escludere missioni di scorta militare a mercantili e petroliere in transito a Hormuz oltre a ribadire un blocco del tutto arbitrario alle navi in uscita da Hormuz.

Un contesto al momento non certo pacifico, ad alto rischio per navi ed equipaggi e in cui nessuna nazione europea vorrebbe inviare proprie forze militari.

Il Pentagono ha inoltre smentito la notizia riportata dal Washington Post, secondo cui per sminare lo Stretto di Hormuz ci vorranno sei mesi.

In una dichiarazione, il portavoce capo del dipartimento della Guerra, Sean Parnell, ha detto che “la selezione parziale da parte dei media di informazioni trapelate, gran parte delle quali false, da un briefing classificato e a porte chiuse è giornalismo disonesto. Una valutazione non significa che la valutazione sia plausibile, e una chiusura di sei mesi dello Stretto di Hormuz è impossibile e completamente inaccettabile per il segretario”, ha affermato Parnell.

Il rapporto del Pentagono al Congresso citato dal Washington Post valuta che potrebbero essere necessari fino a sei mesi per liberare completamente dalle mine piazzate dagli iraniani lo stretto di Hormuz e che è improbabile che un’operazione del genere possa essere svolta prima della fine della guerra tra Usa e Iran.

Valutazioni che potrebbero aprire la strada alla missione navale europea, certo in grado di mettere in acqua più unità cacciamine dalla US Navy, che in questo campo dispone di assetti più limitati.
Restano in ogni caso aperti tutti gli interrogativi e le obiezioni circa il senso concreto della missione dei “volenterosi”. Cosa significa di preciso missione “strettamente difensiva”?  Difensiva contro chi o da che cosa?

Se la missione navale è davvero finalizzata alla protezione del traffico mercantile e alle operazioni di sminamento è facile immaginare che dopo gli accordi di pace (come prima dell’attacco di UDA e Israele all’Iran) non vi sarà nessun bisogno di proteggere i mercantili e lo sminamento lo faranno gli iraniani con il supporto eventuale dei paesi arabi del Golfo.

Senza accordo di pace la missione europea non prenderà il via ma dopo un accordo di pace il traffico nello Stretto di Hormuz si presume sarà già libero, senza bisogno di flotte internazionali che lo monitorino. Quindi, in ogni caso la missione europea appare del tutto inutile, funzionale solo a “mostrar bandiera” nelle acque del Golfo Persico per consentire alle “potenze” europee di coltivare l’illusione di risultare meno irrilevanti.

Immagini: Wikipedia, Keir Starmer/X, Royal Air Force e Marina Militare

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.

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