Trump sprona la Artificial Intelligence americana. Ma forse non basta

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La concorrenza cinese si fa sentire e gli Stati uniti corrono ai ripari. Non stiamo parlando di dazi commerciali ma dell’intelligenza artificiale, oggetto dell’ordine esecutivo che il Presidente Trump ha emanato lo scorso 11 Febbraio. Un segnale forte, visto che nella normativa statunitense l’ordine esecutivo ha forza di legge e viene promulgato per dare ordini alle agenzie federali sullo svolgimento di un determinato compito, ovvero nel caso specifico “Maintaining American Leadership in Artificial Intelligence”. Per chi non avesse tempo di leggere in dettaglio la norma ecco una super sintesi.

Il Presidente Trump suggerisce 5 principi:

1) L’Intelligenza Artificiale (AI) produce innovazione
2) L’AI deve avere degli standard
3) Nell’ambito dell’AI, la formazione è essenziale
4) L’AI deve essere affidabile
5) È necessario promuovere un ecosistema per favorire lo sviluppo e l’esportazione di AI nazionale, preservando nel contempo il know-how strategico.

E quindi passa subito ad elencare i sei obiettivi:

1) Il governo deve investire in AI
2) Dati, modelli e risorse federali devono essere condivisi con enti di ricerca e settore industriale per favorire lo sviluppo di AI
3) Ridurre le barriere che ostacolano lo sviluppo dell’AI
4) Occorre garantire specifiche condizioni per rendere sicura l’AI
5) Avviare subito programmi di formazione per lavoratori (anche federali) sull’AI
6) Deve essere definito un piano nazionale di azione (e di protezione) dell’AI.

Ed ora qualche considerazione.
Il Generale Mattis (fino allo scorso 20 dicembre Ministro della Difesa, prima di rassegnare le proprie dimissioni per divergenze sulla decisione di ritirare le truppe americane dalla Siria), aveva ragione: in questo settore, gli Stati Uniti non riescono a mantenere il ritmo di crescita della Cina e di altri Paesi.

L’ordine esecutivo non stanzia direttamente finanziamenti. Piuttosto rialloca denaro già disponibile, invitando le agenzie a privilegiare investimenti nel settore dell’AI. Uno scenario che sta sollevando molte critiche, soprattutto perché gli investimenti degli Stati Uniti finora sono stati anemici. Bloomberg stima (anche se, come spesso accade per le organizzazioni militari, non esistono dati ufficiali) che il Pentagono abbia investito in ricerca e sviluppo nel campo dell’AI solo 1,9 mi8liardi di dollari per il biennio 2017-2019 e la DARPA (Defence Advanced Research Project Agency) 5 miliardi per i prossimi cinque anni.

Tantissimi soldi per i canoni italiani, ma pochi per lo standard americano. Tanto più se si considera che le sole città di Shanghai and Tiajin hanno dichiarato un investimento di 15 miliardi di dollari.
Ribadito che chi vi scrive sogna per il proprio Paese investimenti anche solo di “pochi miliardi” per stimolare la ricerca in Artificial Intelligence, va riconosciuto un fattore oggettivo: nel settore dell’AI, la leadership si ottiene con azioni (politiche, finanziarie e sociali) immediate e aggressive.

 

Eugenio Santagata, Andrea MelegariVedi tutti gli articoli

Eugenio Santagata: Laureato in giurisprudenza presso l'Università di Napoli e in Scienze Politiche all'Università di Torino, ha conseguito un MBA alla London Business School e una LL.M alla Hamline University Law School. Da ufficiale ha ricoperto ruoli militari operativi per poi entrare nel settore privato dando vita a diverse iniziative nel campo dell'hi-tech. E' CEO di CY4Gate e Vice Direttore Generale di Elettronica. --- Andrea Melegari: Laureato in Informatica all'Università di Modena, è specializzato in tecnologia semantica a supporto dell'intelligence. Ha insegnato per oltre 10 anni all'Accademia Militare di Modena ed è Senior Executive Vice President, Defense, Intelligence & Security di Expert System. E' Chief Marketing & Innovation Officer di CY4Gate e membro del CdA di Expert System, CY4Gate e Expert System USA.

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