Il seminario della Fondazione ICSA su Terrorismo, criminalità e contrabbando

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Il 2 luglio, presso la Casa dell’Aviatore – circolo ufficiali dell’Aeronautica Militare, si è tenuto il seminario formativo dal titolo “Terrorismo, criminalità e contrabbando. Gli affari dei jihadisti tra Medio Oriente, Africa ed Europa,” organizzato dalla Fondazione ICSA e dall’Ordine dei Giornalisti-Lazio.

In una sala conferenze gremita di colleghi, il seminario ha visto la partecipazione di un panel di esperti d’eccezione: Il Generale (r) Leonardo Tricarico (nella foto sotto), presidente della fondazione ICSA e moderatore, il Dott. Alessandro Locatelli, economista e ricercatore di fama internazionale, la Dott.ssa Elettra Sartori, sociologa e codirettrice del rapporto di ricerca “Terrorismo, criminalità e contrabbando […]”, il Dott. Giancarlo Capaldo, magistrato e già procuratore aggiunto della Repubblica ed i Generali (r) Claudio Masci e Luciano Piacentini (analisti apprezzati anche dai lettori di Analisi Difesa), rispettivamente di Carabinieri ed Esercito, con una militanza anche nei servizi d’intelligence.

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Dopo l’indirizzo di saluto del Generale Tricarico, il Dott. Locatelli ha tracciato un’ampia panoramica sui traffici illeciti connessi al finanziamento del terrorismo jihadista – traffico di beni culturali, di esseri umani, di stupefacenti e medicinali, di sigarette e tabacco, di armi e di idrocarburi – rivolti verso l’Europa e l’Italia e loro modalità di sviluppo. In particolare ha sottolineato la loro evoluzione da specializzazione “di prodotto” ad una “di rete”: non più la singola merce, ma una rotta su cui contrabbandarne un ampio portafoglio. Il tutto attraverso una ben rodata sinergia economica tra jihadismo, criminalità organizzata e comune.

La Dott.sa Sartori ha presentato modelli e best practices di de-radicalizzazione. Dopo una distinzione tra radicalizzazione “ideologica” e “violenta”, ha messo in guardia sulla teoria del “nastro trasportare” – considerare certo il passaggio da convinzioni radicali ad azioni terroristiche – e sull’individuazione di “falsi positivi” – soggetti aderenti all’ideologia fondamentalista, ma non alla prassi terroristica – con conseguente spreco di risorse investigative ed il rischio di sollecitazione dell’opzione terroristica generata da false accuse.

La Dott.ssa ha poi parlato di interventi di disindottrinamento che insistono sulla dimensione dottrinale o settaria – il modello saudita – e di de-radicalizzazione attraverso un approccio comportamentale – modello indonesiano – oppure misto – il modello Aarhus danese. Dopo un ulteriore focus sulla radicalizzazione in carcere, l’intervento si è concluso sulla situazione italiana e sulle criticità dovute alla mancanza di un modello nazionale compiutamente delineato.

Il Dott. Capaldo ha esposto i riflessi che il terrorismo ha avuto sulla nostra legislazione e come in essa vi siano confluiti cultura e caratteristiche del nostro Paese. Particolare enfasi è stata posta dal Magistrato sulla “cultura giurisdizionale ad ogni costo” che ha caratterizzato il nostro approccio alla lotta al terrorismo, a differenza di altre Nazioni anche europee. Sull’attuale minaccia terroristica, il Dott. Capaldo ha indicato come si sia cercato di reagire anticipando quanto più possibile la soglia di punibilità; vale a dire criminalizzando tutti quegli atti prodromici alla realizzazione di un attentato: il reclutamento attivo e passivo, l’organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo, l’addestramento ed auto-addestramento, il finanziamento con finalità di terrorismo, l’apologia, l’introduzione di aggravanti per reati commessi con l’impiego di tecnologie informatiche ecc.

Il Generale Masci si è occupato della convivenza tra Fratelli Musulmani e Wahhabismo: una competizione globale di tipo politico per il controllo della Umma, la comunità dei credenti. Dopo un’introduzione storico-dottrinale ed una differenziazione delle due correnti – il Wahabismo con la sua applicazione integrale delle concezioni coraniche orientata verso il passato sacro ed idealizzato e la Fratellanza Musulmana con la volontà di combattere il colonialismo e restaurare il califfato attraverso principi democratici ed una riunificazione con gli sciiti – il Generale Masci ha effettuato un’accurata analisi dei vari teatri in cui tale competizione ha luogo, tra cui “mezzaluna sciita” – dall’Iran centrale verso Iraq, Siria, Libano, Turchia orientale, Arabia Saudita orientale, Pakistan e l’Afghanistan – e Libia. Per concludere, il Generale Piacentini ha indirizzato il suo intervento verso la dottrina Deobandì. Sorta all’interno dell’islam sunnita nel 1867 nella città di Deoband, India come reazione al colonialismo britannico, è finita sotto i riflettori a partire dal 1994, in Afghanistan coi Talebani, studenti educati nelle scuole coraniche attestate su tale dottrina. Gli ingenti finanziamenti provenienti dall’Arabia Saudita e dal Pakistan hanno fatto sì il wahabismo estremizzasse ancor di più la dottrina Deobandì, precludendo ogni forma di dialogo.

Gli argomenti del seminario trovano ampia trattazione in “Terrorismo, criminalità e contrabbando. Gli affari dei jihadisti tra Medio Oriente, Africa ed Europa;” progetto di ricerca che ha sviscerato i legami tra i ricavi di una moltitudine di traffici illeciti ed il finanziamento del terrorismo. Sintetizzato in un manuale formativo di 200 pagine, di cui è stato omaggiato ciascun partecipante al seminario, il rapporto è stato presentato l’8 marzo presso la Camera dei Deputati e nell’arco dell’anno sarà ancora oggetto di una serie di seminari formativi in giro per l’Italia.

Il tutto è nato da un bando internazionale lanciato da Philip Morris International nel 2016 con il programma PMI IMPACT, iniziativa globale a supporto di progetti contro traffici illegali e crimini correlati  che danneggiano l’economia e destabilizzano la società. L’iniziativa, giunta al secondo di tre round di finanziamento, è rivolta ad organizzazioni pubbliche, private e associazioni senza scopo di lucro con un budget di $ 100 milioni per progetti di ricerca, educazione e sensibilizzazione, azioni concrete a contrasto di attività illecite. La valutazione spetta ad un consiglio internazionale indipendente di esperti di legge, anti-corruzione e lotta al crimine organizzato.

La Fondazione ICSA, che dal 2009 si occupa di analizzare i principali fenomeni connessi alla sicurezza nazionale interna ed esterna, di consulenza e diffusione di una cultura dell’intelligence e della sicurezza in Italia, è risultata vincitrice del primo round di finanziamento – per un complessivo di $28 milioni – assieme ad altri 31 concorrenti provenienti da 18 Paesi.

L’approccio di ICSA è stato quello adottato dal giudice Falcone alla lotta al terrorismo mafioso: “follow the money” – segui il denaro. Un approccio d’intercettazione e contrasto basato su di una visione analitica e modernamente finanziaria della struttura criminale. Per il progetto “Fighting Terrorism on the Tobacco Road” la Fondazione si è avvalsa di un gruppo di ricercatori interdisciplinari quali investigatori ed analisti d’intelligence, sociologi ed economisti, geografi e storici, antropologi e massmediologi, proprio per la multidimensionalità, variabilità e complessità del fenomeno terroristico. Il lavoro non poteva prescindere da fonti certe e dati il più possibile aggiornati grazie alla collaborazione anche con Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia di Stato, Ministero dell’Interno, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Banca d’Italia.

L’obiettivo del rapporto è la sensibilizzazione di istituzioni e cittadini nei confronti di una minaccia che, seppur al momento non abbia ancora interessato il nostro Paese nelle sue forme più estreme, è ben presente e radicata nella nostra società.

La Fondazione ICSA ha condiviso delle riflessioni maturate e ponderate a freddo, libere da quella carica ed urgenza emotiva che contraddistingue, come spesso accade in Italia, interventi reattivi, effettuati soltanto all’indomani di accadimenti drammatici. Per le istituzioni, una differenza metodologica chiave per agire e confrontarsi in maniera innovativa ed efficace su temi di vitale importanza. Per giornalisti, operatori dell’informazione e semplici cittadini uno strumento indispensabile per la comprensione del terrorismo jihadista nei suoi legami con la criminalità organizzata.

 

Nato nel 1983 a Brescia, ha conseguito la laurea specialistica con lode in Management Internazionale presso l'Università Cattolica effettuando un tirocinio alla Rappresentanza Italiana presso le Nazioni Unite in materia di terrorismo, crimine organizzato e traffico di droga. Giornalista, ha frequentato il Corso di Analista in Relazioni Internazionali presso ASERI e si occupa di tematiche storico-militari seguendo in modo particolare la realtà delle Private Military Companies.

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