La Turchia è ufficialmente fuori dal Programma F-35

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La Casa Bianca ha ufficializzato in una nota che “sfortunatamente la decisione della Turchia di acquistare i sistemi missilistici da difesa aerea S-400 russi rende impossibile la prosecuzione del coinvolgimento nel programma degli F-35. Gli F-35 non possono coesistere con una piattaforma russa per la raccolta di informazioni di intelligence che sarà usata per conoscere le loro capacità avanzate”, si legge.

“Accettare gli S-400 mina gli impegni presi reciprocamente da tutti gli alleati Nato di non usare i sistemi russi. Questo avrà un impatto dannoso sulle interoperabiità turca con l’Alleanza” ha reso noto la Casa Bianca.

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“Gli Usa valutano ancora grandemente la nostra relazione strategica con la Turchia…continueremo a cooperare con la Turchia estensivamente”, aggiunge, ma “consapevoli dei limiti dovuti alla presenza degli S-400”.

La Turchia ha definito “ingiusta” la decisione Usa di escluderla dal programma per il caccia stealth che prevedeva l’acquisto di 100 F-35° di cui 2 già consegnati.

“Questo passo unilaterale non rispetta lo spirito di alleanza ne’ è basato su motivi legittimi”, ha detto il ministero degli Esteri turco in una dichiarazione. “E’ ingiusto rimuovere la Turchia, uno dei partner del programma F-35”

“Invitiamo gli Stati Unti a correggere questo errore, che è destinato a infliggere un danno irreparabile alle nostre relazioni strategiche” si legge nella nota.

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Procede intanto senza sosta la consegna degli S-400 che la Turchia ha acquistato dalla Russia: aerei atterrati presso la base di Murted Hava, 35 chilometri a nord ovest della capitale Ankara, sono la tredicesima e la quattordicesima spedizione da quando lo scorso venerdì sono iniziatele procedure di consegna dei pezzi dell’apparato militare, il cui acquisto ha suscitato molte polemiche.

A dare la conferma dell’arrivo dei due aerei il ministero della Difesa turco, attraverso il proprio account Twitter. Radar da rilevazione, unità di controllo, batterie per il lancio dei missili e radar da combattimento costituiscono quattro diverse unità che compongono l’intero sistema, che in base a quanto dichiarato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dovrebbe essere operativo ad aprile 2020.

Ankara ha più volte dichiarato che l’S-400 non sarà integrato nei sistemi Nato di difesa aerea garantendo che sarà al 100% sotto il controllo della Turchia e proponendo la formazione di una commissione congiunta per fugare ogni dubbio sul futuro utilizzo del sistema.

La Russia intanto ha fatto sapere che sono possibili trattative fra Mosca e Ankara per forniture di aerei da guerra russi alla Turchia.

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Lo ha detto il vice premier russo Iuri Borisov all’agenzia Interfax. Fonti turche hanno spiegato all’agenzia Bloomberg che Ankara potrebbe prendere in considerazione l’acquisto di jet militari russi (Sukhoi 35 o addirittura Sukhoi 57) nel caso in cui non dovesse ottenere i caccia americani F-35.

“Mosca è pronta a discutere di eventuali forniture di jet russi Su-35  (nella foto a lato) alla Turchia se Ankara si dirà interessata” ha dichiarato Serghiei Chemezov, capo della holding statale russa della tecnologia militare Rostec come riportato dall’agenzia di stampa Tass.

Lo stop agli F-35 turchi comporterà non pochi problemi anche al Programma del cacciabombardiere di Lockheed Martin non solo per rimpiazzare le aziende turche coinvolte nella produzione di parti del velivolo (soprattutto del carrello, della fusoliera, dei piloni per il carico delle armi e del motore F-135) ma anche per valutare l’incremento dei costi per ogni singolo velivolo acquisito dagli altri Paesi aderenti al programma considerato che Ankara era il quarto acquirente per numero di F-35 ordinati dietro solo a Usa, Gran Bretagna e Giappone.

Ankara aveva versato quasi 200 milioni di dillari per la fase di sviuppo del velivolo e i due F-35 già consegnati alla sua Aeronautica basati a Luke  (Arizona) verranno probabilmente ri-acquistati o girati ad un altro cliente. Pare comunque inevitabile che, in assenza di nuovi ordini o nuovi clienti che coprano i 100 velivoli a cui la Turchia è oggi costretta a rinunciare, gli incrementi di costo ricadranno sugli altri acquirenti, Italia inclusa.

 

Commento

La Turchia da tempo gioca su più tavoli per guadagnare autonomia, sia sul piano politico che militare: il boicottaggio americano sugli F-35 la spingerà ancora di più su questa strada e la allontanerà dalla Nato.

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L’ accordo russo-turco apre un nuovo scenario sulle relazioni turco-americane e solleva interrogativi sul ruolo della Turchia nella Nato in un momento in cui la Russia cerca di espandere la propria influenza e indebolire l’alleanza.

La Turchia ha un ambizioso programma: diventare nei prossimi anni completamente autonoma da un punto di vista militare, prodursi in casa tutto. Resta da vedere se l’iniziativa di Washington si tradurrà in un’ottica di più stretta alleanza con la Russia anche se in Siria per ora la collaborazione è puramente strumentale visto che le due potenze sono su posizioni diverse: Ankara teme l’offensiva di Damasco a Idlib sostenuta invece da Mosca.

FILE - This Jan. 28, 2018 file photo, Turkish troops take control of Bursayah hill, which separates the Kurdish-held enclave of Afrin from the Turkey-controlled town of Azaz, Syria. Nearly a month into Turkey's offensive in the Syrian Kurdish enclave of Afrin, hundreds of thousands of Syrians are hiding from bombs and airstrikes in caves and basements, trapped while Turkish troops and their allies are bogged down in fierce ground battles against formidable opponents. (DHA-Depo Photos via AP, File)

L’ esercito turco ha infatti rafforzato oggi la sua presenza al confine con la Siria e nelle regioni nord-occidentali siriane di Aleppo e Idlib. Lo riferiscono fonti e media siriani, secondo cui nelle ultime 24 ore nuovi rinforzi militari turchi sono giunti nellazona di Tell Rifaat, ad Afrin, a sud di Idlib nei punti di osservazione lungo la linea del fronte con le forze governativee russe.

Da mesi le autorità militari turche rafforzano le posizioni in Siria e lungo il confine meridionale con la Siria, anche nelle aree dove operano le forze curdo-siriane, nella zona di Manbji a ovest dell’ Eufrate.

Tornando aglla vicenda F-35 è possibile che adesso la Russia tenti di vendere altre armi ad Ankara,  i Sukhoi Su-57 che sono i caccia più avanzati russi, finora non esportati, o i Sukhoi Su-35. Ed è curioso se si ricorda che neppure 4 anni or sono, nel novembre 2015, i turchi abbatterono un bombardiere russo Sukhoi Su-24 ed Erdogan tentò di trascinare la Nato a combattere contro i russi in Siria. Ora la situazione è completamente ribaltata.

S 400 a Latakya

Sul piano geopolitico più generale, la decisione americana deve indurre a una riflessione anche in Europa: di fatto gli statunitensi condizionano pesantemente le scelte strategiche e in termini di acquisizioni armamenti dei loro clienti e/o alleati. Chi acquista tecnologia americana poi subisce forti condizionamenti in materia di politica di difesa.

Nel giugno scorso gli Stati Uniti hanno minacciato l’India (che non è nella NATO nè ha acquisito gli F-35) di gravi ripercussioni nelle relazioni militari, precludendo future cooperazioni se New Delhi dovesse confermare l’acquisto del sistema di difesa aerea russo S-400.

L’ accordo indo-russo potrebbe infatti comportare sanzioni statunitensi a Delhi in base al Countering America’s Adversaries Through Sanctions (CAATSA), istituito dal Congresso degli Stati Uniti sugli acquisti di armi dalla Russia.

@GianandreaGaian

(con fonte AGI)

Immagini, Twitter, AP, Anadolu, Sukhoi, Ministero Difesa Russo e Lockheed Martin

 

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Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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