Esplosioni a Beirut: 157 morti e 5mila feriti

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(aggiornato alle ore 14.00 del 6 agosto)

Due forti esplosioni nella zona portuale della città, avvenute nel pomeriggio del 4 agosto, hanno trasformato le case e le strade in un paesaggio di guerra. Le esplosioni sono state così forti da essere sentite fino a Tiro e Sidone ma pure a Cipro distante 240 chilometri), mentre le finestre delle case di moltissimi quartieri sono andati in frantumi, le auto sono state distrutte o sono esplose, molti alberi sono stati sradicati.

Al presente, secondo il ministero della Salute, vi sono almeno 100 morti, un centinaio di dispersi (secondo la Protezione civile libanese) e oltre 4.000 feriti, ma il bilancio è destinato a salire come conferma il direttore della Croce Rossa libanese, George Kettneh. Il bilancio dei danni materiali si aggira invece intorno ai 3,5 miliardi di dollari secondo il governatore di Beirut, Marwan Aboud che ha stimato in “oltre 300.000 i cittadini che non possono dormire nelle proprie case”.

Alcuni edifici sgretolati dallo scoppio hanno lasciato molte persone sotto le macerie che le squadre di soccorso stanno cercando di salvare mentre molti altri edifici sono stati gravemente lesionati e rischiano di crollare.

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Il direttore generale della Protezione civile, Raymond Khattar ha messo in guardia dal rischio di crollo di alcune infrastrutture nell’area portuale e nei quartieri circostanti. Le esplosioni sono avvenute in un’area del porto dove erano immagazzinate oltre 2.700 tonnellate di nitrato di ammonio, una sostanza chimica altamente esplosiva utilizzata per produrre alcuni fertilizzanti azotati.

Il primo a parlare di questa causa dell’esplosione era stato il ministro della Salute, Hamad Hasan, riferendo di un deposito che conteneva materiale esplosivo mentre il ministro degli Interni, Mohamed Fahmy, ha detto che si tratta di nitrato di ammonio altamente esplosivo e che era stato sequestrato sei anni fa dietro un mandato giudiziario su una nave mercantile diretta in Zambia. A quanto pare il materiale sequestrato è stato poi stoccato in un magazzino contenente petardi e materiale esplosivo e infiammabile.

Il direttore generale delle dogane libanesi, Badri Daher, ha affermato ad al-Arabiya, che alla magistratura libanese venne notificato per sei volte che il deposito di nitrato d’ammonio al porto di Beirut era pericoloso e che i funzionari della dogana avevano chiesto di trasferire il materiale ma l’autorizzazione non venne mai concessa.

Il governo libanese ha deciso oggi di porre agli arresti domiciliari tutti i funzionari del porto di Beirut che dal 2014 erano responsabili dello stoccaggio di nitrato di ammonio e della sua sicurezza.

Il ministro della Sanità, Hamad Hasan, ha invitato tutti i cittadini di Beirut che ne hanno la possibilità di lasciare la città poichè i materiali pericolosi sprigionati nell’aria dalle due esplosioni sono potenzialmente tossici se respirati a lungo. Secondo le prime ricostruzioni, infatti, le esplosioni avrebbero diffuso nell’aria biossido di azoto, un gas tossico rilasciato da del nitrato di ammonio.

Michel Aoun, ha convocato il Consiglio supremo di difesa, e ha definito “inaccettabile” il fatto che 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio siano rimaste immagazzinate per sei anni nel porto di Beirut senza misure di sicurezza. Il premier, Hassan Diab, ha assicurato che tutti i responsabili di “questa catastrofe saranno chiamati a risponderne”.

E intanto fonti israeliane suggeriscono che quel magazzino venisse utilizzato da Hezbollah: affermazione per ora priva di riscontri ma è vero che il nitrato di ammonio è stato a lungo utilizzato da gruppi insurrezionali per produrre ordigni. Negli anni scorsi l’Afghanistan cessò di importare fertilizzanti di quel tipo dopo che apparve chiaro che i Talebani lo utilizzassero per produrre IED (Ordigni esplosivi improvvisati).

Il nitrato di ammonio è stato il componente principale anche della bomba che la mattina del 19 aprile del 1995 causò la devastante esplosione al Palazzo Federale di Oklahoma City, uccidendo 168 persone e ferendone circa 850. L’ordigno era collocato su un camion parcheggiato all’ingresso nord dell’edificio federale nel centro di Oklahoma City e la sua deflagrazione provocò danni materiali a oltre trecento edifici. L’attentato terroristico venne effettuato da Timothy McVeigh e Terry Nichols, il primo giustiziato l’11 giugno del 2001 e il secondo condannato all’ergastolo senza condizionale

L’ipotesi che la devastante esplosione a Beirut sia frutto di un attacco deliberato non trova finora conferme e neppure il Pentagono la ritiene credibile. Fonti anonime sentite dalla CNN hanno riferito che “se ci fossero indicazioni che qualcuno nella regione avesse scatenato un attacco di questa portata, gli Stati Uniti sarebbero costretti ad aumentare la protezione delle proprie truppe e dei propri interessi in Medio Oriente, se non altro nel timore di ulteriori attacchi in risposta”. Tuttavia, prosegue la fonte, finora non è arrivata alcuna indicazione in tal senso”.

Le esplosioni avevano un potere esplosivo pari a un decimo di quello scatenato dalla bomba nucleare di Hiroshima, lanciata 75 anni fa, secondo uno studio dell’università di Sheffield (Gran Bretagna) che annovera quella di Beirut come “una delle più grandi esplosioni non-nucleari della storia”.

Diversi analisti sospettano che le esplosioni siano avvenute perché nel porto vi erano dei depositi di armi ma il presidente Aoun ha confermato che le esplosioni sono state causate da 2750 tonnellate di nitrato di ammonio immagazzinate senza sicurezza in un deposito.

Mentre fonti di intelligence raccolte da Tgcom24 riferiscono che una fazione sciita libanese avrebbe organizzato l’attacco grazie all’aiuto di complici che lavorano al porto di Beirut si intensificano le pretese dell’apertura di  un’inchiesta internazionale. Tutti gli ex premier libanesi, all’opposizione rispetto al presente governo, hanno domandato ieri una inchiesta “internazionale o araba”, dato che le esplosioni hanno “minato la fiducia dei libanesi verso il governo”. Nel gruppo sono compresi Fouad Siniora, Saad Hariri e Tammam Salam ma tale richiesta è stata avanzata anche dal partito di Walid Joumblatt e da Marwan Hamadé.

Tra le vittime dell’esplosione anche il segretario generale del partito Kataeb, Nazar Najarian, è rimasto ucciso nella potente esplosione avvenuta oggi a Beirut. Lo riferisce l’agenzia di stato libanese Nna. Najarian si trovava nel suo ufficio quando è avvenuta l’esplosione. E’ morto a seguito delle ferite riportate.

Il premier Hassane Diab ha annunciato una giornata di lutto nazionale, la costituzione di una commissione d’inchiesta e ha proclamato lo stato d’emergenza a Beirut per due settimane mentre il presidente Michel Aoun ha convocato una riunione urgente del Consiglio superiore della Difesa. Il primo ministro ha inviato un appello urgente ai Paesi amici e fraterni perchè sostengano il Libano e lo aiutino a guarire le ferite.

La Francia sta inviando in Libano 55 uomini della Protezione civile e 15 tonnellate di attrezzature, oltre a un presidio sanitario mobile, comprendente 6 tonnellate di aiuti per la presa in carico di 500 feriti. Lo ha annunciato l’Eliseo. Squadre di soccorritori sono giunte a Beirut dalla Grecia e dall’Olanda, la Giordania ha inviato un ospedale da campo mentre aiuti umanitari e soccorsi sono stati offerti anche da Turchia mentre l’Italia sta inviando due velivoli C-130 dell’Aeronautica che trasporteranno in Libano 8 tonnellate di materiale sanitario e squadre dei vigili del fuoco e della Difesa (7° Reggimento Difesa CBRN “Cremona”).

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Da giorni nel Paese vi sono minacce dal sud e dal nord. Nel sud, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito che egli è pronto a una guerra per fermare le violenze degli Hezbollah. Nel nord, vi sono movimenti di armi (provenienti dalla Turchia), che potrebbero essere usate contro gli sciiti di Hezbollah, in attesa della sentenza definitiva del Tribunale internazionale che doveva far luce sull’assassinio del defunto primo ministro Rafik Hariri.

Israele ha subito diffuso una dichiarazione in cui si dice estranea all’esplosione e ha offerto aiuti sanitari per curare i feriti ma si pone qualche domanda anche circa la sicurezza dei suoi porti, in particolare quello di Haifa dove sono presenti enormi serbatoi di carburante, uno di bromo e molta ammoniaca, secondo quanto riporta la stampa israeliana.

Anche l’Iran, per bocca del ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, ha espresso la sua vicinanza al “resiliente” popolo libanese. A caldo alcune fonti avevano spiegato inizialmente che era esploso un deposito di fuochi d’artificio attaccato da un incendio che in precedenza si era propagato nell’area ma le dimensioni della deflagrazione avevano subito smentito questa ipotesi.

Altri sostengono che sarebbe esploso un deposito di razzi di Hezbollah, la milizia sciita filo-iraniana che ha fatto sapere di non ritenere possibile che si sia trattato di un attacco israeliano.

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In precedenza, fonti stampa citate dal sito informativo “Lebanon 24” hanno riferito di una forte esplosione avvenuta a Beirut davanti all’ingresso di Bayt al Wasat, sede del partito Al Mustaqbal. Incerto il numero delle vittime di questo attentato ma secondo quanto dichiarato dall’emittente “Lbci”, “Saad Hariri (leader di Al Mustaqbal ed ex capo del governo) sta bene”.

L’esplosione arriva in un momento molto critico per il Libano che sta già lottando per porre fine alla peggiore crisi economica dalla guerra civile del 1975-90: una crisi di liquidità ha portato le banche a imporre controlli sul capitale e la sterlina libanese a crollare

Venerdì inoltre è attesa la sentenza del Tribunale speciale per il Libano (Tsl), con sede all’Aja, sull’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri, ucciso il 14 febbraio del 2005 con altre 21 persone. Tutti e quattro gli indagati sono membri del gruppo Hezbollah, che ha però sempre negato qualsiasi ruolo nella morte di Hariri.

La Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) dice che alcuni uomini della componente navale sono stati feriti – alcuni in modo grave – dall’esplosione che ha scosso Beirut oggi. “L’Unifil sta trasportando le forze di pace ferite agli ospedali più vicini per le cure mediche”, ha detto l’organismo in una dichiarazione. “L’Unifil sta attualmente valutando la situazione, compresa l’entità dell’impatto sul personale dell’Unifil”. Anche una nave della task force marittima è stata danneggiata dall’esplosione.

“Siamo con il popolo e con il governo del Libano in questo difficile momento e siamo pronti ad aiutare e a fornire qualsiasi tipo di assistenza e supporto”, ha detto il capo missione e comandante della forza dell’Unifil, il generale maggiore Stefano Del Col. “Un nostro militare è rimasto lievemente ferito: la mia vicinanza a lui, alla sua famiglia e a tutti i militari italiani”, ha scritto il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, su Twitter.

Il militare italiano rimasto ferito nell’esplosione  ha riportato una “frattura alla mano”, ha riferito il tenente colonnello Marco Mele, portavoce del contingente italiano in Libano. Parlando all’agenzia di stampa Adnkronos, l’ufficiale ha rivelato che i 12 militari italiani che ieri si trovavano a Beirut e che sono impiegati nel Reggimento gestione aree di transito (responsabile dell’entrata ed uscita di uomini, mezzi e materiali da e per il Libano), sono stati trasferiti nella base del contingente nazionale di Shama, nel Sud,  dove sono “arrivati stamattina all’alba”.

 

Il commento di Gianandrea Gaiani

I Paesi che hanno a cuore il Libano, e l’Italia dovrebbe essere tra questi, dovrebbero cercare di dare una mano al governo attuale o comunque di stabilizzare la situazione per evitare un crollo che avrebbe conseguenze importanti e altererebbe ulteriormente gli equilibri creando nuove micce alle porte dell’Europa. E’ nell’interesse della comunità internazionale aiutare oggi più che mai il Libano per impedirne il tracollo economico, politico e sociale.

Il governo libanese resta debole e tutti gli sponsor esterni stanno cercando di tirare l’acqua al loro mulino. La sfida ora sarà trovare un’intesa tra gli iraniani che sostengono Hezbollah, tra i sauditi che appoggiano Hariri, tra i turchi che sostengono forze sunnite, per tenere in piedi un Paese che altrimenti rischia di essere condannato a venire smembrato in aree di influenza. O si trova una larga intesa oppure si rischia sull’onda degli scontri sociali che il Libano venga travolto dal caos.

Non ha senso sperare in un intervento significativo della Ue: L’Europa non esiste a Lampedusa, figuriamoci a Beirut. Quelli che possono intervenire sono i singoli stati europei. La Francia ha già inviato aiuti e domani Emmanuel Maron sarà a Beirut, l’Italia ha inviato squadre di soccorritori e aiuti umanitari ma non ha annunciato finora azioni più significative e la Gran Bretagna sta valutando di fornire sostegno finanziario.

Circa le cause dell’esplosione suscita perplessità che qualcuno abbia mantenuto un deposito così consistente di un prodotto che può esplodere, sequestrato su una nave diversi anni fa, e lasciato per tanti anni in un porto, in una zona densamente popolata, vicino a un deposito di fuochi d’artificio o un deposito clandestino di munizioni,  da dove sarebbe scaturita la prima esplosione che ha innescato la gigantesca deflagrazione.

Che si sia trattato davvero di nitrato di ammonio o, come sostengono diversi esperti, a esplodere sia stato un deposito contenente tonnellate di armi ed esplosivi militari, resta però evidente che qualcuno ha lasciato nel porto una bomba gigantesca pronta ad esplodere ed è strano che si lasci un deposito come quello in un punto del genere, tra l’altro in un Paese nel quale Israele compie regolarmente attacchi militari per colpire installazioni di Hezbollah.

Il capo delle dogane libanesi ha detto che aveva già chiesto alla magistratura di imporre lo sgombero di quel materiale, ma senza successo. Volendo dar credito a questa versione in assenza di prove di un attentato o di dolo non si possono escludere responsabilità della burocrazia, pigrizie e lentezze amministrative.

 

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