Tre attacchi contro obiettivi anglo-americani a Baghdad

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Nelle ultime 24 ore in Iraq almeno tre diversi attacchi hanno colpito istallazioni militari o diplomatiche straniere, a conferma di una escalation della tensione nel Paese acuita dalla lotta a corruzione e gruppi armati lanciata dall’attuale governo. Fonti della sicurezza riferiscono che non si sono verificate vittime o feriti negli attentati, ma resta il clima crescente di “pressione” verso l’esecutivo minacciato da più fronti.

Ieri mattina un ordigno rudimentale è esploso al passaggio di un veicolo dell’ambasciata britannica, di ritorno dall’aeroporto. L’attacco, il primo in oltre 10 anni verso un mezzo del governo di Londra, è avvenuto nei pressi della Zona Verde, l’area ad alta sicurezza al centro della capitale che ospita sedi diplomatiche, istituzioni internazionali e uffici governativi.

Nella notte due razzi Katyusha hanno cercato di raggiungere l’ambasciata americana, anch’essa all’interno della Zona Verde. Il sistema di difesa C-RAM (Counter-Rocket, Artillery, and Mortar) in dotazione alla rappresentanza diplomatica ha sventato la minaccia.

L’apparato di difesa di punto, installato a inizio anno a difesa dell’ambasciata, rileva il possibile arrivo di munizioni o esplosivi e si attiva intercettandoli con raffiche del cannone a tiro rapido Vulcan M-61 da 20 millimetri (vedi il video qui sopra).

Il terzo attacco, primo in ordine di tempo, è avvenuto alle prime ore del 14 settembre quando due ordigni esplosivi hanno centrato un convoglio di mezzi e rifornimenti degli Stati Uniti.

Fonti dell’intelligence affermano che dietro gli attacchi vi sarebbero gruppi o milizie para-militari legate all’Iran. Si tratterebbe di ritorsioni contro l’agenda riformista del Primo Ministro Mustafa al-Kadhemi, che finirebbe per privare questi gruppi di fondi e finanziamenti essenziali nella loro lotta.

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In questi giorni il gabinetto del premier ha infine annunciato un cambio consistente ai vertici di alcuni settori chiave, fra i quali la Banca centrale, la commissione per la lotta alla corruzione e quella sugli investimenti. Nomine che vanno nella direzione di una maggiore trasparenza e rigore nella gestione dei fondi pubblici e delle casse dello Stato. L’Iraq è fra le prime 20 nazioni al mondo per corruzione secondo Transparency International, con almeno 340 miliardi di fondi pubblici che, dal 2003 a oggi, sono finiti nelle tasche di trafficanti, politici e imprenditori senza scrupoli.

(con fonte AsiaNews)

Foto US Army

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