Afghanistan: ritiro lampo per USA e NATO

1. Caricamento di un elicottero (002)

 

Gli alleati Nato “hanno deciso a metà aprile di iniziare il ritiro delle forze della missione Resolute Support dal primo maggio. Il ritiro è iniziato”, ha affermato il 29 aprile un alto funzionario Nato a Bruxelles parlando di un ritiro “ordinato, coordinato e deliberato”.

“La sicurezza delle nostre truppe rimarrà una priorità assoluta in ogni fase, e stiamo adottando tutte le misure necessarie per proteggere il nostro personale. Non possiamo entrare ora nei dettagli operativi”, compresi “i numeri delle truppe o le scadenze temporali per le singole nazioni. Qualsiasi attacco dei Taliban durante il ritiro avrà una forte risposta. Prevediamo di completare il ritiro in pochi mesi”, conclude.

U.S. Marines lower their flag during a handover ceremony, as the last U.S. Marines unit and British combat troops end their Afghan operations, in Helmand October 26, 2014. REUTERS/Omar Sobhani

Secondo indiscrezioni la completa evacuazione dell’Afghanistan da parte delle truppe della Coalizione potrebbe concludersi anche prima della data simbolica indicata dal presidente Biden nell’11 settembre di quest’anno presso il comando operativo a Kabul ma secondo quanto riferiscono fonti riprese dall’Agenzia Nova, sono in corso discussioni per anticipare la scadenza al 4 luglio, altra data simbolica per gli USA.

Lo stesso 29 aprile la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre ha annunciato che “il ritiro è in corso” e gli alleati europei sembrano pronti ad accelerare i piani di ritiro anche in base alle dimensioni dei contingenti ancora dislocati nello stato asiatico.

L’Afghanistan dipende in maniera massiccia dagli aiuti internazionali e “lo sanno anche i talebani”. Questa cooperazione “certamente non potrà proseguire” se i talebani annulleranno quanto ottenuto in materia di “Stato di diritto e standard democratici” ha affermato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, in visita a Kabul.

Una valutazione tutta da verificare nei fatti che da un lato sembra tesa a esprimere ottimismo e fiducia al governo di Kabul ma dall’altra non sembra basata su basi solide: se i talebani privilegiassero gli aspetti economici a quelli ideologici avrebbero accettato accordi di pace accomodanti già molti anni or sono invece di continuare a combattere a prezzo di gravi perdite.

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Ieri intanto la Germania ha ritirato gli ultimi 20 funzionari della polizia tedesca dispiegati nel Paese centro-asiatico (19 a Kabul e uno a Mazar-i-Sharif) come istruttori e consulenti della Afghan National Police.

Gli istruttori tedeschi hanno operato presso l’Accademia nazionale di polizia a Kabul e presso la Scuola sottufficiali di Mazar-i Sharif, hanno addestrato la polizia criminale e la polizia di frontiera afghane per un totale di oltre 80 mila agenti afghani dal 2002.

addestrati dalla missione della Germania. “Ora la polizia afghana e’ sola”, conclude la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”.

Anche i 1.100 militari del contingente tedesco schierati a Mazar-i-Sharif hanno cessato le attività addestrative e di supporto alle truppe di Kabul per concentrarsi sulle operazioni logistiche legate al ritiro. Dal 2002 i tedeschi in Afghanistan hanno registrato 59 caduti, di cui 35 in combattimento.

Anche la Romania ritirerà già dai prossimi giorni tutti i 615 militari e le oltre 80 tonnellate di materiali ed elementi logistici del suo contingente che saranno rimpatriati con aerei militari nazionali e della coalizione.

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Oltre ai militari, gli Starti Uniti hanno ordinato la partenza del personale non essenziale dalla loro ambasciata a Kabul, a causa dell’aumento delle minacce. Il Dipartimento di Stato, ha riferito il 27 aprile su Twitter l’ambasciatore americano ad interim nella capitale afghana, Ross Wilson, ha “ordinato la partenza dall’Ambasciata degli Stati Uniti a Kabul di dipendenti del governo americano che potrebbero svolgere le loro funzioni altrove”. La decisione è stata presa, ha aggiunto, “alla luce dell’aumento della violenza e delle minacce a Kabul”.

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Almeno 25 persone sono rimaste uccise e oltre 60 ferite nell’esplosione di un’autobomba a Pul-i-Alam, capoluogo della provincia afghana di Logar, a Est di Kabul, alla vigilia del ritiro ufficiale delle truppe Usa dal Paese. Lo riporta l’emittente Tolo News, citando il capo del consiglio provinciale Hasib Stanekzai. L’esplosione è avvenuta il 30 aprile vicino a una guesthouse che ospitava studenti, arrivati in città per sostenere l’esame di ammissione all’università. Nell’attentato sono stati danneggiati anche un ospedale e una casa privata.

Secondo il ministero dell’Interno, i morti sarebbero invece 14, mentre altre 90 persone sarebbero rimaste ferite. Il governo afgano ha accusato i talebani per l’attentato.

Circa le aspettative poco incoraggianti per gli sviluppi successivi al ritiro delle forze USA/NATO, ieri due membri di al-Qaeda hanno dichiarato in un’intervista rilasciata alla CNN attraverso intermediari che “la guerra contro gli Stati Uniti andrà avanti su tutti gli altri fronti a meno che non vengano cacciati dal resto del mondo islamico”.

 

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