La disputa per le risorse energetiche off-shore tra Malta e Libia. E l’Italia?

Media maltesi hanno diffuso la notizia che il proprio Governo avrebbe concesso permessi di ricerca energetica alla Chevron in aree della Piattaforma continentale (Pc) ad est ed ovest dell’Isola indicate nella mappa qui sotto, oggetto di contenzioso con Libia, Italia e Tunisia. Pur trattandosi di notizia ufficiosa (e perciò forse avente natura di “ballon d’essai” ) se ne vuole qui parlare per i riflessi sulle relazioni che il nostro Paese ha non solo con Malta ma anche con la Libia quale Paese i cui spazi marittimi adiacenti ai nostri sono ancora da concordare.

Fig. 1: in linee diagonali i blocks offshore concessi da Malta; il Block disconosce platealmente i diritti italiani (Fonte: Times of Malta)
La policy maltese pare quella di avanzare unilateralmente proprie pretese contro la Libia, ignorando il nostro diritto ad essere il frontista di Tripoli. Valletta sembra anche voler fare da sponda alle pretese greche sulla Piattaforma continentale (PC) a sud di Creta in cui licenze offshore sono state concesse alla Exxon Mobile in zone di overlapping con la PC libica.
L’interesse italiano è di varia natura: geostrategico perché le acque a sud-est della Sicilia sono il nostro “estero vicino” con la Libia, ma anche di sfruttamento energie fossili e rinnovabili, protezione infrastrutture critiche, tutela ecosistemi.
Giunti al punto in cui siamo, l’Italia deve vincere la sua riluttanza ad assumere posizioni nette, magari cercando di avviare con spirito di buon vicinato un negoziato trilaterale con Libia e Malta relativo a Zona economica esclusiva (Zee) e sottostante PC: entrambe, per quanto giuridicamente distinte, di fatto hanno valenza simile e possono essere delimitate con un unico confine.
Mosse Libico-Maltesi
Sin dal 1981 Malta non ha mai modificato la sua pretesa ad una vasta PC (vedi la mappa sopra) che si sovrappone in parte ad aree rivendicate da Italia e Libia.
La disputa con la Libia è stata deferita alla Corte di Giustizia portando ad una sentenza del 1985 parzialmente risolutiva del caso: la Corte infatti affermò che a est e ovest di Malta nelle aree in Fig. 2 vi erano “interessi di Stati terzi”. Tra questi rientra a pieno titolo l’Italia, essendo intervenuta avanti alla Corte per sostenere i propri diritti vicino alle Pelagie e soprattutto ad est del meridiano 15°10’, nella stessa area pretesa da Malta sino al punto terminale della Pc Italia-Grecia.

Fig. 2: Aree ad ovest ed est di Malta lasciate impregiudicate dalla Corte Internazionale Giustizia (Fonte: ICJ)
Dopo questa sentenza Italia e Libia non hanno mai avviato trattative, mentre Libia e Malta nel 1986 hanno delimitato parzialmente la loro Pc secondo i dettami della Corte lasciando irrisolto lo status delle altre aree in contestazione.
Italia e Malta avevano già avviato un negoziato – ad oggi, dopo più di quarant’anni, ancora in corso – in cui Valletta è ferma nel richiedere l’applicazione rigida dell’equidistanza senza considerare circostanze rilevanti come lo scarso sviluppo costiero rispetto alle coste rilevanti di Italia e Libia.
La prova di ciò si trae da fatti recenti.
Lo scorso anno Tripoli ha delimitato unilateralmente la propria PC (Fig. 3) attribuendo effetto ridotto a Malta ed all’isola di Creta. Con l’occasione ha però riconosciuto espressamente i diritti dell’Italia: nella NV del 27/5/25 depositata alle NU afferma che “Starting from point 12, the maritime boundary follows the median line between the Italian mainland, including the isle of Sicily, and the Libyan mainland with the straight baseline across the mouth of the Gulf of Sirte…”.
In risposta, Valletta ha protestato con la NV 1767/2025 in cui dichiara l’illegittimità del confine libico disconoscendo qualsiasi diritto dell’Italia verso est. Tra le ragioni di contestazione addotte vi è la chiusura del Golfo della Sirte (non riconosciuta da USA ed UE) adoperata dalla Libia per spostare verso il largo la propria PC.
Da ultimo, come detto, si è avuta notizia di licenze di esplorazione offshore rilasciate da Valletta proprio nell’area di overlapping con la PC di Italia e Libia.

Fig. 3: spazi marittimi pretesi dalla Libia; si noti il limite della Pc (Fonte: UN Doalos)
Confini provvisori Zee e Pc Italiana
L’Italia, dopo l’exploit dell’intervento alla CIG del 1985, ha raramente lasciato trapelare le sue reali intenzioni sugli spazi marittimi circostanti. Istituita la Zona Economica Esclusiva (Zee) nel 2021 con una scarna legge quadro, l’anno scorso abbiamo poi emanato un DPR che stabilisce Zee provvisorie con Croazia e Grecia (adottando i limiti già stabiliti per accordo) e si tiene molto al di qua del consentito nelle altre zone.
Il risultato – al netto delle buone intenzioni di non compromettere successivi accordi coi vicini – è che le Zee provvisorie italiane (Fig. 4) davanti Algeria e Malta sembrano implicitamente riconoscere le pretese delle controparti, benché nel DPR ci sia una “clausola di salvaguardia” che fa salvi successivi nuovi spazi di Zee a seguito di accordi. In particolare, il limite ad est della Sicilia potrebbe essere interpretato come confine speculare a quello preteso da Malta (v. Fig. 1).

Fig. 4: Zee provvisorie istituite DPR 193-2025 (Fonte Relazione illustrativa DPR)
Eccessivamente cauto era stato d’altronde il nostro Paese nello stabilire aree della propria Pc aperte alla ricerca. Nella cartina in Fig. 5 dell’ex MISE (ora la competenza e del MASE, DG infrastrutture e sicurezza) si erano infatti lasciate impregiudicate sia aree a sud-ovest della Sardegna (poi pretese dall’Algeria), sia ad est di Malta in cui ricade il block 1 ora concesso alla Chevron.

Fig. 5: Aree Pc aperte alla ricerca; si noti che esse non raggiungono il potenziale limite a sud della Sardegna e ad est di Malta (Fonte ex MISE)
Interessi energetici italiani
E’ noto che la partecipazione di ENI allo sfruttamento del gas esistente nei nostri fondali (soprattutto in Adriatico e nel Canale di Sicilia) è stato un fattore positivo per la marittimità italiana, favorendo nel secolo scorso la definizione degli accordi di delimitazione della PC con ex Jugoslavia, Albania e Tunisia.
Ora la situazione è cambiata per la nostra scelta di limitare le attività di ricerca di nuovi giacimenti di gas o di fonti geotermiche nella PC italiana, contando sull’import di gas da Algeria, Libia e Azerbaigian. Per non dire dei veti incrociati che impediscono di avviare attività di eolico offshore nei nostri mari, salvo partecipare con GreenIT SpA al progetto di rinnovabili avviato da Malta nella sua Zee.
Comunque sia, al di là delle effettive intenzioni, tutto questo crea uno stallo interpretabile come disinteresse a sfruttare sotto giurisdizione italiana le risorse non viventi marine potenzialmente rivendicabili.
Interessi strategici
Il discorso cambia se si considera il nostro attivismo navale nel sorvegliare Zee e PC per contrastare le minacce ibride della Flotta ombra di Mosca, scongiurare il terrorismo marittimo, proteggere le infrastrutture critiche posate sulla PC. Anche in questo campo, non si può tuttavia prescindere dalla definizione i limiti della giurisdizione italiana nelle aree extraterritoriali.
La recente approvazione della Legge 9-2026 sulla dimensione subacquea pone infatti con urgenza l’esigenza di ufficializzare i potenziali limiti della nostra PC. A questo fine si potrebbero utilizzare quelli nella cartina in Fig.5, in modo da avviare intese di sorveglianza joint coi vicini nelle aree di overlapping.
Interessi protezione ambientale
Rilevante e riconosciuta internazionalmente è la volontà italiana di proteggere l’ambiente marino. Basti ricordare che, prima di istituire la Zee, nel 2011 abbiamo creato nel Tirreno e nel Mar Ligure una Zona di protezione ecologica (Zpe); nel 1999 avevamo invece concordato con Francia e Monaco Principato l’istituzione del Santuario dei Mammiferi nelle Bocche di Bonifacio.
Iniziative simili sono state ipotizzate nel Canale di Sicilia ma i ridotti mezzi dei Paesi rivieraschi ne hanno sinora impedito la realizzazione. Proprio in quest’area si è verificato al largo della Libia l’incidente della “Arctic Metagaz” (nave della Flotta ombra russa colpita da droni partiti dalla Libia) che ad oggi è ancora alla deriva avanti alla Cirenaica in cui è emersa la limitata possibilità di intervento di Malta e Libia.
Tra i motivi per ritenere valida la rivendicazione italiana sull’area ad est di Malta si deve quindi mettere in conto anche la nostra capacità di garantire adeguata protezione ad aree marine distanti dalle coste nazionali.
Conclusioni
Tutto porta a ritenere che l’Italia -da grande Paese marittimo qual è- debba fare sistema per far adeguatamente valere i suoi diritti ed interessi. Per fortuna la governance del mare ora facente capo al Ministero delle Politiche del mare quale Autorità delegata dalla Presidenza del consiglio, prevede un’azione di coordinamento interministeriale.
Stabilire una linea e farla applicare dai vari Ministeri competenti in materia marittima è una priorità ed una condizione ineludibile: l’obiettivo è evitare che il nostro Paese, nonostante il grande sviluppo costiero, le rilevanti capacità di “Azione dello Stato sul mare” assicurate da Marina, Guardia costiera e GdF, le ingenti risorse industriali , i consolidati rapporti d’amicizia con tutti i vicini, resti indietro nella competizione per le Zee mediterranee a causa di incertezze, ritardi o peggio ancora rinunce.
Foto: DepositPhotos.com
Fabio CaffioVedi tutti gli articoli
Ammiraglio in congedo, docente a contratto di "Introduzione geopolitica e diritto internazionale del mare" presso l'Università di Bari. E' autore del "Glossario di Diritto del Mare", RM, 2020 disponibile in https://www.marina.difesa.it/media-cultura/editoria/marivista/Documents/supplementi/Glossario_di_diritto_del_mare_2020.pdf







