Sempre più muri per fermare i migranti illegali in Europa

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La previsione di nuovi flussi migratori illegali diretti in Europa dall’Afghanistan in aggiunta ai flussi ornai consolidati dall’Asia e dall’Africa, sta determinando il “fiorire” di muri anti-migranti in diverse nazioni di confine dell’Europa.

Un tema ricorrente quello dei muri, che al di là delle valutazioni “politically correct”, rappresentano l’unica reale risposta a flussi migratori indesiderati che dopo gli eventi di Kabul rischiano di rappresentare una ulteriore minaccia per la sicurezza dell’Europa tenuto conto che molti pakistani di etnia pashtun (presente in Afghanistan e Pakistan) si presenteranno ai confini della Ue privi di documenti definendosi afghani per ottenere asilo.

La storia dei muri europei è recente ma travagliata. Il primo fu il muro ungherese ai confini con la Serbia, istituito nel 2015 per fermare i flussi che attraverso i Balcani portarono quasi due milioni di clandestini asiatici in Europa.

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La Ue criticò aspramente l’iniziativa di Orban (nella foto sopra, risalente al 2019, con l’allora ministro dell’interno italiano Matteo Salvini) ma poi sembra aver cambiato idea sostenendo e finanziando altri muri. Ad esempio quello a triplo reticolato che la Spagna ha disteso ai confini con le énclaves di Ceuta e Melilla, territori spagnoli sulle coste marocchine.

O quello eretto nel luglio scorso dalla Lettonia alla frontiera con la Bielorussia, per fermare il flusso di migranti africani e mediorientali che entrano nel paese baltico attraverso l’ex repubblica sovietica.   “Una recinzione di fil di ferro è il primo passo”, aveva spiegato il ministro dell’Interno Agne Bilotaite, “in un secondo momento procederemo con la costruzione di una barriera fisica”.

Cioè un vero e proprio muro lungo 92 chilometri che si unisce a quello di 508 chilometri eretto dalla Lituania e che verrà completato entro settembre.

 

I muri dell’Est

Il governo finlandese aveva contribuito inviando in Lettonia e Lituania agenti e veicoli in Lettonia e Lituania per aiutare a frenare l’immigrazione illegale al confine con la Bielorussia e l’agenzia Ue delle frontiere (Frontex) ha invitato gli Stati membri ad aiutare Lettonia e Lituania con il pattugliamento dei confini. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, affermò che i confini della Lituania sono i confini dell’Europa. “L’Ue ha deciso sanzioni contro la Bielorussia e continua a lottare per la promozione dei nostri valori”, ha continuato Michel aggiungendo che “le autorità bielorusse strumentalizzano la migrazione irregolare per fare pressione sull’Ue e sulla Lituania”.

La Commissaria Ue agli interni Ylva Johansson sottolineò che tra i clandestini “la maggior parte è di nazionalità irachena, ma ci sono anche congolesi e camerunensi” che pagano “15 mila euro per attraversa le frontiera”. Cifre che in Iraq e Africa rappresentano una fortuna.

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Il 25 agosto anche la Polonia ha iniziato costruire un muro anti-migranti al confine con la Bielorussia: una recinzione, alta 2,5 metri che avrà le stesse caratteristiche di quella eretta dall’Ungheria al confine con la Serbia nel 2015, secondo quanto ha affermato il ministro della Difesa polacco Mariusz Blaszczak.

Confermato un maggiore impegno dell’esercito che già schiera 900 militari al fianco delle guardie di frontiera, lungo i 400 chilometri di confine.

Secondo Varsavia, 1.935 persone hanno tentato di entrare sul suo territorio la scorsa settimana: 1.175 sono stati respinti e 760 sono finiti nei centri per i migranti. L’aspetto paradossale è che la Ue sembra sostenere senza esitazioni la politica dei muri ma mostra di preoccuparsi solo per le condizioni degli afghani, oggi al entro dell’attenzione per i fatti di Kabul.

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La Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha intimato a Polonia e Lituania di prestare assistenza e cure a 32 afghani bloccati nella terra di nessuno al confine polacco-bielorusso, e fare lo stesso per 41 iracheni di etnia curda fermi da giorni nel limbo tra Lituania e Bielorussia. I giudici di Strasburgo hanno deciso di imporre fino al 15 settembre a Varsavia e Vilnius una serie di “misure urgenti”, in particolare di approvvigionare i due gruppi con cibo, acqua, vestiti, cure mediche adeguate, e se possibile un riparo temporaneo. La CEDU (che non è un organismo dell’Unione Europea) ha specificato che questa richiesta non impone ai due Paesi di lasciare entrare queste persone sul loro territorio.

L’aspetto grottesco è che curdi iracheni e clandestini afghani hanno sempre cercato di entrare illegalmente in Europa come migranti economici ed è certo che coloro che si trovano nella terra di nessuno tra Polonia e Bielorussia non sono certo fuggiti dai talebani trionfanti a Kabul ma avevano lasciato ben prima il loro paese.

 

Il muro greco

Più critiche, perché presentato come ostile soprattutto agli afghani, aveva sollevato nei giorni scorsi la costruzione di una barriera greca di 40 chilometri al confine con la Turchia, dotata di un sistema di sorveglianza.

In realtà la Grecia, che da tempo sul mare respinge in acque turche le imbarcazioni cariche di clandestini, teme nuove ondate di migranti illegali non solo afghani ma anche siriani, pakistani e asiatici, spinti dai turchi verso il confine terrestre ellenico per alimentare così la rotta balcanica.

“Non possiamo aspettare passivamente un eventuale impatto”, ha detto il ministro per la Protezione Civile, Michalis Chrisochoidis, assicurando che “le nostre frontiere saranno inviolabili”.

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Di fatto oggi l’Italia è l’unica nazione europea esposta in prima linea ai flussi migratori illegali a non adottare misure di respingimento e a non erigere “muri” neppure in mare dove con l’impiego di Marina e Guardia costiera sarebbe rapido ed efficace fermare e riportare indietro barchini e barconi.

Anzi, l’attenzione del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, sembra essere protesa ad ingigantirei flussi già massicci (41.088 clandestini sbarcati da inizio anno, il doppio dei 20.578 dello scorso anno e oltre sette volte tanto i 5.794 del 2019) accogliendo in porti italiani anche tutte le navi delle Ong straniere.

 

Il rapporto di Frontex

Nei primi sette mesi del 2021 sono entrati nella UE illegalmente 82mila clandestini secondo i dati diffusi dall’Agenzia Frontex (più 59% rispetto ai primi 7 mesi del 2020), di cui 11.150 entrati in Europa in giugno (più 69% rispetto al giugno 2020) e 17.300 in luglio (più 33% dal luglio 2020).

Gli incrementi più significativi hanno riguardato ancora una volta la rotta del Mediterraneo Centrale diretta in Italia con 30.794 sbarcati (più 96%) per lo più tunisini bengalesi, tutti di fatto in Italia poiché Malta da tempo non accoglie clandestini.

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In rapida crescita sono anche i flussi sulla rotta terrestre Balcanica con 22.613 arrivi (+90% rispetto al primo semestre del 2020. Più modesto l’incremento sulla rotta del Mediterraneo Occidentale diretta in Spagna con 7.525 sbarcati (più 13%) per lo più algerini e marocchini.

Continua invece il calo di sbarchi lungo la rotta del Mediterraneo Orientale e diretta dalle coste turche alle isole greche con 8.997 sbarcati, il 33% in meno.

Salgono invece, nell’ Oceano Atlantico, i flussi illegali diretti alle isole Canarie dalle coste dell’Africa Occidentale: .7350  sbarcati, il 134% in più dello scorso anno.

 

Il muro turco

Considerata da molti ostile ad Ankara, l’iniziativa greca di realizzare il muro ha preso invece il via dopo i colloqui del premier Kyriakos Mitsotakis, col presidente turco, Recep Tayyip Erdogan.

Anche la Turchia ha da tempo avviato la costruzione di un muro anti-migranti di 295 chilometri alla frontiera con l’Iran, attraversata per lo più da curdi e afghani.

Fonti locali riferiscono che il muro è costruito da blocchi alti tre metri e larghi due, con un peso di sette tonnellate ciascuno, e si estende dal confine della provincia orientale di Van fino a Dogubayazit nella provincia di Agri e giù fino a Yuksekova nella provincia di Hakkari. È inoltre sostenuto da 110 chilometri di trincee e 103 torri “smart” di sorveglianza con sistemi a fibra ottica.

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Come ricordava in luglio AsiaNews citando il quotidiano turco Cumhuriyet, il lago Van nella Turchia orientale è diventato un “mare di rifugiati” e che il loro numero nel Paese avrebbe raggiunto livelli insostenibili, tali da giustificare l’ira e la preoccupazione della popolazione. Da qui la stretta imposta dalle autorità di Ankara che, negli ultimi tempi, hanno trattenuto diversi gruppi di migranti lungo il confine orientale, impedendone di fatto l’ingresso irregolare nel Paese.

Emin Bilmez, governatore della provincia orientale di Van, sottolinea che “solo quest’anno abbiamo catturato e processato oltre 55mila migranti irregolari nelle nostre frontiere”. A questi si uniscono 783 trafficanti che favoriscono l’attraversamento illegale, 300 di questi sono stati arrestati. Dati che fanno riferimento al periodo che va da gennaio a luglio 2021; in tutto il 2020 i trafficanti processati sono stati 599, un numero inferiore a quello registrato nei primi sei mesi dell’anno corrente.

La Turchia è anche la nazione al mondo che ospita il maggior numero di rifugiati e migranti illegali: 3,6 milioni i siriani e si stima altri 320mila di altre nazionalità.

@GianandreaGaian 

 

Foto: Anadolu, Ministero della Difesa Lituano, Ministero della Difesa Lettone, Archivio Gaiani, Frontex e EPA

 

 

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Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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