USA, Giappone e Corea del Sud discutono della crisi nordcoreana

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Il Japan Times riporta che tra pochi giorni, alti funzionari di Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud dovrebbero incontrarsi a Tokyo per discutere della fattibilità di aprire un dialogo con la Corea del Nord sulla denuclearizzazione.

All’incontro parteciperanno Takehiro Funakoshi, capo dell’Ufficio per gli affari asiatici e oceanici del ministero degli Esteri giapponese, Sung Kim, inviato speciale degli Stati Uniti per la Corea del Nord, nonché Noh Kyu-duk, rappresentante speciale sudcoreano per gli affari di pace e sicurezza della penisola coreana.

Probabilmente, da parte di Washington, l’incontro servirà anche a rassicurare gli alleati asiatici dopo il ritiro dall’Afghanistan, che in qualche modo ha scosso gli alleati americani in Asia che si trovano ad affrontare la crescente presenza cinese e la belligerante Corea del Nord.  Il più grande dispiegamento militare permanente degli Stati Uniti all’estero è in Giappone, con circa 50.000 soldati, mentre in Corea del Sud ce ne sono circa 28.500.

Il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan potrebbe fornire agli Stati Uniti una maggiore capacità di rafforzare il proprio coordinamento militare con i paesi alleati nell’area Indo-Pacifico.

Nell’ultimo incontro trilaterale sulla Corea del Nord, che si è tenuto lo scorso giugno a Seoul, i funzionari, oltre a discutere delle minacce regionali e il loro impegno a lavorare insieme per frenare il programma nucleare della Corea del Nord, avevano riaffermato l’importanza di sostenere le regole internazionali, compresa la lotta contro i tentativi unilaterali – un velato riferimento all’attività cinese nel Mar Cinese Meridionale e Orientale – di cambiare lo status quo nella regione.

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Giappone e Corea del Sud sono due dei principali alleati asiatici degli Stati Uniti, anche se le relazioni tra i due paesi asiatici rimangono tese, a causa delle loro questioni risalenti alla colonizzazione giapponese della penisola coreana e alle atrocità commesse dal 1910 al 1945. La storica disputa è riesplosa nel 2019 e ha colpito il commercio dei due paesi.

I colloqui sulla denuclearizzazione tra Stati Uniti e Corea del Nord sono stati bloccati in passato poiché non è stato possibile colmare il divario tra le richieste di Washington e le richieste di allentamento delle sanzioni di Pyongyang.

Attualmente, la Corea del Sud è nelle fasi finali dello sviluppo di un missile balistico in grado di trasportare una testata fino a 3 tonnellate, mentre sono state presentate proposte di bilancio per rafforzare le difese contro la Corea del Nord.

Il ministero della Difesa sudcoreano starebbe pensando di aumentare il budget della Difesa del 4,5%  nel 2022 (55,2 trilioni di won pari a 47,7 miliardi di dollari) rispetto a quest’anno, elevandola a una cifra molto vicina a quello del Giappone.

Il ministero stanzierebbe circa 13,7 trilioni di won per acquisire satelliti di sorveglianza e sistemi radar di early warning per la difesa contro i missili balistici. Nel suo progetto di difesa per il 2022-2026, il ministero della Difesa ha affermato che svilupperà nuovi missili “con un potere distruttivo significativamente maggiore”, aggiornerà i sistemi di difesa missilistica e dispiegherà nuovi intercettori contro l’artiglieria a lungo raggio nordcoreana.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Yonhap, tra questi missili c’è una nuova arma con una gittata di 350 – 400 chilometri e un carico utile fino a 3 tonnellate, progettata per distruggere le strutture e le basi missilistiche sotterranee penetrando nei tunnel in modo da eliminare efficacemente i missili balistici nucleari e intercontinentali (ICBM) prima del loro lancio.

Inoltre, la scorsa settimana, la Corea del Sud ha condotto i test di lancio dell’SLBM (Submarine-launched ballistic missile) dal sottomarino Dosan Ahn Chang-ho (nella foto sopra), mostrando la capacità di sviluppare armi strategiche così complesse.

La Corea del Sud è l’unica nazione a schierare tali armi senza disporre di testate nucleari anche se la nazione asiatica dispone di tutte le tecnologie necessarie a realizzarne.

Il ministero della Difesa della Corea del Sud ha rifiutato di confermare i test, ma ha affermato che sta perseguendo i piani per sistemi missilistici aggiornati per contrastare la Corea del Nord. Si ritiene che l’SLBM sia una variante del missile balistico Hyunmoo-2B, con un raggio di circa 500 chilometri, e sarà dotato di testate convenzionali, inoltre sarebbe più piccolo degli SLBM a testata nucleare sviluppati dal Nord (nella foto sotto). Secondo quanto riferito, il missile potrebbe venire battezzato Hyunmoo 4-4.

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La corsa missilistica convenzionale tra le due Coree è destinata ad accelerare dopo che la Corea del Sud e gli Stati Uniti hanno concordato, all’inizio di quest’anno, di eliminare tutte le restrizioni bilaterali sullo sviluppo missilistico di Seul.

Nel budget richiesto dal ministero sono inclusi anche 7,2 miliardi di won per il piano di costruzione di una portaerei leggera entro il 2033 e 18,9 miliardi di won per un sistema di intercettazione simile all’Iron Dome di Israele.

Il Giappone non è da meno, il 31 agosto scorso, il ministero della Difesa di Tokyo ha richiesto un budget di 5,4 trilioni di yen (50 miliardi di dollari) per l’anno fiscale 2022, con l’obiettivo di accelerare il potenziamento delle capacità nei nuovi domini e promuovere lo sviluppo di nuove tecnologie per far fronte alla crescente presenza militare della Cina.

I tre paesi condividono le preoccupazioni sui programmi nucleari e balistici della Corea del Nord e sono, come in passato, pronti a rispondere e risolvere il problema attraverso la cooperazione congiunta verso la denuclearizzazione della penisola coreana. Ma di fronte alla continua minaccia e al disinteresse di Pyongyang non disdegnano un rafforzamento militare anche molto corposo.

 

Foto: KCNA, Ministero Difesa Sudcoreano/Naval News e Dipartimento di Stato USA

 

 

Nato a Cassino nel 1961, militare in congedo, laureato in Scienze Organizzative e Gestionali. Si occupa di Country Analysis. Autore del Blog 38esimoparallelo.com, collabora con il Think Tank internazionale “Il Nodo di Gordio”. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su “Il Giornale.it", “Affari Internazionali”, “Geopolitical Review”, “L’Opinione”, “Geopolitica.info”.

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