I segreti di Pulcinella dell’Italia “belligerante”

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(aggiornato alle ora 16.00)

A differenza degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e di molti altri stati membri della NATO che rendono pubblica l’entità degli aiuti militari inviati in Ucraina, spesso addirittura esaltandone sui siti internet ufficiali di Pentagono e ministeri della Difesa il significato politico e militare, l’Italia continua a tenere segreta la “lista della spesa” di cui il governo informa esclusivamente il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (Copasir) i cui membri sono tenuti alla segretezza.

Un segreto relativo, considerato che tra indiscrezioni e fonti anonime i media riescono ad avere quasi immediatamente se non l’entità numerica degli armamenti forniti a Kiev, quanto meno la tipologia di mortai, missili antiaerei e anticarro, altre armi individuali e artiglierie ceduti all’esercito ucraino.

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Se giornali e tv italiani usano il condizionale parlando di armi ed equipaggiamenti donati finora in tre diverse tranches all’Ucraina, le motivazioni relative alla segretezza sulle forniture necessaria a garantire gli interessi nazionali e a proteggere dati sensibili vengono completamente meno quando sia i nostri alleati ucraini sia le truppe di Mosca e le milizie delle repubbliche popolari del Donbass che combattono al fianco dei soldati russi pubblicano informazioni e fotografie dei materiali militari italiani giunti sui campi di battaglia.

Il sito del ministero della Difesa ucraino pubblica ogni giorno articoli, notizie e immagini sulla guerra e usando i toni enfatici tipici della propaganda bellica annuncia con soddisfazione e orgoglio che le armi fornite dall’Occidente sono già in azione e colpiscono il nemico.

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Il Comando Operativo Occidentale dell’Esercito Ucraino ha infatti annunciato il 26 maggio che gli obici da 155 mm FH-70 donati dall’Italia stanno già bombardando le forze russe con tanto di fotografie che ripubblichiamo qui sopra linkando l’articolo.

Altre informazioni sulle armi italiane donate agli ucraini ci vengono periodicamente fornite dai canali d’informazione russi e soprattutto delle milizie delle repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk che nell’avanzata in Donbass recuperano nelle postazioni espugnate al nemico o abbandonate dagli ucraini in ritirata una vasta gamma di armi e munizioni fornite dai paesi aderenti alla NATO.

Il ministero della Difesa russo ha pubblicato un video (qui sotto) che mostra “la distruzione di una postazione di obici-howitzer da 155 mm di fabbricazione italiana forniti all’Ucraina” precisando di aver individuato la postazione di tiro ucraina con i sistemi di ricognizione dell’artiglieria, confermata da una successiva ricognizione effettuata con un velivolo senza pilota.

Tra le armi “made in Italy” in Ucraina ripubblichiamo qui sotto le immagini di proiettili da mortaio da 120 mm, munizioni calibro 7,62 per mitragliatrici MG42 e missili anticarro Milan, tutti surplus dell’Esercito Italiano trasferiti agli ucraini e poi caduti in mano al nemico.

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Il risultato è sconcertante e sconfortante per il cittadino/contribuente italiano che ha pagato il conto per l’acquisto di queste armi per le nostre Forze Armate e paga oggi il conto per il loro trasferimento a Kiev.

Innanzitutto l’Italia è da mesi indirettamente “belligerante” armando l’Ucraina ma da poche settimane ha attuato una escalation nelle forniture passando da armi con raggio d’azione limitato a pochi chilometri ad artiglieria in grado di colpire in profondità le linee russe e in alcuni settori del fronte (come quello di Kharkiv), anche il vicino territorio della Federazione Russa.

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Un “dettaglio” quest’ultimo che avrebbe forse richiesto un ampio dibattuto mediatico e politico che la segretezza di facciata aiuta a scongiurare.

Se infatti il segreto sugli aiuti militari a Kiev appare privo di significato strategico, risulta al tempo stesso contraddittorio sul piano della trasparenza che dovrebbe contraddistinguere ogni democrazia, specie su temi di tale rilevanza per l’impatto che hanno sulla vita di tutti noi.

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Forse mantenere segreta l’entità degli aiuti militari a Kiev può apparire una buona idea in termini di consenso, considerato che tutti i sondaggi rilevano la contrarietà della gran parte degli italiani a queste forniture, ma anche sotto questo punto di vista l’iniziativa è resa fallimentare dagli amici ucraini che sembrano non preoccuparsi molto delle paturnie italiche e mostrano soddisfatti i cannoni italiani che fanno strage dei soldati di Putin.

Infine, anche i russi e i loro alleati del Donbass mostrano con orgoglio le nostre armi cadute nelle loro mani indugiando con foto e video su numeri di matricola e iscrizioni in lingua italiana presenti su armi e munizioni.

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Certo le armi italiane che vengono mostrate come trofei sono in buona compagnia con quelle americane, britanniche svedesi, polacche, francesi e di altre nazioni che hanno aderito alla “chiamata alle armi” per Kiev, come mostrano le  immagini che pubblichiamo qui sopra (una munizione circuitante Switcblade) e in coda all’articolo, ma questo aspetto rende ancora più priva di senso la segretezza imposta in Italia.

Un “segreto di Pulcinella” già traballante quando le armi si trovano ancora sul territorio nazionale ma che viene svelato nei dettagli appena le armi prelevate dai magazzini delle nostre Forze Armate raggiungono i campi di battaglia ucraini.

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@GianandreaGaian

Foto: Ministero Difesa Ucraino, Ministero Difesa Russo, DPR, LPR, Telegram/RVvoenkor e VK/Rusvesna

 

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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