Nuove forniture militari all’Ucraina, battaglia forse decisiva per Kherson

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(Aggiornato alle ore 23,30)

Ieri il Dipartimento della Difesa (DoD) statunitense ha annunciato la 23a autorizzazione della Casa Bianca a prelevare armi, munizioni ed equipaggiamenti dalle forze armate statunitensi per fornirle all’Ucraina.  Si tratta di materiali militari per un valore fino a 725 milioni di dollari per soddisfare le esigenze critiche di sicurezza e difesa dell’Ucraina e la lista include:

  • un numero imprecisato di munizioni aggiuntive per sistemi missilistici di artiglieria ad alta mobilità (HIMARS);
  • 000 colpi di artiglieria da 155 mm;
  • 500 colpi di artiglieria da 155 mm a guida di precisione;
  • 000 proiettili da 155 mm di sistemi Remote Anti-Armor Mine (RAAM);
  • 000 armi anticarro;
  • missili anti-radar HARM;
  • oltre di 200 veicoli 4×4 HMMWV;
  • armi leggere e più di 2 milioni di munizioni per armi leggere;
  • forniture mediche.

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In totale, gli Stati Uniti hanno impegnato oltre 18,2 miliardi di dollari in assistenza per la sicurezza all’Ucraina da gennaio 2021. Dal 2014, gli Stati Uniti hanno speso oltre 20,3 miliardi di dollari in assistenza per la sicurezza all’Ucraina e circa 17,6 miliardi di dollari dall’inizio delle operazioni russe il 24 febbraio.

Questo annuncio segue la riunione a Bruxelles in cui il Segretario alla Difesa Lloyd Austin e i ministri della Difesa di quasi 50 paesi hanno definito nuovi aiuti militari a Kiev.

Tra questi il comunicato del Pentagono evidenzia la fornitura del primo di 4 sistemi di difesa aerea IRIS-T e di altri lanciarazzi campali MARS dalla Germania e di 4 lanciatori per missili terra-aria Hawk dalla Spagna confermando inoltre l’investimento di 92 milioni di dollari da parte di Norvegia, Germania e Danimarca per la produzione di obici semoventi slovacchi da destinare all’esercito ucraino di cui Analisi Difesa aveva già riferito.

 

Più difese aeree per Kiev

I massicci attacchi russi contro le infrastrutture (soprattutto elettriche) ucraine come rappresaglia per l’attentato al Ponte di Kerch hanno dato il destro al governo ucraino per chiedere maggiori forniture di sistemi per la difesa aerea.

L’Ucraina “ha solo il 10% di quello che serve” per la difesa aerea ha detto il13 ottobre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenendo davanti all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

Il Regno Unito ha reso noto che consegnerà all’Ucraina missili di difesa aerea per difendersi dagli attacchi russi e invierà per la prima volta missili in grado di abbattere missili da crociera. Si tratta di missili AMRAAM che “saranno forniti nelle prossime settimane per essere utilizzati con i sistemi di difesa aerea NASAMS promessi dagli Stati Uniti”, ha affermato il ministero della Difesa britannico in una nota.

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“I missili aiuteranno a proteggere le infrastrutture nazionali critiche dell’Ucraina”, ha aggiunto. “Queste armi aiuteranno l’Ucraina a difendere i suoi cieli dagli attacchi e rafforzeranno la difesa missilistica generale insieme ai NASAMS statunitensi”, ha affermato il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace. La Gran Bretagna ha assicurato che invierà anche centinaia di droni per supportare i servizi di intelligence ucraini e 18 obici d’artiglieria oltre ai 64 già consegnati.

Per la difesa aerea hanno promesso missili e radar anche Canada, Francia e Paesi Bassi oltre a USA e Germania che stanno fornendo NASAMS e IRIS-T.

“La Francia consegnerà nelle prossime settimane anche radar e missili antiaerei all’Ucraina, per proteggere gli ucraini dagli attacchi” ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, durante un’intervista televisiva su France 2, senza precisare il tipo di missili antiaerei che intende fornire: Mistral, Crotale o SAMP/T.

“Abbiamo consegnato molti missili e i famosi cannoni Caesar dall’inizio della guerra all’Ucraina – ha detto Macron – e continueremo. Di Caesar ne abbiamo consegnati 18 e ne forniremo altri 6”.

“Non possiamo inviare tutto quello che ci chiedono gli ucraini ” perché la Francia deve mantenere il possesso dei dispositivi militari “per proteggere il nostro fianco est”, ha affermato Macron. La Francia inoltre ha rafforzato la sua presenza militare in Romania nell’ambito NATO inviando mezzi blindati di fanteria e dei carri armati Leclerc nel Battlegroup alleato schierato nel paese balcanico.

 

Attacco a Kherson

Gli Stati Uniti stanno intensificando le forniture all’Ucraina aumentando la frequenza dei nuovi invii: elemento che sembra indicare da un lato la necessità di sostenere una ulteriore intensificazione delle operazioni militari e delle controffensive ucraine previste nelle prossime ore in due settori.

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Innanzitutto sul Fronte Sud nel settore di Kherson dove Kiev ha radunato 60 mila militari per riuscire a prendere la città e cacciare oltre il Dnepr i circa 20 mila militari russi che si stima siano schierati a nord ovest del fiume.

Come riferisce oggi l’’agenzia di stampa Nova, “questa mattina le forze ucraine hanno lanciato un’offensiva in direzione di Berislav, nella regione meridionale di Kherson, lungo la riva occidentale del fiume Dnepr, l’area in cui le truppe russe sono più esposte e dove soffrono i maggiori problemi di rifornimento logistico.

Nelle prime ore del mattino gli ucraini hanno iniziato lo sbarramento d’artiglieria, passando poi all’offensiva con forze comprendenti due gruppi tattici con battaglioni corazzati e fanteria motorizzata. Uno dei gruppi corazzati ha attaccato le postazioni russe nei pressi di Novaya Kamenka, partendo da Novogrigorovka, mentre l’altro ha investito la cittadina di Dudchany, dove però le difese russe sono più forti.

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Come già sperimentato nell’offensiva lampo realizzata nella regione di Kharkiv, per primi si sono mossi i gruppi mobili ucraini che, a bordo di blindati leggeri e pick-up, hanno aggirato le postazioni fortificate di Novaya Kamenka cercando di tagliare la strada tra Dudchany e Mylovoe. Solo dopo sono avanzati i carri armati e le forze principali, per ampliare lo sfondamento del fronte russo.

Nei giorni precedenti il comando ucraino aveva accumulato truppe e mezzi, ed aveva condotto ricognizioni in forze, utilizzando anche gruppi di sabotaggio e raccolta informazioni. Ieri, poi, le forze di Kiev avevano lanciato una serie di attacchi verso i centri abitati di Dudchany, Pyatikhatka e Ischenko, ma erano stati respinti.

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I russi, invece, avevano effettuato alcuni assalti contro le postazioni delle Forze armate ucraine nei pressi di Sukhoi Stavka, senza ottenere risultati significativi. Questa mattina le difese russe sono state colpite anche da razzi degli HIMARS con i quali gli ucraini hanno anche cercato di distruggere il ponte di Mylovoe”.

Secondo quanto riferisce il report di Nova,  “il comando russo, secondo quanto riferisce il canale Telegram “Vojenkory” (l’abbreviazione di “corrispondenti di guerra”), ha continuato a rafforzare le difese lungo linea Dudchan, Novaya Kamenka, Ishchenko, Bruskinskoye, Sukhoi Stavok, su cui le truppe di Mosca si sono attestate dopo essersi ritirate per alcune decine di chilometri. Il settore russo è difeso da truppe d’assalto aviotrasportate, dalla 126a Brigata di difesa costiera e da reparti di fanteria motorizzata.

I russi impiegano artiglierie da entrambe le sponde del Dnepr, nonché elicotteri d’assalto appartenenti all’aviazione dell’esercito. La situazione é evidentemente critica per il comando di Mosca, che ha già disposto lo schieramento in battaglia delle riserve delle forze aviotrasportate e della 126a Brigata. Il vicegovernatore russo della regione, Kirill Stremousov, ha ammesso che sono “momenti difficili” e ha invitato la popolazione ad evacuare i centri minori che si trovano sulla riva destra del Dniepr”.

Un’altra offensiva ucraina sembra in preparazione sul Fronte Centrale di Kharkiv/Luhansk dove almeno 30/35 mila militari ucraini sarebbero stati concentrati nel settore di Svatove.

Lo ha riferito all’agenzia di stampa russa TASS l’ambasciatore della repubblica popolare di Luhansk in Russia, Rodion Miroshnik. “Nella direzione di Svatove nelle ultime settimane si è concentrato un gruppo abbastanza grande di nemici, fino a 30-35 migliaia di personale militare”, ha detto Miroshnik. Secondo quest’ultimo, gli Stati Uniti avrebbero bisogno di “vittorie” alla vigilia delle elezioni di metà mandato dell’Amministrazione Biden.

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Meglio poi non dimenticare che fonti russe avevano previsto nei giorni scorsi un’offensiva ucraina anche nell’oblast di Zaporozhye (una delle quattro annesse alla Russia dopo i referendum di fine settembre), dove era stata segnalato il concentramento di forze di Kiev che includevano 5mila combattenti stranieri per lo più polacchi. Si tratterebbe di ex militari e combattenti esperti reclutati da alcune Private Military Companies che operano con commesse governative da Londra, Washington e Varsavia.

Il governo di Kiev ha reso noto che in un mese sono stati 600 gli insediamenti liberati dall’esercito ucraino che erano stati occupati dai russi: 75 i centri abitati liberati nella regione di Kherson, circa 502 nella regione nord-orientale di Kharkiv.

In questo settore i russi hanno riconquistato alcune aree in direzione di Lyman mentre sul Fronte di Donetsk mantengono l’iniziativa avanzando fino a alla periferia di Bakhmut e in altri centri dove sono impiegati i contractors del Gruppo Wagner.

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Secondo il bollettino quotidiano redatto dall’intelligence britannica “è probabile che la Russia consideri la conquista di Bakhmut come preliminare per avanzare nell’area urbana di Kramatorsk-Sloviansk, che è il centro abitato più significativo dell’oblast di Donetsk in mano all’Ucraina.

 

Perdite, consumo e usura di armi e munizioni

La frequenza con cui vengono inviate armi e munizioni a Kiev, soprattutto d’artiglieria, sembra indicare un forte consumo e usura e probabilmente anche forti perdite subite sul campo di battaglia e nelle retrovie dove missili e droni-kamikaze (munizioni circuitanti) russi hanno colpito diversi mezzi, pezzi d’artiglieria e depositi di munizioni.

Mosca ha diffuso un video qui sotto) con alcuni mezzi e armamenti nemici colpiti dalle munizioni circuitanti Geran-2 di origine iraniana e ha reso noto ieri di aver distrutto un deposito di armi occidentali nella regione di Leopoli con un missile balistico che avrebbe distrutto anche due sistemi lanciarazzi multipli HIMARS entrati da poco in Ucraina dal confine polacco.

Nei giorni scorsi il ministero della Difesa russo aveva rivendicato la distruzione di altri 4 depositi di munizioni e armamenti occidentali.

L’Iran ha oggi nuovamente negato di aver fornito alla Russia armi destinate alla guerra in Ucraina, inclusi droni e loutering munitions. Il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian ha negato le accuse e ha affermato che il suo Paese “non ha fornito e non fornirà armi da utilizzare nella guerra in Ucraina”, secondo una dichiarazione del suo ministero.

Durante un incontro separato con il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, Amir-Abdollahian ha ribadito la posizione ufficiale dell’Iran sulla guerra in Ucraina.

“Collaboriamo con la Russia nel campo della difesa. Per quanto riguarda la guerra in Ucraina, la nostra politica non è quella di inviare armi alle parti in conflitto”, ha affermato. Il 23 settembre, l’Ucraina ha annunciato la sua decisione di voler “ridurre significativamente” la presenza diplomatica iraniana a Kiev, come rappresaglia per le forniture di droni da Teheran a Mosca. L’Iran ha respinto questa decisione considerata “motivata da informazioni infondate”.

A settembre, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a una società iraniana coinvolta nella consegna di droni in Russia.

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Circa il consumo di munizioni pregiate il ministero della Difesa ucraino ha effettuato una stima dei missili da crociera  aviolanciati (Kh-55 e Kh-101), balistici (Iskander) e lanciati da navi (Kalibr) impiegati finora dai russi valutando che sono stati utilizzati fino9ra un terzo delle armi guidate dei tipi citati a disposizione di Mosca. Valutazioni forse accurate quando riportano il numero di armi impiegate sull’Ucraina ma difficili da verificare in riferimento alle quantità disponibili negli arsenali russi, integrate probabilmente anche da nuove produzioni negli ultimi mesi.

 

Quinto pacchetto di armi dall’Italia

In Italia il 12 ottobre la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il decreto del ministro della Difesa Guerini che autorizza “la cessione alle Autorità governative dell’Ucraina dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari di cui al documento classificato elaborato dallo Stato Maggiore della difesa.

I mezzi, i materiali e gli equipaggiamenti sono ceduti a titolo non oneroso per la parte ricevente. Lo Stato Maggiore della difesa è autorizzato ad adottare le procedure più rapide per assicurare la tempestiva consegna dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti”. L’elenco dei mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari per l’Ucraina, l’ultimo attuato dal Governo Draghi, è ancora una volta secretato ma secondo indiscrezioni dovrebbe riguardare obici da 155 mm FH70 e mortai, munizioni da 120 e 155 mm e veicoli.

 

Chi paga Starlink?

Il 14 ottobre la società aerospaziale statunitense SpaceX, di proprietà di Elon Musk, ha avvisato il Pentagono che potrebbe essere presto costretta a sospendere il funzionamento del sistema internet satellitare Starlink in Ucraina, a meno di non ricevere un sostegno finanziario da parte del governo per decine di milioni di dollari al mese. In una lettera ottenuta dall’emittente “CNN”, la società fondata da Elon Musk ha comunicato al Pentagono di non poter più finanziare il funzionamento della rete Starlink in Ucraina come fatto finora, chiedendo al dipartimento della Difesa di subentrare nella copertura dei costi, che entro la fine dell’anno potrebbero raggiungere i 120 milioni di dollari.

Negli ultimi mesi, il sistema di connessione internet satellitare di Elon Musk ha rappresentato uno strumento fondamentale per le comunicazioni militari ucraini durante la guerra con la Russia. Finora, SpaceX ha donato al governo ucraino l’utilizzo dei satelliti della rete Starlink. Un’operazione che, come scritto su Twitter lo stesso Musk, è costata finora 80 milioni di dollari.

“Non siamo più nella posizione di poter continuare a donare satelliti” all’Ucraina, o finanziare la rete esistente ancora per molto”, si legge nella lettera inviata al Pentagono a settembre. La vicenda va inserita in una crisi più profonda nei rapporti tra Musk e il governo di Kiev che dopo averlo dipinto come un eroe ora ha inserito il suo nome nella lista dei “nemici dell’Ucraina” per aver sostenuto a necessità di negoziati di pace e aver presentato una proposta in tal senso che prevedeva di lasciare alla Russia il controllo della Crimea

“Il Pentagono sta valutando tutte le opzioni, non solo Starlink” ha detto oggi la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, in un briefing con la stampa a bordo dell’Air Force One. “Il Pentagono sta lavorando con alleati e partner per capire come meglio sostenere l’Ucraina sulla rete internet”.

Inaspettatamente l’eccentrico miliardario Elon Musk ha reso noto il 15 ottobre che continuerà ad assistere l’Ucraina con la rete satellitare Starlink. “Anche se Starlink è ancora in perdita e altre compagnia ottengono miliardi di dollari dal contribuente, noi continueremo a sostenere gratis il governo dell’Ucraina” ha scritto su Twitter il magnate.

Il punto sulla mobilitazione russa

Vladimir Putin ha fatto il punto ieri sulla mobilitazione dei 300 mila riservisti annunciata a fine settembre e che sarà completata in circa due settimane, cioè entro fine ottobre.

Già 220 mila riservisti sono stati mobilitati e inviati ai centri di addestramento e di questi 33 mila hanno già raggiunto i reparti operativi e 16 mila si trovano già in Ucraina assegnati ai reparti impegnati nelle operazioni. La formazione dei riservisti prevede 5/15 giorni di addestramento basico, altrettanti presso i reparti da combattimento e un ultimo stage presso i reparti già in teatro operativo.

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Una preparazione definita limitata da molti osservatori incluso l’Institute fo the Study of the War: considerazioni valide per gli standard occidentali anche se va ricordato che i riservisti mobilitati hanno già alle spalle un’esperienza militare e il loro addestramento appare comunque più lungo e articolato di quello impartito a molte reclute ucraine in molte occasioni sono state inviate al fronte dopo due settimane di addestramento basico effettuato in patria o all’estero.

Di certo questa guerra impone un forte logorio ai reparti in termini di perdite di uomini e mezzi con le conseguenti necessità di provvedere rapidamente ai rimpiazzi. Mosca per il momento ha smentito le voci circa ulteriori mobilitazioni di riservisti.

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Nonostante nelle scorse settimane in Occidente si fosse evidenziata (e forse esagerata) la portata dell’esodo oltre i confini russi di persone che intendevano sottrarsi al richiamo in servizio, ieri il commissario europeo agli Affari Interni Ylva Johansson ha ammesso che nella Ue “abbiamo visto pochissimi russi chiedere asilo, sono davvero numeri molto piccoli”.

La Ue non prevede procedure speciali per i russi renitenti alla leva: “Li trattiamo esattamente come gli altri” cittadini di Paesi extra Ue, “e penso che sia esattamente quello che dobbiamo fare”, conclude Johansson.

 

Leopard 2A4 per la Repubblica Ceca

Nell’ambito del programma che vede Berlino compensare con mezzi militari tedeschi gli eserciti dei paesi alleati dell’Est Europa che cedono i propri equipaggiamenti di tipo russo/sovietico all’Ucraina, la Germania fornirà alla Repubblica Ceca 14 carri armati Leopard 2A4 e 1 veicoli corazzato da recupero ARV Buffalo.

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A sua volta, l’esercito ceco trasferirà altro equipaggiamento militare in Ucraina, presumibilmente carri T-72 e veicoli da combattimento BVP-2/BMP-1 , già forniti in alcuni quantitativi a Kiev.

I T-72 forniti da Praga includono 40 M1 provenienti dalla riserva dell’esercito Ceco e un certo numero di T-72 dell’Esercito Bulgaro (che ne schiera 44 ammodernati in servizio più altri 350 in riserva)  transitati in Repubblica Ceca prima di venire trasferiti in Ucraina probabilmente perché Sofia non intendeva fornirli direttamente esponendosi alle reazioni di Mosca.

In futuro l’Esercito Ceco dovrebbe rimpiazzare tutti i T-72M4CZ ammodernati assegnati ai reparti o in riserva con 73 Leopard 2 A7 consentendo di trasferire all’Ucraina l’intera  flotta di T-72

L’ordine tedesco include munizioni e un pacchetto di servizi che comprende formazione e pezzi di ricambio. Il primo veicolo dovrebbe giungere a Praga in dicembre e la consegna dovrebbe essere completata entro la fine del 2023.

In collaborazione con il ministero della Difesa tedesco e Ceco, Rheinmetall ha messo a disposizione i Leopard 2A4 aggiornati provenienti da nazioni che li avevano adottati e un veicolo recupero corazzato ARV 3 Buffalo su scafo Leopard 2. so, Ministero Difesa Ucraino e Rheinmetall

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