La rappresaglia russa sulle infrastrutture ucraine

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(aggiornato alle 23,30)

Ben 194 missili e razzi pesanti lanciati il 10 ottobre contro obiettivi in diverse regioni dell’Ucraina hanno dato il via alla rappresaglia delle forze russe per l’attacco al Ponte di Crimea che ha portato all’arresto di 9 persone (5 russi, 3 ucraini e un armeno) come ha riferito il servizio di sicurezza Interna russo (FSB).

Questa la suddivisione delle armi lanciate contro le diverse regioni (Oblast) secondo fonti russe: 47 nella regione di Mykolaiv; 60 a Kiev; 15 a Leopoli; 27 nella regione di Vinnitsa; 20 a Kharkov; 15 nella regione di Odessa; 10 a Dnepropetrovsk.

Il portavoce del comando delle forze aeree ucraine Yuri Ignat ha dichiarato che i russi hanno colpito la mattina del 10 ottobre con almeno 84 armi tra cui missili da crociera Kh-101 e Kh-55 che vengono lanciati da bombardieri strategici (Tu-95, Tu-22 e Tu-160) della regione del Caspio, missili da crociera Kalibr lanciati dalle corvette nel Mar Nero, missili dei sistemi da difesa aerea S-300 (impiegati da tempo anche contro obiettivi terrestri) e  razzi campali a guida satellitare dei lanciarazzi Tornado lanciati dai territori ucraini sotto controllo russo.

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Secondo il governo ucraino sarebbero almeno 84 i missili da crociera lanciati. Kiev sostiene che oltre ai missili sarebbero stati impiegati anche 24 velivoli teleguidati inclusi 13 Geran-2, versione russa degli iraniani Shahid-136. Droni-kamikaze (munizioni circuitanti) lanciati anche dal territorio della Bielorussia (dove ne erano stati schierati una ventina) anche con l’obiettivo di saturare le difese aeree nemiche e colpire obiettivi in Ucraina Occidentale.

Di questi gli ucraini dichiarano di averne abbattuti 56, 43 missili e 13 UAV ma pare evidente che, a dispetto delle analisi rese note periodicamente dai servizi segreti ucraini e delle nazioni NATO, i russi non sembrano essere a corto di missili a lungo raggio.

Dati che è impossibile verificare ma di certo l’attacco russo ha colpito duramente Kiev e molte altre città ucraine. Altri bombardamenti hanno colpito la mattina dell’11 ottobre obiettivi a Odessa, Vinnitsa, Zaporozhye, Ochakiv, Nikolaev e Kiev.

“Gli obiettivi dei raid sono stati raggiunti, sono state colpite tutte le strutture designate” ha reso noto il ministero della Difesa russo. “Oggi le Forze armate russe hanno continuato a effettuare massicci bombardamenti con armi di precisione sparate dall’aria e dal mare contro le strutture di comando e controllo militare e il sistema energetico dell’Ucraina”, ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa russo Igor Konashenkov.

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Nel mirino dei missili russi anche numerose infrastrutture critiche quali le centrali elettriche colpite in otto regioni di cui 4 rimaste senza energia elettrica (Lviv, Poltava, Sumy e Ternopil) e nella capitale dove sono scoppiati oltre 30 incendi. Anche ieri sono state segnalate in diverse regioni ucraine difficoltà e sospensioni del servizio della rete elettrica così come è stato decretato lo stop alle forniture elettriche ucraine ai paesi europei.

La sera dell’11 ottobre il ministro dell’Energia ucraino Herman Halushchenko ha dichiarato alla CNN che circa il 30% delle infrastrutture energetiche in Ucraina è stato colpito da missili russi negli ultimi due giorni.
Halushchenko ha aggiunto che è la “prima volta dall’inizio della guerra” che la Russia ha “mirato” alle infrastrutture energetiche. Secondo il ministro uno dei motivi è legato alle esportazioni di elettricità ucraine in Europa che dunque “aiutano i paesi europei a risparmiare sul gas e sul carbone russi”.

Nella capitale, che non veniva attaccata dai russi dal 26 giugno scorso, è stato preso di mira anche un ponte e il quartier generale dei servizi segreti (SBU), accusati da Mosca di aver pianificato e attuato l’attentato al ponte.
Vladimir Putin aveva puntato il dito il 9 ottobre contro i servizi segreti ucraino dell’SBU per “l’atto di terrorismo” contro il ponte che collega la Russia alla Crimea dove i lavori di riparazione sono stati completati oggi (nelle foto sotto).

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“Non ci sono dubbi. Si tratta di un atto di terrorismo che aveva lo scopo di distruggere un’infrastruttura civile di importanza critica per la Federazione russa”, ha detto Putin nella sua prima dichiarazione dopo l’esplosione che ha devastato il ponte. Cittadini russi e Stati stranieri hanno contribuito alla preparazione dell’attacco, aveva aggiunto il capo dell’agenzia investigativa nazionale Alexander Bastrykin.

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Putin ha promesso una ”risposta dura” agli attacchi contro la Federazione. In un discorso trasmesso dalla televisione pubblica. ”Se continueranno gli attacchi contro la Russia, la risposta sarà dura e le risposte saranno della stessa portata delle minacce alla Russia. ‘in caso di ulteriori tentativi di compiere atti terroristici sul nostro territorio, la risposta della Russia sarà dura”.

L’obiettivo degli attacchi alle infrastrutture in diverse aree dell’Ucraina potrebbe però non essere limitato all’impatto psicologico di una rappresaglia muscolare ma sembra puntare anche a rendere più precarie le condizioni di vita della popolazione per inficiare il consenso nei confronti di Zelensky e del suo governo, che ha bandito per decreto ogni ipotesi di trattativa per giungere a un cessate il fuoco.

Con le opposizioni e i media non allineati messi fuori legge (13 i partiti banditi dall’inizio della guerra) alla totale assenza di dibattito circa le scelte del governo ucraino si aggiungono difficoltà alimentari e la mobilitazione totale dei cittadini. Colpire le centrali elettriche (e forse domani ponti e dighe) determinerà ulteriori disagi alle porte dell’inverno e già la scorsa settimana si contavano 700 mila persone prive di energia elettrica e oltre 600 mila di gas.

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Gli impianti per la produzione di energia sono “i primi obiettivi” della Russia. “Ieri ne hanno colpiti molti e oggi hanno colpito gli stessi ed altri nuovi” ha dichiarato l’11 ottobre il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba.

Del resto l’’Ucraina sopravvive in termini militari e civili grazie agli aiuti occidentali e ha bisogno di 3/3,5 miliardi di euro al mese solo per mantenere in funzione gli apparati dello Stato come ha indicato ieri il commissario europeo al bilancio Johannes Hahn aggiungendo che per la ricostruzione post bellica dell’Ucraina le ultime stime della Banca Mondiale indicano un fabbisogno di 349 miliardi di euro”.

 

Kiev vuole più armi, specie per la difesa aerea

La rappresaglia russa ha offerto a Kiev l’occasione per ribadire la richiesta all’Occidente di consistenti forniture per la difesa aerea e ieri il presidente statunitense Joe Biden si è impegnato con Zelensky “a continuare a fornire all’Ucraina il supporto necessario per difendersi, compresi i sistemi avanzati di difesa aerea” come recita una nota della Casa Bianca sul colloquio telefonico tra i due leader.

Il presidente Usa “ha anche sottolineato il suo continuo impegno con alleati e partner per continuare a imporre costi alla Russia, responsabile di crimini di guerra e atrocità e fornendo all’Ucraina sicurezza, assistenza economica e umanitaria”.

L’Ucraina ha inoltre reiterato la richiesta agli Stati Uniti di missili balistici tattici ATACMS (in grado di colpire in profondità il territorio russo) e velivoli da combattimento F-15 e F-16.

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Più complesso per le nazioni europee fornire nuovi equipaggiamenti, armi e munizioni benché la NATO raccomandi di potenziare e velocizzare la consegna di nuove armi e munizioni da parte dell’industria della Difesa non solo per rifornire l’Ucraina ma anche per rimpinguare le riserve delle forze armate degli stati membri, depauperate dalle continue consegne a Kiev.

Secondo quanto riportava ieri Spiegel la Germania avrebbe consegnato all’ucraina il primo dei quattro sistemi di difesa aerea a corto raggio Iris-T (nelle foto sopra e sotto e sotto ripresi alla frontiera polacco-ucraina) promessi da Berlino mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sollecitato ieri Francia e Italia a consegnare a Kiev i sistemi di difesa aerea SAMP-T.

“Signor presidente della Francia! Signor primo ministro italiano! Aspettiamo la consegna dei sistemi SAMP-T. Se possibile, sono necessari nei prossimi mesi”, ha detto Zelensky nel corso del vertice del G7 che si è tenuto oggi in videoconferenza, nel corso del quale ha sollecitato la fornitura di “sistemi di difesa aerea e missilistica di medio e lungo raggio” per creare “uno scudo aereo per l’Ucraina” contro gli attacchi russi.

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“Quando l’Ucraina riceverà un numero sufficiente di sistemi di difesa aerea moderni ed efficaci, l’elemento chiave del terrorismo russo – gli attacchi missilistici – smetterà di funzionare”, ha rimarcato il leader ucraino, secondo quanto riportato dall’agenzia Interfax-Ucraina.

Zelensky ha quindi ringraziato “la Germania e il cancelliere Scholz per aver accelerato le consegne di IRIS” e “gli Stati Uniti e il Presidente Biden per la decisione di fornire una moderna difesa missilistica e una difesa aerea”.

Secondo quanto affermato dal segretario della Difesa degli Stati Uniti, Lloyd J. Austin III “questi sistemi saranno consegnati in Ucraina non appena avremo la possibilità di consegnarli fisicamente. E’ tra le priorità su cui ci concentreremo. Intendiamo fornire i sistemi che abbiamo e che sono disponibili, che paesi come la Germania hanno a disposizione. Cercheremo anche di fornire armi aggiuntive per i sistemi esistenti che le forze ucraine stanno già utilizzando ora”, ha detto Austin.

Circa i SAMP-T la questione da chiarire è se davvero Italia e Francia intendono fornirli all’Ucraina: in caso affermativo va compreso se si tratterà di cedere le batterie in dotazione all’Esercito italiano e all’Aeronautica Francese e se a Kiev verranno eventualmente forniti sistemi di nuova produzione con tempi decisamente più lunghi.
Fonti dell’agenzia Bloomberg riferiscono che le riserve di proiettili di artiglieria da 155 mm sono pericolosamente ridotte mentre secondo alcuni media l’Esercito Tedesco in caso di guerra ad alta intensità avrebbe munizioni appena per un paio di giorni di combattimenti.

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Ripianare le riserve di munizioni costa miliardi di euro e soprattutto richiede tempi lunghi al punto che la NATO esorta le aziende del settore a produrne a tamburo battente per riempire gli arsenali alleati e continuare allo stesso tempo a rifornire l’Ucraina che, se la guerra continuasse, potrebbe necessitare di massicci rifornimenti di armi, mezzi e munizioni nei prossimi anni.

Aumentare la produzione significa ampliare gli stabilimenti produttivi e disporre di più materie prime e di un maggior numero di manodopera specializzata. Entrambi scarseggiano e i costi sarebbero molti elevati mentre le spese per la Difesa, che tutti in Occidente hanno recentemente incrementato, potrebbero subire bruschi tagli specie in Europa (la UE ha varato un piano per addestrare 15 mila soldati ucraini mentre la Gran Bretagna ha appena completato l’addestramento di 10 mila militari ucraini dopo che altrettanti avevano ricevuto l’addestramento basico questa estate)a causa degli effetti della grave crisi energetica che avrà effetti pesanti su produzione ed occupazione.

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“Con la difficile situazione economica in cui ci stiamo trovando, ci saranno dei compromessi”, ha detto Lucie Béraud-Sudreau, direttore del programma di spesa militare e produzione di armi presso lo Stockholm International Peace Research Institute, citata da Bloomberg. “Ci sono decisioni difficili in arrivo per i governi europei”.

 

Serrare i ranghi

La risposta di Mosca all’attacco al Ponte di Kerch e il rafforzamento sui fronti bellici con la ripresa dell’iniziativa in alcuni settori sembrano aver placato per il momento le dure critiche piovute soprattutto sui vertici militari russi incluso il ministro della Difesa Sergey Shoigu (nella foto sotto) per i rovesci subiti nelle ultime settimane nelle regioni di Kharkiv, Kherson e Luhansk.

Il leader ceceno, Ramzan Kadyrov, tra i primi insieme a Yevgeny Prigozhin (fondatore e “amministratore delegato” del Gruppo Wagner) a giudicare pubblicamente e negativamente l’operato dei vertici militari russi e del ministro della Difesa Sergey Shoigu, ha espresso ieri “soddisfazione per il modo in cui viene ora condotta l’operazione militare speciale” in Ucraina, dopo gli attacchi messi a segno questa mattina da Mosca. “Ora sono soddisfatto al cento per cento del modo in cui viene condotta l’operazione militare speciale” ha scritto su Telegram, secondo quanto riportato dalla Tass.

”збекистан. “ашкент. ћинистр обороны –‘ —ергей Ўойгу во врем€ совещани€ министров обороны государств-членов Ўанхайской организации сотрудничества (Ўќ—). ¬ меропри€тии принимают участие военные делегации »ндии,  азахстана,  ита€,  иргизии, ѕакистана, –оссии, “аджикистана и ”збекистана, а также Ѕелоруссии как страны наблюдател€ при Ўќ—. ѕресс-служба ћинобороны –‘/“ј—— ѕ–≈ƒќ—“ј¬Ћ≈Ќќ “–≈“№≈… —“ќ–ќЌќ… 24 ј¬√”—“ј 2022. “ќЋ№ ќ ƒЋя –≈ƒј ÷»ќЌЌќ√ќ »—ѕќЋ№«ќ¬јЌ»я

L’intera narrazione di Mosca del resto punta da almeno un mese a presentare il confronto militare in atto non solo contro l’Ucraina ma anche e soprattutto contro l’Occidente e la NATO.

Un obiettivo facilmente perseguibile temuto conto del vasto impiego di armi, consiglieri militari e contractors statunitensi, britannici, polacchi e baltici che affiancano le truppe ucraine e che hanno avuto un ruolo di rilievo nella vittoriosa controffensiva nell’oblast di Kharkiv.

Si tratterebbe di ex militari e combattenti esperti reclutati da alcune Private Military Companies che operano con commesse governative da Londra, Washington e Varsavia e con stipendi che variano dai mille ai 2mila dollari al giorno. Professionisti con capacità ben più ampie delle migliaia di volontari che si riversarono in Ucraina nei primi mesi di guerra per aiutare le forze di Kiev.

Il loro prossimo impiego potrebbe svilupparsi nella regione di Zaporozhye (una delle quattro annesse alla Russia dopo i referendum di fine settembre) dove fonti filo-russe riferiscono si siano concentrati 5mila “mercenari” polacchi che affiancherebbero le forze di Kiev pronte a scatenare un’offensiva tesa a spezzare lo schieramento russo per untare sul porto di Berdyansk al fine di interrompere la continuità territoriale tra il Donbass e la Crimea minacciando il totale controllo russo sul mare d’Azov conseguito nelle prime settimane di guerra e successivamente con la caduta di Mariupol.

Oltre a evidenziare il ruolo delle armi e dei contractors occidentali, Mosca sta enfatizzando l’impatto degli attacchi al suo territorio. Domenica il servizio di sicurezza interna (FSB) ha rilevato un “aumento significativo” del numero di attacchi alle regioni di confine della Federazione Russa da parte dell’Ucraina dall’inizio di ottobre con “oltre 100 bombardamenti su 32 insediamenti nelle regioni di Bryansk, Kursk e Belgorod utilizzando razzi, cannoni di artiglieria, mortai e veicoli aerei senza pilota”.

Ieri il governatore della regione di Belgorod, Vyacheslav Gladkov, ha reso noto che oltre duemila persone sono rimaste senza elettricità nella regione russa di Belgorod dopo un raid ucraino contro la sottostazione elettrica nella città di Shebekino, lungo il confine con la regione ucraina di Kharkiv.

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Oggi l’FSB ha riferito dello smantellamento di due presunti complotti per preparare attentati a Briansk e Mosca, in entrambi i casi attribuiti a sabotatori al servizio dell’intelligence di Kiev che avrebbero raggiunto il territorio russo dall’Estonia. A Briansk, dove l’obiettivo era un terminal logistico, è stato arrestato un cittadino ucraino arrivato in Russia con “istruzioni” dai servizi di intelligence del suo Paese.

Il sospettato, che avrebbe collaborato con gli inquirenti, avrebbe trasportato un ordigno fatto in casa con una capacità paragonabile a quella di tre chili di dinamite e dispositivi di comunicazione. Quanto al secondo arrestato, si tratterebbe di un presunto agente ucraino che intendeva compiere un attacco con due razzi portatili nella regione di Mosca. Questi razzi portatili sarebbero stati trasportati dall’Ucraina all’Estonia e poi introdotti in Russia. Le autorità russe hanno confermato il sequestro di apparati di comunicazione e che l’indagato starebbe collaborando.

Un altro sabotatore è stato arrestato oggi a Nizhny Tagil, città russa nella regione di Sverdlovsk, con l’accusa di aver tentato di organizzare un attacco terroristico. “A Nizhny Tagil e’ stato impedito un attacco terroristico contro un edificio amministrativo. E’ stato arrestato un residente locale di 59 anni, cittadino russo, arrivato nella regione di Sverdlovsk dall’Ucraina nel 2014”, si legge nel messaggio dell’FSB.

Secondo le fonti dell’agenzia di stampa russa “Ria Novosti”, l’uomo avrebbe dovuto minare l’ufficio di arruolamento militare cittadino. L’uomo è stato arrestato e gli sono stati sequestrati componenti per la fabbricazione di un ordigno esplosivo improvvisato.

Inoltre una trentina di sabotatori ucraini che tentavano di raggiungere l’area della centrale nucleare di Zaporizhzhia dal fiume Dnepr sono stati eliminati secondo quanto ha affermato oggi il governatore russo della regione omonima, Evgenij Balitskij, precisando che la maggior parte delle loro imbarcazioni sono state affondate.  Secondo Balitskij le forze di Kiev continuano a cercare di infiltrarsi nell’area della centrale. “Una parte significativa delle barche è stata affondata, alcuni sabotatori sono stati eliminati. Il resto se n’è andato”, ha detto Balitskij all’emittente “Primo Canale” citata dall’Agenzia Nova.

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Il Cremlino sembra voler premere nella comunicazione sulla minaccia al territorio nazionale e sul crescente ruolo di USA ed Europa negli attacchi alla Russia con l’obiettivo non secondario di cementare il sentimento patriottico e sostenere la chiamata alle armi, anche se parziale, avviata con la mobilitazione di 300 mila riservisti.

Truppe che si aggiungono all’arruolamento di volontari, motivato oggi non solo dalla necessità di liberare le popolazioni russe del Donbass ma anche di difendere la patria dalla minaccia americana e della NATO.

La Nato del resto ha confermato ieri che si terrà la prossima settimana l’esercitazione annuale di deterrenza nucleare. Lo ha annunciato il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, nella conferenza stampa tenuta alla vigilia del vertice a Bruxelles dei ministri della Difesa dell’Alleanza, pur precisando che “la NATO non è parte in causa in questa guerra”.

“Si tratta di un’esercitazione di routine che avviene ogni anno per mantenere la nostra deterrenza sicura, protetta ed efficace”, ha precisato Stoltenberg, aggiungendo però che “le velate minacce nucleari del presidente Putin sono pericolose e irresponsabili”. L’esercitazione “Steadfast Noon”, della durata di una settimana, coinvolgerà 14 membri dell’Alleanza Nato e vedrà dispiegati velivoli con capacità nucleari insieme a aerei da rifornimento.

 

La situazione al fronte e il ruolo della Bielorussia

Sui campi di battaglia Mosca sembra puntare ad arginare il nemico e a riassumere l’iniziativa in attesa dell’afflusso dei 300 mila riservisti mobilitati dopo le recenti vittoriose controffensive ucraine che avrebbero però determinato un elevato tasso di perdite.

Il 9 ottobre gli ucraini hanno annunciato la riconquista di sette insediamenti nella regione di Luhansk mentre sul fronte meridionale il comando militare ucraino ha rivendicato di aver riconquistato più di 1.170 kmq di territorio nella regione meridionale di Kherson (da quando ha iniziato la controffensiva contro la Russia a fine agosto. In questo settore i russi sembrano essere riusciti a stabilizzare il fronte grazie anche a un intenso impiego delle forze aeree ma l’intensità degli attacchi ucraini non sembra scemare .

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Nel settore di Luhansk i russi hanno cominciato a contrattaccare verso Lyman, perduta nei giorni scorsi, con una modesta avanzata verso ovest. Le forze russe affermano di aver sventato nelle ultime ore i tentativi delle truppe ucraine di attraversare il fiume Zherebets.

“Ne settore di Lyman, le unità delle forze armate ucraine hanno cercato senza successo di attraversare il fiume Zherebets nelle località di Makiivka e Raihorodka della Repubblica Popolare di Luhansk. Con il fuoco concentrato di forze missilistiche e artiglieria, tutti i tentativi delle truppe ucraine attraversare il fiume sono stati sventati”, ha detto Konashenkov che negli ultimi giorni ha rivendicato la distruzione di diversi depositi di razzi per i lanciatori multipli HIMARS e di alcuni obici da 155 americani M777.

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A Bakhmut, nel settore di Donetsk dove operano unità del Gruppo Wagner, i russi hanno conquistato qualche chilometro e alcuni villaggi raggiungendo la periferia della cittadina come ha riferito ieri il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov. In quest’area lo stesso presidente ucraino Zelensky aveva riferito l’8 ottobre che erano in corso battaglie molto dure.

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DaIl’8 ottobre “il colonnello generale Sergey Surovikin è stato nominato comandante del gruppo combinato di truppe nella zona dell’operazione militare speciale”, si legge in comunicato del ministero della Difesa russo dell’8 ottobre.

Il nuovo comandante, promosso all’incarico dopo i recenti rovesci militari russi, è un veterano della guerra civile in Tagikistan negli anni ’90, della seconda guerra cecena negli anni 2000 e (come quasi tutti i vertici militari russi), dell’intervento in Siria dal 2017 dove si guadagnò la medaglia di “Eroe della federazione Russa” per aver consentito alle forze di Damasco di liberare dai ribelli jihadisti oltre il 50 per cento del territorio nazionale inclusa la città di Aleppo.

Il direttore del Kgb bielorusso, Ivan Tertel, si è detto convinto che ci sarà una “svolta” nell’operazione militare contro l’Ucraina fra novembre e febbraio. “Se la Russia completa la mobilitazione in modo efficace, fornendo forze con il necessario equipaggiamento tecnico e le armi avanzate, i combattimenti raggiungeranno una fase cruciale. Secondo le nostre valutazioni, la svolta arriverà fra novembre di quest’anno e il febbraio del prossimo”, ha affermato, citato dall’agenzia Belta.

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La Bielorussia ha reso nota ieri la mobilitazione di una unità militare congiunta con la Russia pur negando la volontà di entrare in guerra al fianco di Mosca e denunciando le provocazioni di Ucraina e NTO.

Le voci di un possibile coinvolgimento diretto della Bielorussia nelle operazioni in Ucraina, rilanciata nei giorni scorsi dopo l’arrivo di una colonna logistica nella città bielorussa di Yelsk, che si trova a 17 km dal confine con l’Ucraina nella regione di Gomel, sembrerebbero smentite dalle notizie (anche di fonte ucraina) che confermano il trasferimento verso le retrovie russe in Ucraina di ingenti quantitativi di armi, munizioni e veicoli (inclusi carri T-72) appartenenti alle forze russe schierate in Bielorussia e probabilmente anche alle truppe di Minsk.

La Bielorussia sembra quindi destinata a restare una retrovia dei russi più che un nuovo fronte contro l’ucraina anche se molto dipenderà dalle eventuali iniziative di Kiev e della NATO considerati i rapporti molto tesi tra Bielorussia e l’asse polacco/baltico.

@GianandreaGaian

Foto: Ministero della Difesa Russo, Rostech, Ministero della Difesa Ucraino, TASS e Telegram

Mappe:  Institute fir the Study of the War

 

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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