Gli Stati Uniti stanno rimediando due sconfitte strategiche. Il Cointesto intervista Boni

 

 

Nella notte tra sabato e domenica, le forze ucraine hanno condotto una delle più grandi operazioni coordinate con droni dall’inizio della guerra contro la Russia. L’operazione rientra nella strategia di Kiev intesa a sferrare colpi altamente teatrali contro infrastrutture energetiche situate nelle profondità dello spazio territoriale russo, con l’obiettivo di ridurre il volume di entrate a beneficio di Mosca, sabotare la rete logistica e disarticolare le catene di approvvigionamento militari russe.

Nonché a mantenere l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale saldamente focalizzata sul conflitto, in una fase in cui le inchieste giudiziarie mietono vittime illustri della cerchia stretta di Zelensky e diversi alti esponenti europei pongono l’accento sulla necessità di avviare seri negoziati con la Russia.

I continui attacchi ucraini portano acqua al mulino della corrente oltranzista russa facente capo al politologo Sergej Karaganov, che in una recente intervista rilasciata a Glenn Diesen, ha dichiarato che: «dobbiamo intensificare le ostilità e punire i nostri nemici europei per aver condotto una guerra totale contro la Russia.

Credo che siamo davanti a una quarta guerra mondiale, se consideriamo la guerra napoleonica come la prima». Parallelamente, sulla rivista «The Atlantic», un neoconservatore a 24 carati come Robert Kagan, marito di Victoria Nuland e principale architetto ideologico delle guerre mediorientali, ha scritto che l’Iran avrebbe inflitto agli Stati Uniti una disfatta epocale. Per Kagan, a differenza dei precedenti rovesci subiti dagli Stati Uniti, «la sconfitta nell’attuale confronto con l’Iran avrà una natura completamente diversa. Non potrà essere né riparata né ignorata. Non ci sarà un ritorno allo status quo ante, nessun trionfo americano definitivo che annulli o superi il danno arrecato. Lo Stretto di Hormuz non sarà “aperto”, come lo era un tempo».

Grazie al controllo dello stretto, «l’Iran emerge come attore chiave nella regione e uno dei principali attori a livello mondiale. Il ruolo di Cina e Russia, in quanto alleate dell’Iran, si rafforza; quello degli Stati Uniti, invece, si riduce drasticamente. Lungi dal dimostrare la superiorità americana, come i sostenitori della guerra hanno ripetutamente affermato, il conflitto ha rivelato un’America inaffidabile e incapace di portare a termine ciò che ha iniziato. Questo innescherà una reazione a catena in tutto il mondo, mentre amici e nemici si adatteranno al fallimento americano».

Ne parliamo assieme a Maurizio Boni, generale di corpo d’armata, giornalista, saggista e collaboratore di «Analisi Difesa» e de «Il Fatto Quotidiano».

Guarda il video qui sotto  o sul Canale Tou Tube “Il Contesto”.

 

Login

Benvenuto! Accedi al tuo account

Ricordami Hai perso la password?

Lost Password

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: