Dalle CSBM a una nuova architettura di sicurezza europea

La guerra in Ucraina ha profondamente modificato l’architettura di sicurezza europea. Il problema non riguarda più soltanto il confronto militare sul territorio ucraino, ma la progressiva estensione della competizione strategica al Baltico, al Mar Nero, allo spazio cibernetico, alle infrastrutture critiche e, sempre più esplicitamente, ai confini e alla base industriale dei Paesi d’Europa.
In questo contesto, potrebbero tornare ad assumere un ruolo centrale le Confidence- and Security-Building Measures (CSBM): sarebbe un primo passo per affrontare il rischio escalation in un confronto diplomatico sempre più necessario tra Paesi Nato e Federazione Russa. Il tema centrale è ritornare con sollecitudine e reintrodurre i meccanismi previsti per ridurre il rischio di incidenti, errori di calcolo e di escalation involontaria: le CSBM sono nate precisamente per questo scopo.

Si tratta in ogni caso di procedere con gradualità e in una prospettiva di reale disponibilità negoziale. Il riferimento di partenza non può che essere il Vienna Document 2011 (VD 2011) tuttora formalmente vigente quale principale quadro politico per le Confidence- and Security-Building Measures (CSBM) nell’area OSCE, l’Organization for Security and Co-operation in Europe.
La Federazione Russa continua formalmente a partecipare all’OSCE, mantenendo una propria missione permanente a Vienna. In particolare, Mosca continua a intervenire nel Forum for Security Co-operation (FSC), l’organo dell’OSCE competente per gli aspetti politico-militari della sicurezza, che si riunisce settimanalmente a Vienna.
Anche nel 2026 risultano numerose dichiarazioni e interventi ufficiali della delegazione russa nelle riunioni dell’FSC, comprese quelle del 21 maggio, 1° luglio, 16 e 17 settembre: questo rafforza l’ipotesi che una via negoziale sulle CSBM possa essere concretamente percorribile. Sul punto, è bene ricordare che si tratta di un insieme di impegni politico-militari, non di un trattato giuridicamente vincolante, la cui piena attuazione è tuttavia oggi fortemente compromessa dal deterioramento delle relazioni tra gli Stati partecipanti.

Più che limitarsi a ripristinarne l’applicazione originaria, sarebbe quindi necessario utilizzarli come base per una loro modernizzazione, adeguandoli alle nuove dinamiche militari e alle esigenze di trasparenza, verifica e prevenzione degli incidenti. In questa prospettiva, una nuova generazione di CSBM potrebbe contribuire a ricostruire, anche in assenza di piena fiducia politica, un livello minimo di prevedibilità e controllo del rischio militare.
Beninteso si tratta di costruire un percorso calibrato alla situazione attuale, perché il Vienna Document prevede obiettivi oggi ambiziosi: lo scambio di informazioni sulle forze armate, la notifica preventiva di determinate attività militari, osservazioni, ispezioni, visite e contatti tra strutture militari. Di tutto questo valgono perciò i principi ispiratori, che possono essere implementati con ogni opportuna gradualità.
Kaliningrad: il caso emblematico del rischio di escalation
Kaliningrad rappresenta uno dei casi nei quali la necessità di nuove misure di trasparenza appare più evidente. L’exclave russa, situata tra Polonia e Lituania, costituisce una piattaforma strategica per capacità missilistiche, navali e di difesa aerea russe, ma è allo stesso tempo geograficamente vulnerabile e dipendente dalle proprie linee di comunicazione con la Russia continentale.
La situazione è diventata particolarmente delicata il 30 settembre scorso, allorquando Mosca ha inviato alla NATO una nota diplomatica nella quale ha affermato che, qualora l’Alleanza tentasse di isolare Kaliningrad, la Russia sarebbe pronta a utilizzare «l’intero arsenale» a sua disposizione, comprese le armi nucleari. Nello stesso contesto, Mosca ha evocato anche la possibilità di colpire centri decisionali nei Paesi NATO.

La NATO ha respinto tali minacce, sostenendo che le proprie attività non costituiscono una minaccia al territorio russo e chiedendo a Mosca di cessare la retorica nucleare. Kaliningrad dimostra quanto rapidamente un’attività militare concepita come difensiva da una parte possa essere interpretata come offensiva dall’altra.
Una nuova CSBM europea dovrebbe pertanto introdurre un regime specifico per le aree geografiche ad alto rischio, come il Baltico, il Mar Nero e Kaliningrad. Non si tratterebbe necessariamente di limitare la presenza militare della NATO o della Russia, ma di stabilire regole di comportamento, notifiche preventive, comunicazioni dirette e meccanismi di verifica per le attività potenzialmente destabilizzanti.
L’industria europea della difesa: dalla deterrenza a rischio di attacchi
Un secondo elemento di novità è rappresentato dalla crescente centralità dell’industria europea della difesa. L’Unione europea sta rafforzando la propria base tecnologica e industriale della difesa, sia per colmare le proprie carenze sia per sostenere l’Ucraina. Nel settembre 2026 il Consiglio dell’UE ha individuato i primi cinque European Defence Projects of Common Interest, riguardanti, tra l’altro, droni e sistemi anti-drone, difesa marittima e dei fondali, spazio, difesa aerea e missilistica e protezione del fianco orientale europeo.

Da parte russa, questo processo viene interpretato come una crescente partecipazione europea al conflitto. Il 30 settembre la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato che le fabbriche europee che producono armi destinate all’Ucraina costituiscono potenziali obiettivi militari russi. Già in precedenza, nell’aprile 2026, il Ministero della Difesa russo aveva pubblicato una lista di imprese europee coinvolte nella produzione di droni o componenti per l’Ucraina; Dmitry Medvedev aveva successivamente definito quella lista come un possibile elenco di obiettivi.
Queste dichiarazioni modificano significativamente il problema delle CSBM. Durante la Guerra fredda il controllo del rischio riguardava soprattutto forze armate, esercitazioni, schieramenti e sistemi d’arma. Oggi occorre considerare anche la dimensione industriale. Una futura architettura europea delle CSBM potrebbe quindi prevedere un Defence Industrial Risk Reduction Mechanism, basato su:
- comunicazioni dirette per evitare ambiguità relative alla localizzazione e alla funzione degli impianti;
- norme contro attacchi, sabotaggi o operazioni clandestine contro infrastrutture industriali e civili;
- meccanismi di attribuzione e consultazione in caso di incidenti;
- protezione reciproca di infrastrutture energetiche, industriali e di trasporto particolarmente vulnerabili;
- distinzione formale tra sostegno militare all’Ucraina e partecipazione diretta alle operazioni militari.
In sostanza, quest’ultimo punto sarebbe particolarmente importante perché la Russia interpreta sempre più la produzione europea di armamenti come una forma di partecipazione diretta alla guerra, mentre gli Stati europei considerano il sostegno militare a Kyiv compatibile con il non essere parti belligeranti. La distanza tra queste due interpretazioni rappresenta di per sé un rischio strategico.
Il Mar Nero e la sicurezza della navigazione
Il terzo settore nel quale sarebbe necessario applicare le CSBM è quello marittimo. Il Mar Nero è diventato un ambiente nel quale attività militari, infrastrutture energetiche, porti commerciali e navigazione civile sono sempre più intrecciati. Già nel luglio 2026 l’International Maritime Organization ha condannato una serie di attacchi contro navi mercantili civili nel Mar Nero e nel Mar d’Azov, sottolineando i rischi per i marittimi, la sicurezza della navigazione e le catene globali di approvvigionamento.

La situazione si è ulteriormente aggravata in questo ottobre 2026. La Turchia ha denunciato l’aumento degli attacchi russi e ucraini nel Mar Nero e i rischi crescenti per le navi commerciali, di qualsiasi bandiera. Tra queste, il 6 ottobre una nave mercantile è stata affondata dopo un attacco con droni nella zona economica esclusiva bulgara; l’origine dei droni non è stata confermata, ma diverse fonti attribuiscono l’attacco alla Russia. Questi episodi mostrano perché una nuova architettura di sicurezza non può essere costruita esclusivamente attorno alle frontiere terrestri. Servono CSBM marittime, comprendenti corridoi di navigazione concordati, comunicazioni dirette tra autorità navali, notifiche delle attività militari nelle aree utilizzate dalla navigazione commerciale e procedure comuni per evitare incidenti tra navi militari e mercantili.
Dalla deterrenza alla “gestione dell’escalation”
Il punto centrale è che CSBM e deterrenza non sono concetti alternativi. Una politica europea responsabile deve adoperarsi sul piano negoziale affinché la deterrenza non venga interpretata come preparazione all’attacco. Non si può soprassedere sulla necessità di dialogare con Mosca sui rischi di escalation, nonostante l’apparente chiusura dell’interlocutore. Quanto maggiore è la distanza politica tra le parti, tanto maggiore diventa il valore di meccanismi tecnici di comunicazione e verifica.
La nuova prospettiva NATO-UE dovrebbe quindi essere costruita su tre livelli complementari:
Deterrenza: mantenimento delle capacità NATO ed europee necessarie a prevenire aggressioni.
Resilienza: protezione delle infrastrutture, dell’industria della difesa, delle reti energetiche, dei cavi sottomarini e delle rotte commerciali.
CSBM: meccanismi di trasparenza, comunicazione, notifica e verifica destinati a impedire che la competizione militare produca accidentalmente una guerra diretta.
In questa prospettiva, il ritorno delle CSBM deve basarsi sull’ipotesi di ricostruire il confronto tra Mosca e i Paesi europei, oggi sempre più coinvolti dalle conseguenze del conflitto, e con preoccupazioni sempre più evidenti nelle opinioni pubbliche. Il tutto può ripartire da una gestione pragmatica del rischio.
Conclusione
L’attuale situazione europea presenta una combinazione di rischi particolarmente pericolosa: militarizzazione del Baltico, centralità strategica di Kaliningrad, espansione della produzione europea di armamenti, minacce contro infrastrutture industriali, operazioni ibride e crescente insicurezza nel Mar Nero.

A ciò si aggiunge una comunicazione strategica sempre più aggressiva, nella quale dichiarazioni politiche e militari rappresentano inevitabilmente fattori di escalation. In questo contesto, il modello delle CSBM può rappresentare uno degli strumenti attraverso cui costruire le premesse di nuova architettura di sicurezza europea, partendo almeno dal controllo sulla escalation e sulla prevedibilità.
L’obiettivo realistico non sarebbe quindi raggiungere un nuovo grande accordo Russia-Occidente sul modello dell’Atto di Helsinki del 1975, oggi difficilmente replicabile. Sarebbe più pragmaticamente realizzabile intanto riaprire il confronto, partendo dallo stabilire – su un piano di rigorosa reciprocità – limiti e procedure per impedire incidenti sui confini tra territori europei e russi, nel Baltico, nel Mar Nero, come anche attacchi contro infrastrutture industriali, navi mercantili e tutto ciò che possa preludere a un conflitto più ampio. Il principio potrebbe essere sintetizzato nella formula: “deterrence where necessary, transparency where possible, and communication always.”
È proprio questa combinazione — deterrenza, resilienza e controllo dell’escalation — che può consentire all’Europa di ridurre il rischio di escalation e di preparare le premesse per una più ampia iniziativa negoziale su una nuova architettura di sicurezza per l’Europa.
Foto: TASS, Ministero Difesa Ucraino, Aeronautica Ucraina e Ministero Difesa Russo
Maurizio Delli SantiVedi tutti gli articoli
Membro della International Law Association, dell'Associazione Italiana Giuristi Europei, dell'Associazione Italiana di Sociologia e della Société Internationale de Droit Militaire et Droit de la Guerre - Bruxelles. E' stato componente di delegazioni governative in conferenze diplomatiche ed ha svolto seminari e incarichi di docenza a contratto in Diritto Internazionale Penale/Diritto Internazionale dei Conflitti Armati e Controterrorismo. È autore di varie pubblicazioni, tra cui: "La guerra in Ucraina e le sfide per il nuovo ordine internazionale. Rappresentazioni tra diritto internazionale e geopolitica", Aracne, 2022, e "L'ISIS e la minaccia del nuovo terrorismo. Tra rappresentazioni, questioni giuridiche e nuovi scenari geopolitici", Aracne, 2015. Giornalista pubblicista, collabora con Analisi Difesa, Geopolitica.info, Notizie Geopolitiche, i quotidiani Avvenire e Domani, ed altre testate italiane ed europee.







