Leva volontaria: il dibattito in Italia

Dopo gli annunci in tal senso di Germania e Francia , anche in Italia si accende il dibattito sull’attivazione della leva militare volontaria per fornire un incremento degli effettivi delle forze armate.
“La mia idea è di portare un disegno di legge in ‘discorso parlamentare’ e farlo discutere al Parlamento”. Lo ha detto il 27 novembre, nel corso della sua missione in Francia, il ministro della Difesa Guido Crosetto, commentando l’introduzione della leva volontaria nel Paese transalpino annunciata dal presidente Emmanuel Macron.
“È uno schema che in qualche modo non è molto diverso da quello tedesco perché prevede una volontarietà: quello tedesco ha un automatismo che scatta, quello francese da quanto leggo no, è totalmente volontario“, ha detto Crosetto parlando con i cronisti, “Io penso che se la visione che noi abbiamo del futuro è una visione nella quale c’è minore sicurezza, va fatta una riflessione sul numero delle forze armate, sulla riserva che potremmo mettere in campo in caso di situazioni di crisi. Noi abbiamo costruito modelli – in Italia, come in Germania, come in Francia – negli anni scorsi che riducevano il numero dei militari. In questa nuova situazione tutte le nazioni, non soltanto le nazioni europee, mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate.
Ognuno ha un suo approccio diverso, alcuni hanno addirittura ripristinato la leva. Sapete che in alcuni Paesi come la Svizzera la parte della riserva in qualche modo comprende tutti i cittadini fino a oltre 50 anni. Lo stesso sistema di Israele, ma la Svizzera è da 500 anni che non ha una guerra. Anche noi in Italia dovremmo porci il tema di una riflessione che in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare e in qualche modo porti a un suo aumento: ci sono motivi di sicurezza che secondo me rendono importante farlo”, ha sottolineato Crosetto, “La mia idea è di portare un disegno di legge in ‘discorso parlamentare’ e farlo discutere al Parlamento”.
Il tema della leva volontaria, che vedrebbe presumibilmente anche in Italia il divieto di impiego delle reclute in missioni oltremare, si affianca a quello dell’istituzione di una Riserva composta da ex militari richiamabili per attività addestrative alcune settimane all’anno e mobilitabili in caso di necessità. La riserva potrebbe essere composta da non oltre diecimila unità e si tratta di una disposizione già introdotta dalla legge 119 del 2022 dal precedente Esecutivo, che forniva una delega al governo.

La riserva – una volta reclutata, formata e periodicamente addestrata – potrebbe essere composta da ex militari o personale con determinate specifiche (sempre su base volontaria), impiegabile nei casi di necessità durante conflitti e crisi internazionali, non impiegati sul fronte dei teatri operativi ma per il supporto logistico e la cooperazione, senza escludere interventi anche in caso di calamità come già avviene per i militari. Si tratterebbe di professionisti a disposizione del Paese, sempre aggiornati con addestramenti periodici e da attivare in determinati casi.
Leva e Riserva contribuirebbero quindi almeno in parte ad innalzare il numero degli effettivi delle tre Forze, oggi composte da circa 160 mila uomini e donne, ritenuti insufficienti dagli stati maggiori di fronte alle sfide dei nostri giorni e a fronte delle difficoltà, riscontrate in tutto l’Occidente, ad aumentare gli organici professionistici che vedono poche persone arruolarsi e un numero crescente di militari in servizio permanente effettivo lasciare i ranghi preferendo impieghi civili.
Le valutazioni del mondo politico
“Reintrodurre la leva è complicato, tuttavia c’è un tema degli organici delle Forze armate, oggi sotto-dimensionati rispetto alle necessità operative, anche ordinarie” ha detto il 27 novembre il presidente della Commissione Difesa della Camera, Nino Minardo.

“In Europa si stanno sperimentando soluzioni diverse: in Germania non è stata reintrodotta la leva, ma è stata resa obbligatoria la visita medica per conoscere in ogni momento la platea dei cittadini arruolabili; in Francia il presidente Macron ha annunciato un nuovo servizio militare volontario dal 2026. Sono modelli da osservare con attenzione. Per il nostro Paese-il modello della Riserva volontaria appare oggi il più vicino alle reali esigenze italiane, ed è su questo che la Commissione Difesa si è concentrata.
Sarebbe utile parallelamente valutare anche la reintroduzione dei Carabinieri ausiliari così da sgravare l’Esercito da compiti di ordine pubblico”. Per il presidente della Commissione Difesa di Montecitorio “resta comunque centrale il nodo dell’attrattività delle Forze armate: occorre investire su personale, carriere e qualità della vita militare per garantire uno strumento efficiente e adeguato alle sfide dei prossimi anni”.
Per Eugenio Zoffili, Capogruppo della Lega in Commissione Difesa alla Camera dei Deputati e Vicepresidente dell’Assemblea Parlamentare OSCE, “la Proposta di legge della Lega, della quale sono primo firmatario, per reintrodurre la nuova Leva universale militare e civile, è già da tempo depositata in commissione Difesa alla Camera, pronta per essere discussa, come ha ricordato ieri il Vicepremier Matteo Salvini.
Sei mesi di educazione civica su base provinciale e regionale per tutti i ragazzi e le ragazze, dedicati alla salvaguardia del territorio, al soccorso, agli interventi in situazioni di emergenza, potrebbero fare solo bene alle nuove generazioni. Una nuova opportunità per i nostri ragazzi e ragazze che aiuterebbe anche a contrastare fenomeni come quelli del bullismo, dei maranza e delle baby gang, insegnando ai giovani a vivere in comunità rispettando e aiutando gli altri. Portare avanti questa proposta, per la Lega è una priorità e ho chiesto che venga calendarizzata al più presto in commissione Difesa”.

Tra le opposizioni Stefano Graziano, deputato del Partito democratico e membro della commissione Difesa a Montecitorio valuta che “abbiamo già detto chiaramente che noi siamo per un esercito di professionisti. Possiamo immaginare solo una riserva a sostegno della logistica e degli uffici e alla Croce rossa. Abbiamo presentato una proposta di legge in questa direzione”.
il leader del M5S Giuseppe Conte ha detto di essere stato “purtroppo un cattivo profeta, voglio dire mio malgrado, perché è da tempo che sto dicendo che, se si ha in programma un piano di riarmo e di buttare centinaia e centinaia di miliardi nelle spese militari, poi vedrete che si porrà il problema di rafforzare il nostro esercito. Ai nostri giovani offriremo stipendi sicuri solo nell’esercito? Poco fa Crosetto ha detto che porterà in Parlamento una proposta per riformare la leva militare. Stiamo arrivando a quello, mandiamo i nostri giovani in guerra”.
Angelo Bonelli, leader di Avs accusa il governo di stare trasformando l’Italia in una “vera e propria economia di guerra“, prima con la scelta di destinare il 5% del Pil alla spesa militare e “sottrarre, nei prossimi anni, centinaia di miliardi di euro alle vere priorità del Paese”. Ora, denuncia Bonelli, la proposta di reintrodurre la leva – abolita nel 2005 – rappresenta un “salto all’indietro” che va nella stessa direzione: “quella di trasformare i nostri giovani in soldati invece che in medici, insegnanti, ingegneri, educatori“.

In Italia, ricorda, esiste già un esercito operativo e l’arruolamento avviene su base volontaria. Allora, domanda, “cosa significa voler riesumare la leva? Perché imporre la divisa a una generazione che chiede futuro, lavoro dignitoso, diritti e non militarizzazione?”
Le valutazioni di Analisi Difesa
Tra gli opinionisti di Analisi Difesa, il generale Maurizio Boni osserva innanzitutto che “il termine ‘leva volontaria‘ è una contraddizione. La leva è obbligatoria e non può essere volontaria. Si vuol far passare il concetto del popolo in armi perché la Russia ci attaccherà, ma non si vuole imporre nulla perché ripristinare la leva obbligatoria sarebbe tecnicamente impossibile: non abbiamo il sistema di reclutamento e addestramento dell’epoca della leva e ricostituirlo richiederebbe moltissimo tempo e soldi e sarebbe politicamente insostenibile.
Si preferisce, invece, giocare sull’equivoco del volontariato per “non disturbare” troppo anche se siamo sotto attacco. D’altronde se è vero, come dicono le cassandre tedesche e nostrane, che l’attacco russo è davvero imminente, allora dovremmo immediatamente chiamare alle armi tutti gli uomini e le donne abili, avviando la mobilitazione generale. Dunque, perché non aumentare semplicemente i volumi organici della ferma annuale già prevista?

In secondo luogo, i numeri. Come al solito la politica ama anteporre i numeri (che non esprimono mai una capacità) alle capacità e alle finalità di una qualsivoglia iniziativa di carattere militare. I numeri, devono essere la conseguenza logica di un ragionamento; l’esito di una valutazione e dell’analisi di un progetto.
10.000 soldati per far cosa? Con la complessità del campo di battaglia odierno ( se il riferimento è sempre quello ucraino) e dei sistemi d’arma impiegati con un anno di ferma non si impara niente, ragionamento che ci portò a suo tempo ad optare per il sistema professionale.
Ma forse vogliamo impiegarli per le operazioni di sicurezza interna come Strade Sicure liberando risorse per la guerra vera? E poi, come sarebbero ripartiti tra le forze armate, e con quali incarichi? Si tratta di briciole in un mare di necessità di manpower di proporzioni colossali se pensiamo a quello che accade in Ucraina. Dunque, il sospetto è che questo numero, come al solito, rifletta il volume finanziario massimo garantito per questa iniziativa.
Con i soldi che abbiamo ci possiamo permettere solo 10.000 soldati. Vedete un po’ voi cosa farci (vedi il caso della Libia a suo tempo dove potevamo schierare 5.000 uomini a fronte di una necessità di almeno 30.000). Sarebbe interessante acquisire le valutazioni dello SMD per capire la logica. In alternativa, una bella interrogazione parlamentare?

Il vero problema oggi è che abbiamo un esercito vecchio, come già più volte ribadito dai Capi di SME che si sono avvicendati, in occasione delle audizioni nelle Commissioni difesa di Camera e Senato. Parlo di Esercito perché è la forza armata dove il fattore manpower è più importante. Si è sempre rimandato il problema nel corso degli anni e non ci si è spostati di un metro neanche da quando la Russia ha annesso la Crimea.
Svecchiare l’esercito significa assicurare la fuoriuscita regolare del personale più anziano (facendolo accedere alla pubblica amministrazione, o facilitandone la reintegrazione nella società civile progetto pensato a suo tempo ma mai sostenuto dalla politica) e al tempo stesso attuare reclutamento e addestramento di nuovo personale da inviare altrettanto regolarmente ai reggimenti (quelli britannici ricevono nuovi soldati con cadenza mensile).
Il generale Marco Bertolini ha affermato che “il concetto di leva volontaria, del quale si sta discutendo anche in altri Paesi europei, si discosta dalla tradizione della leva per come l’abbiamo sempre considerata. Infatti, il termine ‘leva’ lo riconduciamo normalmente alla coscrizione obbligatoria maschile, ripeto obbligatoria, che venne sospesa in Italia all’inizio del secolo. Venne sospesa per decisione bi-tri e quadri-partisan da tutti i partiti italiani, con motivazioni e ‘interessi’ diversi ma nella convinzione unanime, ingenua o ipocrita, che si fosse inaugurata un’era di pace e di prosperità eterna nella quale non sussisteva più la necessità di uno strumento militare che affermasse e difendesse la sovranità nazionale.

Ora, col clima di bellicismo generalizzato abbracciato con convinzione anche da quelli che per decenni sono stati gli antimilitaristi più convinti – sottolinea Bertolini – con la palese insofferenza con la quale l’Amministrazione Usa considera le ostinazioni dell’Ue e della Nato stessa, nonché con le narrative di minacce russe sulle quali mi permetto di coltivare più di un dubbio, è tornata la paura. E, come dice il proverbio, di Dio e del vecchio Soldato i popoli si ricordano solo nel momento del bisogno.
Si afferma ancora, insomma, l’idea di tornare alla vecchia leva, magari intendendola come regime di reclutamento volontario e a tempo determinato, ma con l’adozione di incentivi per l’arruolamento che portino all’aumento degli effettivi ed alla costituzione di una Riserva alla quale attingere in caso di necessità e della quale effettivamente c’è un grande bisogno. Un’operazione ottima se finalizzata a tutelare la nostra indipendenza e sovranità, che non ritengo possa esaurirsi nel reclutare soldati da mettere a disposizione di una sovranità europea difficile da concepire viste le differenze tra i vari popoli del nostro continente. Differenze da considerare il nostro vero valore aggiunto e non un peso del quale sbarazzarci“.

Il direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani, valuta che ”il dibattito italiano sembra tendere al momento a confondere Leva Volontaria per i giovani e Riserva a cui invece aderirebbero ex militari che hanno lasciato le Forze Armate ma si rendono disponibili per richiami addestrativi e in caso di mobilitazione per emergenze.
Su base volontaria il servizio di leva può essere utile, specie in una fase in cui in tutto l’Occidente calano gli arruolamenti di professionisti, ma è da abbinare a una riserva richiamabile in caso di necessità oggetto di un disegno di legge già messo a punto.
La recente iniziativa francese mira a disporre di giovani a cui poter affidare incarichi non di prima linea ma che lascerebbe un maggior numero di professionisti disponibili per i compiti di combattimento.
Ripristinare un servizio di leva, anche se su base volontaria, comporterà però alti costi per caserme e infrastrutture. La Francia, solo come spesa iniziale, ha stanziato 2 miliardi di euro”.
Il contesto emerso dal rapporto CENSIS
Nel giugno scorso il Rapporto CENSIS ha fotografato in realtà una scarsa disponibilità degli italiani a co0mbatytere e a vestire l’uniforme. Solo il 16% degli intervistati si dichiara pronto a combattere (tra gli uomini la percentuale sale al 21% e tra le donne scende al 12%).
Il 39% invece protesterebbe, in quanto pacifista. Il 26% preferirebbe appaltare le operazioni militari e la difesa del territorio a soldati di professione e a contingenti di mercenari stranieri, da reclutare e stipendiare. Il 19% diserterebbe: si darebbe alla fuga pur di evitare il fronte.
A questo tema Analisi Difesa ha dedicato negli ultimi anni numerosi articoli che riproponiamo in fondo a questo articolo.
Foto: Difesa.it
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