Rischio guerra nucleare nel Golfo Persico? Il Contesto intervista Gaiani

 

«Se l’Iran si azzardasse a bloccare il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz, verrebbe colpito dagli Stati Uniti d’America con un’intensità di venti volte maggiore rispetto ad ora. Inoltre, elimineremo obiettivi facilmente distruggibili che renderebbero virtualmente impossibile per l’Iran ricostruirsi, come nazione, di nuovo: morte, fuoco e furia regnerebbero su di loro. Ma spero, e prego, che ciò non accada! Questo è un regalo degli Stati Uniti d’America alla Cina e a tutte quelle nazioni che sfruttano intensamente lo Stretto di Hormuz. Spero che sia un gesto che sarà molto apprezzato».

Questo post pubblicato da Trump sul suo profilo Truth segue di poche ore la diffusione dell’inchiesta condotta dal «Wall Street Journal», secondo cui i consiglieri di della Casa Bianca stanno esercitando pressioni sul presidente per indurlo a elaborare un piano per il ritiro degli Stati Uniti dalla guerra, da avviare previa proclamazione che gli obiettivi sono stati in gran parte raggiunti.

Parallelamente, il senatore repubblicano Lindsey Graham, individuato dallo stesso «Wall Street Journal» come uno dei principali responsabili dell’intervento militare statunitense contro l’Iran, ha minacciato l’Arabia Saudita e le altre monarchie sunnite del Golfo Persico di “serie conseguenze” in caso di loro mancata partecipazione alle campagne di bombardamento dell’Iran portate avanti da Stati Uniti e Israele. I

l «Washington Post», invece, ha pubblicato un’inchiesta in cui si solleva il velo sul contenuto di un rapporto classificato redatto dal National Intelligence Council e consegnato al presidente Trump una settimana prima dell’attacco all’Iran. Secondo le fonti raggiunte dal quotidiano, il documento tratteggiava due scenari che si sarebbero potuti concretizzare in seguito a una campagna militare mirata contro gli esponenti verticistici dell’apparato istituzionale iraniano.

In entrambi gli sviluppi ipotizzati dagli specialisti in forza al National Intelligence Council, «l’establishment clericale e militare iraniano avrebbe risposto all’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei applicando una serie di protocolli volti a preservare la continuità del potere.

La prospettiva che la frammentata opposizione iraniana assuma il controllo del Paese è qualificata all’interno del documento come “improbabile”». In un’altra inchiesta basata anche in questo caso sulle rivelazioni su ben tre fonti interne ai servizi di sicurezza statunitensi, il «Washington Post» sostiene cha, «dall’inizio della guerra, la Russia ha comunicato all’Iran le posizioni delle risorse militari statunitensi, tra cui navi da guerra.

Ne parliamo assieme a Gianandrea Gaiani, giornalista, saggista e direttore della rivista «Analisi Difesa».

Intervista realizzata il 10 marzo.

Guarda il video qui sotto o a questo link.

 

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