Leonardo punta su Michelangelo Dome e Sicurezza Globale

In occasione della presentazione del nuovo Piano Industriale 2026-2030, l’amministratore delegato e direttore generale dell’azienda, prof. Roberto Cingolani, dopo aver evidenziato gli obiettivi raggiunti fino ad ora e prossimi addivenire, fra cui il programma ‘Michelangelo Dome’, destinato a portare nuove ed importanti commesse al gruppo, lo spazio e la cybersicurezza, ha dato uno sguardo a più lungo termine, dove Leonardo sta lavorando al tema della sicurezza globale, che rappresenta il futuro dell’azienda, accanto a quello della difesa e sicurezza in senso stretto, in un mondo che si spera meno incline alle crisi e conflitti attuali.
“Il nuovo Piano Industriale definisce la traiettoria del Gruppo al 2030, guardando ad un maggiore consolidamento del ruolo di player high-tech della sicurezza globale. Leonardo si presenta oggi ai mercati come una realtà industriale unica e forte del recente lancio del Michelangelo Dome, concreta applicazione della visione multidominio del Gruppo che contribuirà alla costruzione di capacità sovrane e interoperabili. Un’architettura di difesa integrata e aperta, progettata per rispondere ad uno scenario in cui le minacce alla sicurezza sono sempre più ibride e richiedono soluzioni nuove e pienamente interconnesse,” ha sintetizzato l’a.d. di Leonardo in occasione dell’evento tenutosi il 12 marzo presso il Gate 2080, l’hub polifunzionale a firma del gruppo a Roma.
Il Piano Industriale 2026-2030 prosegue la strategia di crescita virtuosa tracciata da Leonardo negli ultimi tre anni: diventare una “One Company” multinazionale con una visione industriale chiara, integrata e internazionale, partendo da una situazione di conglomerato industriale senza una strategia unitaria.
Il Gruppo risulta oggi rafforzato attraverso la razionalizzazione del portafoglio, il lancio di nuovi prodotti, partnership e joint venture strategiche a livello internazionale, quali Edgewing per il velivolo da combattimento di sesta generazione GCAP, LRMV per i veicoli cingolati corazzati, LBA Systems per i velivoli senza pilota ed in un futuro prossimo il progetto Bromo per lo spazio, in aggiunta ad operazioni mirate di ‘fusione e acquisizione’ (M&A, Mergers & Acquisitions) quali le ultime nel settore della cybersicurezza, oltre ad una forte digitalizzazione con capacità di calcolo senza precedenti (HPC, High Performance Computing) e sviluppi nell’intelligenza artificiale (IA), nonchè potenziamento della capacità produttive, con il programma ‘Capacity Boost’.
Un percorso, accompagnato dall’incremento dell’organico, che ha consentito al Gruppo di presentarsi sullo scenario globale con una struttura più solida e pronta a cogliere le opportunità di un mercato in rapida evoluzione.
Tale crescita continuerà, grazie ad un portafoglio prodotti il più completo possibile in supporto di progetti quali il ‘Michelangelo Dome’, dove cybersicurezza, HPC, AI e dati costituiscono la spina dorsale della futura traiettoria, unitamente ad un ulteriore incremento del personale, ed ad una nuova generazione di soluzioni dual-use destinate a settori che vanno oltre la Difesa e la sicurezza, come il monitoraggio delle emergenze ambientali e l’agricoltura di precisione, per citare due esempi.

A fronte del nuovo contesto in cui le minacce sono cambiate per natura, velocità e scala, dove missili ipersonici, vettori balistici, droni e attacchi cyber aumentano incertezza e complessità operativa, era necessario guardare a nuovi progetti e programmi che hanno portato al Michelangelo Dome, grazie ad un portafoglio prodotti trasversale ed omnicomprensivo nonché a sviluppo senza precedenti nel digitale, AI e cybersicurezza.
Ma la sicurezza non riguarda più soltanto il perimetro tradizionale della difesa, ma investe direttamente la continuità economica e sociale dei Paesi.
Infrastrutture critiche, trasporti, agricoltura, servizi finanziari, manifattura, energia e chimica sono oggi esposti a rischi interconnessi, capaci di incidere sulla crescita e sulla prosperità nel prossimo decennio, nuove sfide che Leonardo con il nuovo Piano Industriale intende affrontare grazie alle tecnologie dual-use in corso di sviluppo per il “Michelangelo Dome”, e per i settori dello spazio, digitalizzazione multi-dominio, intelligenza artificiale e cybersicurezza, rafforzando ulteriormente il proprio posizionamento come player di riferimento nella Global Security.
Michelangelo Dome
I recenti sviluppi della crisi Mediorientale, avvalorano se non fosse ancora chiaro, le analisi che hanno portato allo sviluppo del progetto del “Michelangelo Dome”, il sistema di difesa aerea stratificato presentato nel novembre 2025 e destinato ad essere determinante nella crescita del gruppo, ben oltre il periodo temporale del nuovo Piano Industriale.
Secondo le stime riportate dall’a.d. di Leonardo nel corso dell’evento, le opportunità di business nel periodo 2026-2030 vengono stimate in 6 miliardi di euro, seguite da 15 miliardi nel periodo 2031-2035.

“Ad oggi abbiamo discussioni in corso con più di 20 paesi interessati alla nostra soluzione”, ha rivelato Cingolani, aggiungendo che se ne attendono altri.
Caratterizzato da un design modulare e da un’architettura aperta, il Michelangelo Dome si basa su un C2 distribuito congiunto multi-dominio, potenziato da un modulo C5I di nuova progettazione, noto come MC5, che dovrà essere “inserito” in tutti i sottosistemi tattici di C2, sensori ed effettori, consentendo un’orchestrazione multi-dominio attraverso collegamenti a bassa latenza, una maggiore condivisione di dati sensibili e una distribuzione e sincronizzazione dei dati assistite dall’intelligenza artificiale, per accelerare il processo decisionale, sotto una rete globale cyber-sicura.
In sostanza, come ha evidenziato Cingolani, il Michelangelo Dome consente la transizione da un concetto operativo di ‘kill chain’ a uno di ‘kill web’, quindi da un approccio ‘un sensore, un tiratore’ a ‘qualsiasi sensore, il miglior tiratore o qualsiasi tiratore’.
“Il progetto Michelangelo Dome rappresenta una soluzione realmente trasversale di un’unica azienda, disponendo Leonardo di un portafoglio completo di prodotti per identificare rapidamente i rischi emergenti, monitorarli continuamente e intraprendere azioni tempestive e decisive per neutralizzare la minaccia e proteggere gli asset critici,” ha affermato il CEO di Leonardo, sottolineando come il sistema sia stato progettato con un’architettura cosiddetta aperta ed interoperabile anche con i sistemi di protezione di terze parti di tipo ‘bubble’ e ai loro sottosistemi.
Il gruppo guadagnerà con la nuova soluzione non attraverso l’acquisizione di hardware – anche se Leonardo è un fornitore chiave di esso – ma attraverso servizi collegati alla soluzione, “…Un contratto per servizi, per la cyber security, per l’aggiornamento dei contenuti. Sapete che le minacce evolvono ogni mese,” ha evidenziato Cingolani, aggiungendo che la soluzione Leonardo evolverà con un ritmo simile.
Per soddisfare le richieste urgenti provenienti dal mercato, come peraltro ampiamente rimarcato dalle recenti crisi, Leonardo sta procedendo a pieno ritmo con importanti finanziamenti in ricerca e sviluppo dedicati al programma.
In termini di tappe e risultati del programma, Cingolani ha rivelato che alla fine del 2025, “abbiamo dimostrato l’intercettazione e la neutralizzazione di un missile balistico a 76 km dal bersaglio, in una delle simulazioni che abbiamo condotto con il Ministero della Difesa e l’Esercito italiano.”

Il periodo 2026-2027 costituirà un periodo particolarmente importante per lo sviluppo, test e valutazione del sistema in vista del raggiungimento di una capacità iniziale dell’MC5 e del ‘C2 All Domain’ con l’integrazione di sensori ed effettori “legacy” nazionali per l’inizio del 2028.
In particolare nella seconda metà del 2026, verranno condotte le prove del cosiddetto concetto di difesa aerea integrata sul campo di battaglia o a difesa di infrastrutture critiche ‘Dead Zone’.
Sebbene Cingolani non abbia fornito dettagli al riguardo, nella presentazione di Novembre e nel successivo evento dedicato a cui ha partecipato anche AD, per la realizzazione della ‘Dead Zone’, Leonardo sta lavorando ai sistemi d’arma navali Super Rapido da 76/62 mm, Marlin 40 mm ed Lionfish da 30 mm con munizionamento ottimizzato per l’ingaggio di droni e missili, in una configurazione per l’impiego terrestre affinché i medesimi creino una bolla difensiva integrata ravvicinata, con il supporto di sistemi missilistici caratterizzati da raggio d’azione più esteso.

Nel 2027, Leonardo parteciperà secondo quanto dichiarato da Cingolani, ad un’esercitazione NATO di difesa da missili balistici ed altre minacce, che l’a.d. di Leonardo non ha identificato ma che AD ha compreso trattarsi dell’esercitazione per la difesa aerea e missilistica integrata o IAMD “ Formidable Shield 2027”, e successivamente nella seconda meta dell’anno, ad un’esercitazione IAMD per quanto riguarda le capacità C2, anch’essa non meglio specificata.
In aggiunta alle unità navali per la difesa aerea e missilistica classe ‘Doria’ destinati al programma d’ammodernamento di mezza vita o MLU (Mid-Life Update) che vede la joint venture Naviris fra Fincantieri e Naval Group quale capocommessa e Leonardo quale fornitore principale degli elementi del sistema di combattimento.
Tra questi il CMS versione evoluta del SADOC Mk4 nonché MBDA quale fornitore del sistema per la difesa aerea e missilistica di nuova generazione PAAMS NG (Principal Anti-Air Missile System New Generation) con la famiglia di missili Aster compresa la nuova munizione Aster 30 Block 1NT, destinato ad essere integrato con la suite radar che comprende il radar multifunzionale di Leonardo con antenna AESA rotante Kronos Grand Naval, la Marina Militare ha messo in servizio le unità della classe ‘Thaon di Revel’ PPA/MPCS costruite da Fincantieri nelle configurazioni ‘Full’ e ‘Light Plus’.
Queste ultime sono equipaggiate con un sistema di combattimento di nuova generazione che vede sempre Leonardo quale principale fornitore, fra cui il CMS SADOC Mk4 ed il sistema radar a doppia banda o Dual Band Radar (DBR) con sistemi a quattro facce fisse AESA in banda C e X nel caso della configurazione ‘Full’ e unicamente in banda C per la ‘Light Plus’.

Nel settore terrestre invece il ‘Michelangelo Dome’ vedrà l’integrazione dei nuovi sistemi missilistici IAMD di nuova generazione SAMP/T NG della joint-venture Eurosam (MBDA France, MBDA Italia e Thales) con radar di nuova generazione Leonardo Kronos Grand Mobile High Power (GM HP) e la famiglia di missili Aster compresa la nuova munizione Aster 30 Block 1NT, specificatamente destinati a fornire una capacità tutta europea contro missili balistici tattici ed a medio raggio nonché ipersonici di prima generazione.
A questo s’aggiungono, sempre per le Forze Armate italiane, il sistema a medio raggio MBDA MAADS (Medium Advanced Air Defence System) con il sistema missilistico CAMM ER destinato ad essere integrato con il SAMPT/NG anche a livello di singolo lanciatore, nonché il sistema Grifo anch’esso basato sulla munizione CAMM ER dell’Esercito Italiano.
Un elemento centrale della roadmap del ‘Michelangelo Dome’ è rappresentato dal supporto imprescindibile offerto dalla divisione Spazio e relativi sviluppi di cui parleremo oltre ed in particolare del contributo offerto dalla nuova costellazione di satelliti radar ed elettro-ottici di proprietà ed impiego di Leonardo che è stata chiamata ‘Space Guardian’, la cui messa in orbita si svilupperà, secondo la slide della citata roadmap, fra l’inizio 2028 e la fine 2029.
A partire da questo periodo, s’aggiungeranno altre costellazioni integrate con capacità di allarme precoce e tracciamento non meglio specificate, ma che si riferiscono e sono necessarie per contrastare le minacce missilistiche balistiche, ipersoniche e da crociera.
La fine del 2030 viene inoltre indicata quale termine in cui i principali elementi della ‘Michelangelo Dome’, rappresentati dal modulo ‘plug-in’ MC5, l’architettura del sistema e la ‘All Domain C2’, sono destinati a raggiungere la piena capacità operativa unitamente ai sensori ed effettori di nuova generazione, che saranno pienamente e completamente integrati con i sistemi e le reti della NATO e dell’Unione Europea. Dal 2030 è inoltre prevista l’integrazione di ulteriori sensori ed effettori nonchè la federazione con sistemi forniti da terze parti a valle di accordi con altre nazioni.

A tal riguardo è necessario evidenziare che per quanto riguarda i sistemi di sorveglianza ed in particolare i radar basati a terra di nuova generazione, Leonardo ha ricevuto un contratto nel dicembre 2025 dall’Amministrazione Difesa (Teledife) per lo sviluppo e fornitura di due sistemi radar di nuova generazione con portate nell’ordine dei 3.000 km e capacità di sorveglianza e tracciamento delle minacce più recenti e future.
Quali vettori balistici tattici, a media ed ulteriore portata nonché ipersonici di più recente generazione, rappresentati rispettivamente dal sistema fisso con antenna di grandi dimensioni (55 metri quadrati) GBR (Ground Based Radar) e mobile MLRR (Mobile Long Range Radar), entrambi in banda ‘L’ e basati sulla tecnologia completamente digitale di tipo AESA GaN (ovvero con antenna a scansione elettronica con componenti in Nitruro di Gallio).
A questi s’aggiunge il nuovo radar di grandissime dimensioni in banda ‘L’ per l’Amministrazione della Difesa sviluppato nell’ambito del programma Space Situational Awareness (SAA) destinato allo sorveglianza spaziale nonché quello imbarcato ad alta potenza e lunga portata a quattro facce fisse AESA in banda ‘S’ in fase di sviluppo e destinato ad equipaggiare i nuovi caccia lanciamissili di nuova generazione (DDG NG) della MM per l’impiego non soltanto della famiglia di missili Aster ma anche della nuova generazione di intercettori missilistici in via concepimento e sviluppo preliminare nell’ambito dei programmi gestiti da OCCAR, ed in particolare che vede MBDA guidare industrie francesi, tedesche, olandesi e spagnole nell’ambito del programma HYDIS (Hypersonic Defence Interceptor System).

Sebbene non riguardi specificatamente lo sviluppo del ‘Michelangelo Dome’, l’a.d. di Leonardo ha voluto sottolineare come nella prima metà del 2026, verrà portata a termine il primo impiego congiunto fra velivoli da combattimento pilotati e non, a dimostrazione delle avanzate capacità che il gruppo sta mettendo insieme a sostegno delle difese antiaeree e missilistiche terrestri, nell’ambito di una capacità multidominio e multipiattaforma, sfruttando la vasta gamma di prodotti e le partecipazioni in joint-venture come LBA systems con il gruppo turco Baykar e realtà a livello europeo e mondiale come MBDA.
A metà del 2026 dimostreremo il primo ‘War Case’,” ha dichiarato Cingolani, evidenziando le capacità richieste dal mercato. “Faremo volare un aeromobile madre, rappresentato dal nostro caccia leggero d’attacco M-346, che governerà caccia senza pilota da combattimento (meglio conosciuti come gregari). Queste piattaforme sono prodotte congiuntamente con i nostri colleghi di Baykar. Saranno gestite direttamente dall’aeromobile madre…..,” ha rivelato Cingolani. Il primo test è previsto intorno ad aprile-maggio e non sarà pubblicizzato, mentre il secondo più avanti nell’anno sarà reso pubblico, ha detto Cingolani rispondendo ai media.

Leonardo è partner dell’azienda turca attraverso la joint venture LBA Systems, che copre attività tra cui il futuro assemblaggio del caccia senza pilota Kizilelma a Grottaglie, in Italia.
Sebbene non siano stati forniti dettagli sul tipo di piattaforma senza pilota, il Kizilelma monomotore sarebbe la scelta naturale. Nel 2025, la piattaforma ha condotto il primo ingaggio di prova utilizzando un missile aria-aria oltre il raggio visivo.
“Mentre aspettiamo il caccia di sesta generazione, possiamo già fornire ai clienti piattaforme aggiuntive che possono essere operate in congiunzione con aeromobili esistenti,” ha osservato Cingolani, in attesa dello sviluppo del caccia di sesta generazione ed il suo impiego insieme ai velivoli unmanned gregari da combattimento.
Lo Spazio e la prima costellazione satellitare di Leonardo
Nel corso della presentazione della roadmap del ‘Michelangelo Dome’, il CEO di Leonardo ha
ha fornito alcuni ulteriori dettagli sullo sviluppo e sulla tempistica di implementazione della prima costellazione proprietaria del Gruppo per l’osservazione della Terra, denominata “Space Guardian”, la cui finestra di lancio iniziale è prevista per la fine del 2027.
Secondo l’ulteriore documentazione ricevuta da Leonardo in occasione dell’evento, si tratta di un’infrastruttura spaziale di nuova generazione, “unica nel suo genere anche grazie alla sua convergenza con le tecnologie digitali, supportata da un investimento interno di circa mezzo miliardo di euro”.
Prima costellazione proprietaria per l’osservazione della Terra, quest’ultima rappresenta “un salto tecnologico per l’industria spaziale e rafforza il ruolo di Leonardo nello sviluppo di capacità spaziali digitali e sovrane”, afferma il documento.

Sebbene la sua applicazione primaria sia l’osservazione della Terra, il sistema rappresenta un’infrastruttura a supporto della sovranità digitale, della sicurezza dei dati e della resilienza infrastrutturale, che può svolgere un’ampia gamma di missioni, da quelle prettamente civili a quelle duali ed infine militari.
Il programma comprende “circa 20 satelliti multisensore di nuova generazione progettati per integrare (capacità di) supercalcolo e capacità di comunicazione avanzate direttamente in orbita,” rappresentate queste ultime da collegamenti ottici intersatellitari che consentiranno lo scambio di dati in tempo reale tra di loro.
La realizzazione dei primi nove satelliti è già stata assegnata a Thales Alenia Space, che li produrrà presso la struttura di Assembly, Integration and Testing della Space Smart Factory di Roma.
I satelliti saranno distribuiti su due piani orbitali. Il primo, secondo Leonardo, includerà i nove satelliti già ordinati di cui sei saranno equipaggiati con payload rappresentato da radar ad apertura sintetica o SAR (Synthetic Aperture Radar), due con strumenti ottici ad altissima risoluzione (Very High Resolution, VHR), ed uno sarà un satellite per comunicazioni che agirà come router orbitale e garantirà il downlink dei dati verso terra.
Con tutti e nove i satelliti in orbita, il cui lancio è previsto fra la fine del 2027 e l’inizio del 2028, il programma raggiungerà la Initial Operational Capability (IOC) intorno al secondo trimestre del 2028. Il secondo piano orbitale, il cui lancio è previsto alla fine del 2028 per essere completato entro il 2029, porterà alla copertura globale con altri 9–12 satelliti, la cui sensoristica è ancora in fase di definizione. Grazie a quest’ultima la costellazione raggiungerà la piena capacità operativa (FOC, Full Operational Capability).
Il segmento di terra, progettato da Telespazio, includerà due stazioni proprietarie, destinate a diventare operative entro il 2027, e la costellazione con capacità modulari e scalabili, potrà essere federata con sistemi di terze parti, sia nazionali che internazionali.
Global security: Leonardo punta a diventarne un player di riferimento
Sulla base degli sviluppi fino ad ora raggiunti e quelli che si andranno a realizzare con il nuovo Piano Industriale, Leonardo guarda al mercato della sicurezza globale per bilanciare una possibile diminuzione degli ordini della difesa che potrebbe seguire alla sperata fine di molti dei conflitti attualmente in corso.
Le minacce ibride non colpiscono solo infrastrutture e asset della difesa; infatti, anche ora nel Golfo, una delle “armi” più potenti è il controllo dello Stretto di Hormuz, a causa del suo impatto sulla disponibilità di energia e quindi sui costi. Agricoltura, energia, trasporti, servizi finanziari, installazioni sensibili, riserve idriche e sistemi di distribuzione, impianti di desalinizzazione sono già obiettivi in Medio Oriente, e molti altri lo saranno.

“Ora, i rischi per la sicurezza non sono più isolati, ma interconnessi, e questo emerge chiaramente quando si guardano i numeri,” ha rimarcato Cingolani, portando come esempio, le perdite legate al cybercrime rispetto alla spesa globale per la sicurezza.
Nel 2020 le perdite ammontavano a 1 trilione di dollari all’anno rispetto a 0,4 trilioni di spesa. Una previsione per il 2030 indica invece un aumento delle perdite fino a 1 trilione al mese (12 volte di più), mentre la spesa crescerà fino a 1 trilione all’anno, un aumento di 2,5 volte. Come termine di confronto, la guerra in Ucraina costa circa 0,15 trilioni di dollari all’anno.
“C’è un enorme mercato lì. Qual è il modello di business? Il cybercrime era solo un esempio. Ce ne sono molti altri,” ha dichiarato Cingolani.
Proteggere, rilevare, rispondere e recuperare: proteggere significa prima di tutto monitoraggio persistente. “Più osservi, più monitori, più puoi prevedere; poi devi rilevare il problema. Analisi predittiva e identificazione delle minacce,” ha spiegato il CEO di Leonardo. Questo è simile alla difesa missilistica, che si basa su analisi della minaccia e assegnazione dell’arma, dove quest’ultima viene sostituita dall’assegnazione della soluzione.
Se si tratta di cybercrime, la risposta è la cybersecurity; se si tratta di un terremoto, saranno droni, elicotteri e satelliti. “Bisogna essere pronti a qualsiasi livello, in qualsiasi dominio,” poiché la sicurezza globale richiede strumenti dual-use e multi-dominio.

“Ecco, questo è ciò che un’azienda di (difesa e) sicurezza dovrebbe garantire. Ma vi rendete conto che servono gli stessi ingredienti necessari per il dominio aereo e per la difesa standard? È incredibile. Stiamo creando gli elementi costitutivi di qualsiasi tipo di guerra.
Guerra fisica, cibernetica, persino ibrida, qualsiasi cosa. Ecco perché puntiamo su questo mercato per il futuro. Sarà una progressione, ovviamente,” evidenziando come tale percorso richiederà tempo ma si debba correre per non perdere le possibilità di mercato.
“Due esempi sono già in corso in azienda. Il primo è un programma da circa 170 milioni, non poi così piccolo….”, ha rivelato Cingolani, evidenziando come il monitoraggio delle colture e la valutazione dello stato dei campi nell’agricoltura, avrà nel 2030 un mercato globale stimato oltre i 40 miliardi, di cui 13 miliardi in Europa.
Leonardo sta sviluppando una propria costellazione di satelliti per questa ed altre attività come sopra evidenziato parlando dello Spazio.
“e-GEOS è la nostra società controllata che effettua analisi di immagini ad alta risoluzione. Disponiamo di una sala di controllo per l’agricoltura intelligente, dove vediamo tramite droni con una risoluzione di 10 centimetri se una singola coltura è infestata da una malattia e di quanta sostanza chimica necessita, evitando così, ad esempio, di spargere grandi quantità di prodotti chimici sul campo, perché è possibile procedere con l’agricoltura di precisione coltura per coltura senza ulteriore inquinamento e rumore. Ovviamente, questo richiede molta intelligenza artificiale e capacità computazionale.”

La prevenzione, risposta e recupero da minacce meteorologiche e disastri ambientali avrà un mercato di oltre 350 miliardi, di cui 55 miliardi in Europa. “Se leggete i rapporti delle Nazioni Unite, vedete che ci sono danni per un trilione di dollari su una scala di 10 anni per un evento catastrofico che avrebbe potuto essere previsto,” portando come esempio l’evento di Niscemi in Sicilia, evidenziando come Leonardo abbia già lanciato un programma in tal senso. “C’è una sala di controllo e monitoraggio globale. Ci sono diversi attori…. Anche in questo caso, abbiamo bisogno di droni, di satelliti, di sistemi informatici, di elicotteri per il recupero, perché queste tecnologie entrano in gioco in momenti diversi del ciclo, quando è necessario recuperare, monitorare o prevedere.”
Leonardo si sta quindi concentrando sull’identificazione e sulla strutturazione di molteplici casi d’uso della sicurezza globale, per proporre soluzioni di valore che aiuteranno la nazione ed al tempo stesso la crescita del gruppo. “Ci aspettiamo che nei prossimi cinque anni questa attività generi circa 1,5 miliardi di euro,” ha detto Cingolani, aggiungendo che si tratta di un dato potenzialmente conservativo.
Numeri e risultati
Guardando quindi ai numeri, frutto delle strategie messe in atto fin dall’inizio del suo mandato, ricordando che Cingolani è stato in precedenza anche Chief Technology & Innovation Officer di Leonardo, i valori stimati per le commesse dal Gruppo sono in aumento, dovendo ricordare che i medesimi non includono il consolidamento di Iveco Defense Vehicles, che è avvenuto come anticipato il 18 marzo scorso.
“La previsione cumulativa di ordini di 142 miliardi, pari a circa 24 miliardi in più rispetto alla previsione che avevamo lo scorso anno nel piano aggiornato 2025-2029,” ha dichiarato Cingolani.

Osservando i numeri degli ordinativi rispetto ai 23,8 miliardi di euro del 2025, la tendenza mostra una crescita costante fino a 32 miliardi nel 2030, con un CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 6,1%, che rappresenta +0,3% in più rispetto al piano 2025-2029. “L’elevata raccolta ordini si basa su un portafoglio assolutamente simmetrico, non abbiamo picchi o aree deboli. È piuttosto solido. Non c’è un’esposizione concentrata in nessun singolo paese o singolo cliente. E penso che siamo un fornitore unico in grado di offrire difese e soluzioni di sicurezza complete, supportate da specifiche partnership strategiche che conoscete molto bene nelle nostre joint venture,” ha dichiarato Cingolani.
Anche le stime dei ricavi sono aumentate: i ricavi cumulativi previsti nel periodo 2026-2030 raggiungeranno circa 126 miliardi, circa 20 miliardi in più rispetto alle stime dell’anno precedente, arrivando a 30 miliardi nel 2030 rispetto ai 19,5 miliardi del 2025, con un CAGR del 9%, cioè +2% rispetto al piano precedente. Cingolani ha sottolineato come questo miglioramento sia dovuto alla crescita delle consegne e al miglioramento dei servizi.
Per quanto riguarda l’EBITA, guardando ai grafici, nel 2030 sarà più che raddoppiato rispetto al 2025, passando da 1,75 a 3,59 miliardi di euro. Anche in questo caso le stime per il periodo 2026-2030 superano quelle del piano dello scorso anno, 14 miliardi contro 11 miliardi, con il CAGR che sale dal 13,1% al 15,5%.
“Qui voglio solo sottolineare che siamo molto impegnati nel rendere efficienza e redditività più elevate. Questo è stato il mantra che abbiamo avuto negli ultimi tre anni,” ha detto Cingolani, aggiungendo che “raddoppiare la redditività in questi cinque anni significa che i margini crescono a un ritmo più veloce dei ricavi. E naturalmente siamo molto concentrati sulla gestione, sull’efficienza in tutta l’organizzazione e sull’aumento dei mercati dei servizi.”

Lo stesso aumento vale per il FOCF (Free Operating Cash Flow), che ha superato 1 miliardo di euro per la prima volta nel 2025; le stime per il 2030 sono di 2,06 miliardi, ancora una volta con miglioramenti considerevoli sia in valore assoluto sia nel CAGR sui dati cumulativi quinquennali.
“Raddoppiamo la generazione di cassa grazie all’elevata redditività. Dobbiamo garantire continuità negli investimenti e nelle nuove tecnologie,” ha sottolineato il CEO di Leonardo.
“Il potenziale di crescita arriverà dalla capacità di innovazione oltre alle nuove tecnologie che stiamo sviluppando. Dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per assicurarci di ottenere una gestione ed un’azienda molto sane in termini di redditività e risultati finanziari. Mi rendo conto che questo non può essere fatto in tre anni, forse in sei, ma certamente l’azienda è completamente impegnata e credo che i numeri mostrino che c’è già stato un impatto importante delle nostre azioni. Tuttavia penso che il meglio debba ancora arrivare,” ha sottolineato Cingolani, introducendo il tema del dividendo per azione che è praticamente raddoppiato dal 2024 al 2025, da 0,28 a 0,52 euro ed è destinato a crescere nel 2026 del 21% fino a 0,63 euro, con un ulteriore incremento del ritorno per gli azionisti nell’arco del Piano, ed una chiara politica di dividendi.
Grazie al programma “We Believe”, “11.000 dei nostri dipendenti hanno investito i loro risparmi in azioni Leonardo…. Penso che questa sia la prima volta che accade qualcosa di unico in Leonardo…e questo quando il titolo era a 45 euro…. oggi è molto di più…. L’azienda inizia a sentirsi orgogliosa di sé, e credo che sia un ottimo segnale.”

Parlando del flusso di cassa operativo prima del contributo M&A (Mergers & Acquisitions, fusioni ed acquisizioni) nel periodo 2026-2028, Cingolani ha sottolineato che quest’ultimo sarà pari a 7,5 miliardi, con numeri definiti molto buoni.
“Pensiamo di poter accantonare o contabilizzare il 5,5% dei ricavi cumulati, il che significa 3,7 miliardi per la crescita organica. Questo significa investimenti in conto capitale, ricerca e sviluppo, in pratica, quello che stiamo facendo, le attività organiche. La buona notizia è che, oltre a IDV, che è considerata pagata dalla precedente allocazione di capitale, grazie al buon numero di azioni possiamo allocare risorse extra per la crescita inorganica, circa 1,8 miliardi. Questi fondi saranno spesi tenendo sempre a mente due regole: meglio acquistare o meglio produrre. E questo lo decideremo in base alle capacità interne e, naturalmente, ai tempi. E ovviamente mantenendo l’approccio disciplinato di non acquistare cose che costano più del 15-20% del fatturato della divisione che effettuerà l’M&A.”
Personale, ricerca & sviluppo e tecnologie
Nel 2030 Leonardo dovrebbe raggiungere la soglia dei 75.500 dipendenti, con un aumento del 12% rispetto alle 63.700 unità di fine 2026, che si aggiunge all’aumento del 31% registrato nel periodo 2023-2026, partendo da 51.400.
In questa prima fase, con le nuove assunzioni, la componente degli ingegneri pari ad oltre 15.000 unità, ha registrato una riduzione dell’età media da 54 a 46 anni, e prosegue il ringiovanimento dell’azienda.
“Nella seconda fase (dal 2026), il nostro piano è di assumere circa 28.000 nuove persone, ma ovviamente c’è un turn-over in più, quindi il netto sarà un po’ inferiore. Di queste 28.000 assunzioni, il 30% saranno donne, il 55% avranno meno di 30 anni ed il 70% saranno profili STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica),” ha dichiarato Cingolani puntando alla riduzione dell’età ed all’incorporazione di nuovi talenti.

Considerando l’attuale divario di competenze, le ‘Academy di Leonardo’ sono un elemento chiave per creare una forza lavoro pronta per il futuro, migliorando l’inserimento dei talenti. L’evoluzione sarà tangibile nei profili professionali e nelle competenze: i nuovi assunti saranno principalmente orchestratori AI e human-AI, specialisti in Cyber & Digital Trust, ingegneri quantistici, specialisti in Edge Computing, esperti di spazio, satelliti, comunicazioni ed elettronica, dopo aver reclutato nel periodo in corso, ingegneri dei sistemi e specialisti integratori, hacker etici ed analisti di malware, data scientist e specialisti cloud nonché MBSE (Mode-Based Systems Engineering) ed esperti del digital twin.
“Dobbiamo essere rapidi nell’introdurre nuove competenze, il che non significa ridurre le altre, perché queste sono essenziali per il fatturato dei 134 miliardi, ovviamente, ma sono necessarie per aumentare la nostra capacità di affrontare le nuove sfide,” ha sottolineato Cingolani, che rimarcando quanto sia impressionante la carenza di personale STEM, ha aggiungo che “non sarà possibile risolvere il problema tutto in una volta, ma per questo motivo, credo di poter dire che il nostro programma ‘Leonardo Innovation Laboratories’ ha avuto molto successo.
Abbiamo avuto persone provenienti da molti paesi con una metodologia completamente nuova, non semplici dipendenti dell’azienda, ma più simili a scienziati, diciamo, con contratti più programmabili, principalmente in tecnologie quantistiche e servizi gestiti, energia avanzata, gestione energetica, materiali, elettronica. Questa attività, unitamente alle attività di ricerca e sviluppo svolte dalle divisioni, costano circa 3 miliardi all’anno.
Circa 2 miliardi di questi sono finanziati dai clienti, principalmente nelle divisioni che si occupano della vera ricerca e sviluppo, quella che va a realizzare i prodotti a breve termine, quindi con un TRL (Technology Readiness Level, livello di maturità tecnologica) elevato, mentre noi siamo stiamo incrementando il TRL basso degli altri progetti con la nostra allocazione di capitale”.
Di queste persone, circa la metà viene persa fisiologicamente con il passare del tempo, mentre l’altra raggiunge direttamente le divisioni e coltiva immediatamente l’innovazione, “perché senza innovazione Leonardo ritorna al punto di partenza”. Questo, secondo Cingolani, è appena iniziato con il primo gruppo di 200 persone, ma aumenterà notevolmente nei prossimi anni.
Guardando alle sfide nell’ambito della ricerca e sviluppo per la futura crescita del gruppo, la specifica slide al riguardo evidenziava diverse aree di focus ed in particolare nel dominio spaziale erano citati quali esempi i collegamenti ottici inter-satellitari per le comunicazioni sicure in orbita terrestri basse, le celle solari basate su perovskite, il controllo termico per l’esplorazione lunare e sistemi di gestione delle batterie, la robotica spaziale per servizi in orbita.

Passando al dominio aereo, viene citato l’imaging quantistico fotonico-statico, l’armamento laser ad alta energia su piattaforme leggere ed orchestrazione di sciami robotici.
Nei domini terrestre e marittimo sono stati invece citati i temi dei materiali e processi innovativi per la protezione balistica, reti basate su entanglement per la sincronizzazione degli orologi in assenza di GNSS, l’integrazione e interoperabilità di sistemi robotici autonomi nelle stazioni C2, mentre nel dominio cyber, Leonardo concentrerà gli sforzi di ricerca nel laboratorio di hacking. Si sta creando in questo modo un ciclo continuo che collega produzione e ricerca.
Infine il CEO di Leonardo ha ricordato l’importanza della sostenibilità del gruppo, anche per quanto riguarda la Difesa, posizionandosi a livello mondiale in termine di valutazione ESG (Enviromental, Social and Governance), a secondo dei diversi KPI, fra i primi cinque posti, con risultati fra i migliori del settore.
Foto Leonardo
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Luca PeruzziVedi tutti gli articoli
Nato a Genova nel 1966 e laureato in giurisprudenza, è corrispondente per l'Italia e collaboratore delle riviste internazionali nel settore della difesa del gruppo inglese IHS Markit (Jane's Navy International e Jane's International Defence Review) e della casa editrice tedesca Mittler Report Verlag (European Security & Defense e pubblicazioni collegate) nonché delle riviste di settore Armada International, European Defence Review e The Journal of Electronic Defense. In Italia collabora anche con Rivista Marittima, Aeronautica & Difesa e la testata online dedicate al settore marittimo ed economico The MediTelegraph (Secolo XIX).








