Negoziati Russia-Europa e USA-Iran: cosa ha detto davvero Putin il 9 maggio  

 

 

Alla conferenza stampa tenuta il 9 maggio a Mosca dopo la Parata per il Giorno della Vittoria, il presidente russo ha risposto alle domande dei giornalisti (a questo link la trascrizione completa in lingua inglese).

Circa alcuni temi, come il dialogo con l’Europa per concludere il conflitto in Ucraina o le possibili soluzioni alla crisi nel Golfo Persico, alcune dichiarazioni di Putin non sono state pienamente recepite o hanno avuto una scarsa eco dalle nostre parti, benché appaiano rilevanti per la possibile soluzione dei conflitti in atto.

Rispondendo a Lana Samsonia (agenzia Interfax) Putin ha commentato la parata militare a ranghi ridotti rispetto alle edizioni precedenti spiegando che “come sapete, quest’anno – pur non essendo un anno di anniversario, è comunque il Giorno della Vittoria – abbiamo deciso che le celebrazioni si sarebbero svolte senza eccezioni, ma senza l’esibizione di mezzi militari, non per motivi di sicurezza, ma principalmente perché le Forze Armate dovevano concentrarsi sulla sconfitta decisiva del nemico nell’ambito dell’operazione militare speciale.

Per quanto riguarda le dichiarazioni provocatorie (La minaccia ucraina di colpire la parata – NdR) tutte queste decisioni erano state prese molto prima che tali dichiarazioni venissero rilasciate. Abbiamo risposto, come sapete. Il Ministero della Difesa ha rilasciato una dichiarazione iniziale in cui si affermava che, qualora si fosse tentato di interrompere le nostre celebrazioni, avremmo risposto con massicci attacchi missilistici su Kiev. C’era qualcosa di poco chiaro in questo? Questa era la risposta che intendevamo dare.

Putin ha poi aggiunto: …. qualche giorno prima, il 5 maggio, avevamo anche presentato alla parte ucraina una proposta di scambio di prigionieri, fornendo un elenco di 500 militari ucraini detenuti in Russia. La risposta iniziale fu che avrebbero dovuto esaminare la proposta con maggiore attenzione – forse non tutti e 500, ma magari 200 – e dopodiché si sono praticamente dileguati, dichiarando poi esplicitamente di non essere disposti a un simile scambio. Non lo volevano.

Rispondendo a un altro giornalista Putin è tornato sul tema della Parata del Giorno della Vittoria. Sapete che per noi in Russia il 9 maggio non è una semplice serata di festa con musica di sottofondo. È un giorno sacro, perché ogni famiglia ha sofferto. La Federazione Russa ha perso circa il 70% dei 27 milioni di vite sacrificate sull’altare della Vittoria nell’Unione Sovietica.

Secondo i documenti del dopoguerra, la Federazione Russa ha perso quasi il 70%, o più precisamente oltre il 69%. Quante vite ha perso la Russia, se il totale è di 27 milioni? Quasi 19 milioni. Ovviamente, questo è un evento che riguarda ogni cittadino della Federazione Russa, ogni famiglia.

Un’altra domanda ha toccato il tema della lettera di Volodymyr Zelensky che il premier slovacco Robert Fico avrebbe consegnato a Putin.

Sì, il signor Fico me ne ha parlato; mi ha parlato del suo incontro. In realtà, non c’era nessun messaggio particolare, ho solo sentito ancora una volta che la parte ucraina, il signor Zelensky, è pronta a un incontro personale. Sì, l’ho sentito. Ma non è la prima volta che lo sentiamo.

Cosa posso dire a riguardo? Che non abbiamo mai rifiutato, e io non ho mai rifiutato, di tenere l’incontro. Non sono io a proporlo, ma se qualcuno lo fa, siamo pronti. Che si presenti chi lo propone. Che venga a Mosca e ci incontreremo.

Potremmo incontrarci in un Paese terzo, ma solo dopo aver raggiunto un’intesa definitiva su un accordo di pace, che dovrebbe essere concepito in una prospettiva storica di lungo termine, in modo che si tenga un incontro per la sua firma. Tuttavia, questo dovrebbe essere il punto finale, non i negoziati stessi, perché sappiamo bene cosa siano i negoziati.

Personalmente, sono stato coinvolto da vicino in questo processo a Minsk durante la stesura degli accordi di Minsk. Si può parlare per ore, all’infinito, giorno e notte, e tutto inutile. I professionisti dovrebbero occuparsi di tutto, facendo tutto il possibile per rendere i documenti chiari a entrambe le parti e coordinando tutti gli aspetti di questi accordi. In questo caso, possiamo incontrarci ovunque, sia per apporre la firma che per presenziare alla cerimonia.

Alexander Yunashev, giornalista e blogger, ha chiesto quali prospettive abbia la mediazione statunitense per la pace in Ucraina.

Putin ha risposto: Ascolti, la questione riguarda principalmente la Russia e l’Ucraina. Se qualcuno vuole aiutarci e lo sta facendo, e possiamo constatare che l’attuale amministrazione statunitense e il presidente degli Stati Uniti sono sinceramente, e ci tengo a sottolinearlo, alla ricerca di una soluzione – ovviamente non hanno bisogno di questo conflitto e hanno molte altre priorità – allora non possiamo che essergli grati. Tuttavia, questa è, prima di tutto, una questione che riguarda la Russia e l’Ucraina.

Un tema questo che è stato ripreso ieri dal portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov (nella foto a lato) per il quale sono stati compiuti molti passi fondamentali per favorire una risoluzione del conflitto in Ucraina ma è troppo presto per discutere di date e obiettivi specifici. L’enorme mole di lavoro nel processo di pace ci permette di dire che la fine è davvero vicina ma in questo contesto, è impossibile parlare di dettagli a questo punto – ha detto Peskov.

Tornando alla conferenza stampa del 9 maggio, Anna Kurbatova, Canale Uno, ha sottolineato come l’Europa affianchi ormai gli ucraini nel minacciare la Russia supportando e ospitando l’industria bellica di Kiev ma Putin ha fornito una risposta che è sembrata tesa a tagliare corto e a smorzare i toni.

Il nostro obiettivo è garantire che nessuno possa minacciare la Russia. È ciò che continueremo a perseguire. Sappiamo che l’Ucraina riceve tecnologia dall’Europa e che alcuni sistemi vengono assemblati lì. Stanno cercando di ottenere un vantaggio, ma stanno già cercando contatti con noi, rendendosi conto che questa strategia potrebbe costare cara – ha risposto Putin.

Gli europei si aspettavano una sconfitta schiacciante della Russia, come sappiamo, il crollo dello Stato russo nel giro di pochi mesi. Non è andata così. E poi sono rimasti intrappolati in questo circolo vizioso, e ora non riescono a uscirne. Questo è il problema. Ci sono sicuramente persone intelligenti laggiù, persone che certamente comprendono l’essenza degli eventi attuali. Spero che queste forze politiche tornino gradualmente al potere o lo prendano nelle proprie mani con il sostegno della stragrande maggioranza dei paesi europei.

Rossina Bodrova, del Canale TV Zvezda, ha citato la disponibilità di alcuni leader europei “disposti e interessati a ristabilire i contatti con la Russia” ricordando che l’8 maggio il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ne sveva parlato aggiungendo che stanno cercando un candidato ideale per rappresentare l’Europa in tali contatti.

Costa aveva dichiarato: Stiamo parlando con i nostri amici ucraini per sostenerli e, naturalmente, al momento opportuno dovremo dialogare con la Russia per affrontare le nostre questioni comuni in materia di sicurezza. Aspettiamo ma allo stesso tempo siamo pronti per fare il necessario.

Bodrova ha chiesto a Putin chi preferirebbe personalmente per i negoziati e il presidente russo ha risposto: Personalmente, preferirei l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Altrimenti, gli europei dovrebbero scegliere un leader di cui si fidano, qualcuno che non abbia parlato male della Russia. Non abbiamo mai chiuso la porta ai negoziati. Non è stata la Russia a rifiutare il dialogo, ma i nostri interlocutori.

Secondo quanto riferito l’11 maggio da Der Spiegel, il governo tedesco vorrebbe proporre il presidente federale Frank-Walter Steinmeier (ex ministro degli Esteri) per avviare i negoziati con la Russia, affiancandolo all’ex cancelliere Gerhard Schroeder.

L’impressione quindi è che Putin abbia voluto dare conferma alle dichiarazioni di apertura a Mosca di Costa e il fatto che in pochi giorni a Berlino circolino già i nomi dei negoziatori incluso quello suggerito da Putin, potrebbe indicare che i contatti tra Mosca e Berlino (e forse Bruxelles) sono già in corso da un po’ di tempo, come aveva ipotizzato nei giorni scorsi Analisi Difesa.

 

Medio Oriente

Venendo al Medio Oriente, Pavel Zarubin del Canale TV Rossiya, ha chiesto a Putin come si evolverà la situazione nel Golfo Persico e se ritiene che ci sia una reale possibilità di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.

A mio avviso, non sono più molti gli attori interessati a prolungare questo conflitto. Naturalmente, comprendiamo che qualsiasi accordo debba tenere conto degli interessi di tutte le nazioni e gli stati della regione. Esistono diverse opzioni e, sebbene preferirei non discutere di scenari specifici così come li vediamo ora, è possibile immaginare che forma possano assumere e che possano essere raggiunti.

Al contrario, se la situazione dovesse continuare a degenerare in un livello di confronto più elevato, tutti ne risentirebbero – ha risposto Putin che sulla questione ha fornito poi alcuni interessanti approfondimenti rispondendo ad Hassan Nassr della TV Russia Today Arabic che ha fatto riferimento all’uranio arricchito dell’Iran.

Questa la domanda di Nassr: La Russia in passato ha offerto il proprio territorio come sede per tale trasferimento, ma gli Stati Uniti continuano a respingere la proposta. Allo stesso tempo, l’Iran ha dichiarato di voler conservare l’uranio. In queste circostanze, quale soluzione vede per superare questa situazione di stallo?

Putin ha fornito una lunga risposta: Non solo abbiamo fatto un’offerta del genere, ma l’abbiamo già attuata una volta, nel 2015. L’Iran ha piena fiducia in noi, e non senza motivo. In primo luogo, non abbiamo mai violato alcun accordo e, in secondo luogo, continuiamo a collaborare con l’Iran sui programmi pacifici di energia nucleare.

Abbiamo costruito la centrale nucleare di Bushehr, che ora è operativa, e stiamo portando avanti il ​​nostro lavoro lì. La nostra cooperazione nel campo dell’energia nucleare pacifica continua a prescindere dagli sviluppi attuali.

Quindi, abbiamo già attuato questo accordo nel 2015, questo accordo ha gettato le basi per l’intesa raggiunta tra l’Iran e tutte le parti interessate, svolgendo un ruolo estremamente costruttivo. Abbiamo quindi maturato una solida esperienza in materia e, come ho già accennato, restiamo pronti a ripetere l’esperienza.

Inizialmente – e si tratta di un’informazione piuttosto delicata – tutti concordavano sull’idea: i rappresentanti degli Stati Uniti, l’Iran e Israele erano d’accordo. Tuttavia, in seguito gli Stati Uniti hanno irrigidito la propria posizione, insistendo affinché il materiale fosse trasferito esclusivamente sul loro territorio.

Di conseguenza, anche l’Iran ha inasprito la propria posizione. Il signor Ali Larijani si recò in Russia. Purtroppo, è venuto a mancare, una grande perdita. Era una persona con cui era possibile instaurare un dialogo costruttivo; ascoltava attentamente e rispondeva con ponderazione.

All’epoca, al suo arrivo, disse: “Sapete, anche noi abbiamo rivisto la nostra posizione. Non siamo più disposti a esportare questo uranio arricchito da nessuna parte. Proponiamo invece un nuovo formato di cooperazione con la Russia: la creazione di una joint venture sul territorio iraniano e la diluizione congiunta dell’uranio in loco”.

Ho risposto: “Va bene, per noi è accettabile. La cosa più importante è ridurre le tensioni”. Ma ho anche detto che dubitavo che qualcun altro – né gli Stati Uniti né Israele – avrebbe accettato una simile proposta. Ed è proprio quello che è successo. Francamente, la situazione in questo ambito ha ormai raggiunto un punto morto.

Le nostre proposte restano sul tavolo e credo che siano ragionevoli. Perché? In primo luogo, se tutti le accettassero, l’Iran potrebbe essere pienamente certo che i materiali verrebbero trasferiti in un Paese amico, un Paese che collabora con l’Iran e intende continuare a collaborare all’uso pacifico dell’energia nucleare.

Come ripetutamente affermato, l’Iran non ha ambizioni legate alle armi nucleari o ad altri programmi nucleari militari. Esiste anche la fatwa emessa dalla precedente Guida Suprema iraniana, e abbiamo sentito ripetute dichiarazioni pubbliche in merito. Inoltre, l’AIEA non ha mai affermato di possedere prove che dimostrino che l’Iran stia perseguendo lo sviluppo di armi nucleari. Allo stesso tempo, credo che anche gli altri partecipanti al processo potrebbero essere interessati a una soluzione del genere e trovarla accettabile.

In primo luogo, tutti saprebbero esattamente quali materiali esistono, in quale quantità e dove si trovano. In secondo luogo, tutto rimarrebbe sotto la supervisione dell’AIEA. Infine, anche il processo di diluizione dell’uranio avverrebbe sotto la supervisione dell’AIEA, in modo trasparente e sicuro.

 Da parte nostra, non abbiamo bisogno di nulla. Allo stesso tempo, non abbiamo bisogno di nulla solo per, scusate l’espressione, ostentare la nostra influenza politica e affermare che nulla può essere fatto senza di noi. Vogliamo semplicemente dare il nostro contributo, in modo equo e accettabile per tutte le parti, per allentare le tensioni.

E se questa proposta non va bene a tutti, pazienza. In ogni caso, sosterremo qualsiasi accordo o soluzione che contribuisca a sbloccare la situazione e ad aprire la strada a una soluzione pacifica. Credo inoltre che vi siano ancora sfumature e aree in cui è possibile un compromesso, sebbene non entrerò nei dettagli in questo momento.

Anton Zolotnitsky, di Izvestiya, ha citato di nuovo i rapporti con l’Europa. Questa la domanda: I politici europei hanno esercitato pressioni sui leader riuniti a Mosca e, in generale, continuano i loro tentativi di riscrivere la storia cancellando il ruolo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazismo. Come valuta queste azioni, per così dire? E dove pensa che potrebbero condurre in definitiva all’Europa?

Lapidaria ma al tempo stesso tesa a non attribuire troppo peso a questa domanda: Questo genere di stupidità potrebbe alla fine condurli alla povertà.

 

Ricapitolando quindi Putin sta incoraggiando un dialogo con l’Europa dopo le aperture di Antonio Costa che appaiono oggi l’ammissione di un percorso intrapreso in precedenza e che potrebbe essere molto più avanzato di quanto non si voglia ammettere. Occorre però capire se si tratterà di un dialogo con tutta l’Europa, con la UE o con la sola Germania.

Del resto l’urgenza dell’Europa di chiudere il costoso conflitto ucraino per far fronte all’emergenza energetica oggi determinata dalla guerra all’Iran è stata sottolineata oggi anche dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.

“L’Europa sarà probabilmente la più colpita dalla crisi nello Stretto di Hormuz. Per non parlare del fatto che il divieto di acquistare gas e petrolio russo significa passare all’acquisto di GNL americano, che è immensamente più costoso. Pertanto, i bilanci dei paesi europei saranno gravati da questo oltre alle centinaia di miliardi di euro che l’Europa sta investendo in Ucraina affinché continui l’aggressione europea contro il nostro Paese“, ha sostenuto il capo della diplomazia russa.

Anche circa la crisi USA- Iran la Russia pare essere in grado di mettere in atto misure di garanzie sul nucleare di Teheran che potrebbero offrire una via d’uscita agli Stati Uniti e a Israele da una guerra che non sono riusciti a vincere.

Foto TASS

 

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.

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