Gli aiuti militari di Washington all'Ucraina

Minsk-RT

Quali prospettive si aprono con il cessate-il-fuoco nel Donbass? Si tratta del primo faticoso passo per la soluzione del conflitto oppure, come temono in molti, si tratta semplicemente di una tregua molto precaria che durerà quel che durerà, sottoscritta solo per guadagnare tempo, riorganizzare le forze e riprendere i combattimenti? Alcuni segnali sembrano purtroppo andare in questa direzione dato che il nodo principale del conflitto – l’autonomia del Donbass – in realtà non è stato risolto se non in modo marginale, con un rinvio (punto 11 degli accordi) ad una riforma costituzionale basata sul decentramento, che comunque dovrà prima essere discussa ed approvata dal Parlamento ucraino entro il termine un po’ generico del 2015.

Si tratta di un elemento ancora embrionale ma comunque positivo, per quanto la fine del conflitto nella regione sembri piuttosto dipendere dall’atteggiamento che potranno assumere i governi russo e americano

Riguardo la posizione di quest’ultimo, come si sa, è attualmente in corso di approvazione da parte del Congresso della proposta bipartisan di fornire all’Ucraina armamenti per 1 miliardo di dollari,  un indicatore non propriamente militare né economico semmai politico, che sta ad indicare la volontà dell’amministrazione americana di fornire all’Ucraina un impegno concreto e di ampie proporzioni.

Nel medesimo tempo, tralasciando diplomazia e preamboli, il generale Ben Hodges, comandante dell’Esercito americano in Europa (USAREUR, US Army Europe)che in tempi brevi e comunque entro il prossimo mese di marzo, truppe americane verranno inviate presso il centro di addestrativo ucraino di Yavariv (nelle vicinanze di Lviv, verso il confine polacco) per addestrare tre battaglioni del Ministero dell’Interno.

Secondo “Fox News”,che riprende una fonte del Pentagono (la portavoce Lt. Col. Vanessa Hillman), si tratterebbe di circa 600 uomini o più precisamente di un battaglione di paracadutisti della 173rd Infantry Brigade Combat Team (Airborne) con sede a Vicenza, che avranno il compito, ha detto il Gen. Hodges -“di addestrare gli ucraini a difendersi dall’artiglieria e dai razzi dei Russi e dei ribelli” oltre che alla messa in sicurezza di strade, ponti e infrastrutture, ed il trattamento e l’evacuazione dei feriti.

Ma il generale Hodges ha voluto essere ancora più esplicito e ha puntato direttamente il dito contro la Russia. -“Penso che sia molto importante riconoscere che questi non sono separatisti, questi sono mandatari del presidente Putin”- ha detto Hodges -“Dalla quantità di munizioni e dal tipo di equipaggiamento risulta del tutto evidente che vi è un intervento militare russo diretto nella zona intorno a Debaltsevo”-

Evidentemente, il comandante dell’Esercito americano in Europa non può sbilanciarsi in una simile dichiarazione se non dietro suggerimento del suo stesso governo, che attraverso le parole del suo più alto rappresentante militare lancia un ben preciso segnale politico, per di più nel contesto di una conferenza di pace che probabilmente si ha motivo di ritenere non propriamente risolutiva. Anche l’entità e il livello del contingente USA (600 paracadutisti) merita qualche valutazione.

Rimarranno nel centro addestrativo di Yavariv (peraltro uno dei più grandi d’Europa, dato che misura 17×25 chilometri) o accompagneranno i militari ucraini nel settore dei combattimenti, col rischio di entrare direttamente in contatto con truppe russe che, come ritiene il generale Hodges, sono presenti nel Donbass?

Nel frattempo continuano a giungere notizie di attività o movimenti militari, siano essi riferiti ad aiuti all’Esercito ucraino o ad attività nell’ambito di “Atlantic Resolve” (l’operazione avviata nel 2014 allo scopo di dimostrare l’impegno americano verso gli alleati mediante esercitazioni e movimenti di Unità nell’est europeo).

Nel primo caso c’è da menzionare che una squadra di specialisti del Tobyhanna Army Depot  è appena rientrata in USA da Yavariv, dopo aver addestrato per 2 settimane i militari ucraini sull’uso del sistema LCMR (Lightweight Counter Mortar Radar) AN/TPQ-48/50 (un radar che individua le provenienza dei tiri di artiglieria, mortai, razzi e indirizza il tiro di contro-batteria), di cui sono stati forniti presumibilmente 20 esemplari.

Nell’ambito di “Atlantic Resolve”, le notizie più recenti riguardano invece l’arrivo in Germania di elementi della 4a Infantry Division di Ft Carson, Colorado, in vista del trasferimento di quest’Unità in Europa, mentre 12 cacciabombardieri A-10 “Thunderbolt” del 355° Fighter Wing di Davis–Monthan, Arizona, come già segnalato da Analisi Difesa, sono giunti anch’essi in Germania, alla base aerea di Spangdahlem.
Dal canto suo il solito generale Hodges ha dichiarato in un’intervista che entro l’autunno circa 3 mila soldati americani e 150 tra carri e veicoli da combattimento verranno rischierati in Europa andando ad aggiungersi ai circa 67 mila militari già presenti anche se, ha voluto precisare, non è detto che questo sia in via permanente.

Infine un’ultima annotazione, certo non trascurabile visto che riguarda aspetti sostanziali delle forniture militari.
Si tratta dello stanziamento di 40 miliardi di dollari  a favore dell’Ucraina concesso dal Fondo Monetario Internazionale, nonostante il Paese non sembri in grado di offrire le garanzie che normalmente il Fondo richiede.

Quali indicazioni si possono trarre da questo mosaico di notizie? Ecco due opinioni, una russa ed una americana, che pur nella loro diversità di prospettiva sembrano però convergere sul vero aspetto della questione, e cioè i rischi elevati che questa situazione presenta. “La fornitura di armi all’Ucraina non solo esaspera il conflitto- ha detto il portavoce del Ministero degli esteri russo, Alexander Lukashevich -ma minaccia la sicurezza nazionale della stessa Russia”-
Gli ha fatto eco il generale Philip Breedlove, comandante in capo delle forze armate degli Stati Uniti e della NATO in Europa, che ha rilevato come la fornitura di armi all’Ucraina potrebbe causare “una dura risposta da parte della Russia”.

Foto: RT, AP, US DoD

Padovano, classe 1954, è Colonnello dell'Esercito in Ausiliaria. Ha iniziato la carriera come sottufficiale paracadutista. Congedatosi, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza ed è rientrato in servizio come Ufficiale del corpo di Commissariato svolgendo incarichi funzionali in varie sedi. Ha frequentato il corso di Logistic Officer presso l'US Army ed in ambito Nato ha partecipato nei Balcani alle missioni Joint Guarantor, Joint Forge e Joint Guardian.

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