CHI SCRIVERÀ IL FUTURO DELLA FRANCIA?

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di Daniel Pipes

da The Washington Times del 3 giugno 2016

Due importanti romanzi francesi, che si differenziano per i tempi narrativi e il tono, descrivono due visioni della Francia in futuro. Non solo interessanti da leggere (ed entrambi tradotti in italiano), questi volumi stimolano la riflessione sulla crisi dell’immigrazione e del cambiamento culturale che affliggono il paese.
Jean Raspail immagina un’invasione immigratoria dal mare, di gommoni e imbarcazioni che arrivano dal sub-continente indiano e si dirigono lentamente e inesorabilmente verso il sud della Francia.

In Il Campo dei Santi (uscito in Francia nel 1973 e tradotto in Italia da Edizioni di Ar, N.d.T.), l’autore documenta innanzitutto l’impotente e impaurita reazione francese di fronte all’orda (una parola usata 34 volte) che “continua a ingrossarsi sempre più”.

Si tratta di una potente fantasia dispotica sulla razza bianca e la vita europea che corrisponde alle paure descritte da Charles de Gaulle, il politico dominante della Francia postbellica, che accettava l’idea che nel paese ci fossero cittadini di tutte le razze “a condizione che essi restino una piccola minoranza.

Altrimenti la Francia non sarà più la Francia. Noi siamo comunque prima di tutto un popolo europeo di razza bianca”.

Questo libro anticipa anche la nozione della “Grande Sostituzione” (Le Grand Remplacement) concettualizzata dall’intellettuale francese Renaud Camus, che preconizza la rapida sostituzione “del popolo storico del nostro paese con popolazioni di origine immigrata la cui stragrande maggioranza non è europea”.

Grossomodo la stessa paura – che gli immigrati spingano da parte la popolazione francese autoctona per impadronirsi del paese – ispira il Front National, il partito di Marine Le Pen, che secondo gli ultimi sondaggi ha ottenuto quasi il 30 per cento dei consensi e continua a crescere.

In Sottomissione (2015), Michel Houellebecq  non racconta la storia di un paese (la Francia) ma di un individuo (François). Quest’ultimo è un annoiato professore universitario, un po’ decadente, massimo esperto della corrente letteraria francese del Decadentismo.

Egli non ha una famiglia, non ha amici, né ambizioni. Nonostante sia sulla quarantina, la sua voglia di vivere è stata minata dalla noia del cibo d’asporto e di un via vai di partner sessuali intercambiabili.

Quando un politico musulmano apparentemente moderato diventa imprevedibilmente presidente della Francia nel 2022, molti cambiamenti radicali si susseguono rapidamente nella vita francese. In un colpo di scena, ciò che comincia in modo sinistro (un cadavere in un distributore di benzina) si trasforma molto presto in qualcosa di buono (delizioso cibo mediorientale).

Attratto da un lavoro gratificante e ben retribuito, con il vantaggio di conoscere e frequentare numerose studentesse carine che indossano il velo, François abbandona facilmente la sua vita per convertirsi all’Islam, che gli offre le ricompense del lusso, dell’esotismo e del patriarcato.

Se il romanzo del 1973 non menziona mai la parola Islam o musulmani, quello del 2015 insiste su entrambi i vocaboli, a cominciare dal titolo: Islam significa in arabo sottomissione.

Al contrario, il primo libro si concentra sulla razza, mentre il secondo la nota appena (la prostituta preferita di François è nordafricana). Una presa del potere si conclude in modo spiacevole, l’altra finisce bene. Il primo libro è un trattato politico apocalittico camuffato da opera letteraria di intrattenimento, mentre il secondo offre una visione letteraria e sardonica della perdita della forza di volontà dell’Europa senza esprimere alcuna ostilità verso l’Islam o i musulmani.

Il romanzo di Raspail documenta un’aggressione, quello di Houellebecq una consolazione.
Questi due volumi descrivono due principali correnti incrociate pressoché contraddittorie del dopoguerra: il richiamo esercitato da un’Europa libera e ricca per popolazioni lontane e indigenti, soprattutto musulmane; e l’attrazione di un Islam forte per un’indebolita Europa postcristiana.

 

In entrambi i casi, l’Europa – che occupa solo il 7 per cento della massa terrestre ma è stata la regione dominante per cinque secoli dal 1450 al 1950 – rischia di perdere i suoi costumi, la sua cultura e le sue tradizioni, per diventare una mera estensione, o perfino una colonia, del Nord Africa.

I due romanzi sottintendono che l’allarmante preoccupazione espressa decenni fa (masse di gente arrabbiata, violenta e dalla pelle scura) diventi familiare, dimostrandosi anche vantaggiosa (le università del Medio Oriente offrono retribuzioni elevate).

Entrambi i volumi lasciano intendere che è finito il tempo del panico, rimpiazzato da un tempo di resa progressiva.

 

Non appena uscito, Il Campo dei Santi destò scalpore nella Destra, ma entrambi i libri affrontano preoccupazioni attualmente più diffuse; in Francia, la ristampa del Campo nel 2011 è schizzata in cima alla lista dei bestseller e anche Sottomissione è diventato il libro più venduto nel 2015 in Francia, Italia e Germania.

Questi due libri sono stati pubblicati a quarantadue anni di distanza; tra altri 42 anni quale storia potrebbe raccontare un romanzo futurista edito nel 2057?

Pensatori come Oriana Fallaci, Bat Ye’or, e Mark Steyn si aspetterebbero una trama che parli di una vittoria dell’Islam e della caccia dei pochi credenti cristiani rimasti in Francia.

La mia previsione è pressoché opposta: un libro che narri del fallimento della teoria della Grande Sostituzione esposta da Camus e immagini una violenta repressione dei musulmani, (nelle parole di Claire Berlinski) “che escono con passo strascicato dalle nebbie della storia europea”, accompagnata da una riaffermazione francese nativista.

Pezzo in lingua originale inglese: Who Will Write France’s Future?
Traduzioni di Angelita La Spada

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