LA COMICA DEL RIFORNIMENTO A CEUTA DELLA FLOTTA RUSSA DIRETTA IN SIRIA

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Il governo di Madrid alla fine ha ceduto alle pressioni della NATO negando alla flotta russa composta 8 navi da combattimento e supporto guidate dalla portaerei Admiral Kuznetsov lo scalo nel porto di Ceuta.

Una sosta nell’enclave spagnola sulla costa marocchina già prevista da settembre ma ora divenuta scomoda dopo le polemiche sulla flotta russa diretta nel Mediterraneo Orientale per dare man forte alle truppe di Bashar Assad impegnate a combattere Stato Islamico e altre milizie jihadiste inclusi qaedisti e salafiti.

Come è noto Stati Uniti e molti Paesi europei vorrebbero incrementare le sanzioni economiche già attive contro la Russia dopo la crisi ucraina con altre legate ai bombardamenti russi in Siria che provocherebbero vittime civili, specie ad Aleppo.

In un clima di rinnovata guerra fredda il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, il ministro della Difesa britannico Michael Fallon (nella foto a fianco) e persino Amnesty International avevano criticato il governo spagnolo per l’ospitalità e il rifornimento concesso al gruppo navale russo.

Secondo Stoltenberg tutti i Paesi membri della Nato sono “preoccupati, si rendono conto delle nostre preoccupazioni” e “hanno manifestato le loro” a proposito del sempre più ampio coinvolgimento della Russia nel conflitto in Siria.

“Saremmo estremamente preoccupati se un membro Nato valutasse di assistere navi russe che potrebbero finire per bombardare i civili siriani” ha detto Fallon.

L’imbarazzo di Madrid è stato risolto da un comunicato di Mosca in cui si annunciava la rinuncia allo scalo nel porto di Ceuta (nella foto a sinistra).

“L’ambasciata di Russia a Madrid ci ha appena comunicato che ritirerà l’istanza di autorizzazione allo scalo intermedio per le proprie unità navali, e ciò significa che tale scalo è stato annullato”, recita un comunicato ufficiale diramato dal ministero degli Esteri spagnolo.

Secondo quanto riferito dal quotidiano ‘El Pais’, lo stesso dicastero avrebbe sollecitato dalla Russia chiarimenti circa l’eventualità che il gruppo navale potesse “partecipare a operazioni in appoggio a iniziative belliche sulla città siriana di Aleppo”: le spiegazioni pretese dalla Spagna, a sua volta sotto pressione crescente da parte degli alleati, avrebbero infine convinto Mosca a modificare i suoi piani.

Il tutto nel segno della massima ipocrisia e non solo perché la sosta di navi militari russe a Ceuta è di prassi da molto tempo (dal 2010 il porto spagnolo ha ospitato 60 navi della marina di Mosca di cui 5 quest’anno e 10 l’anno scorso) ma anche perché Madrid sa bene che le navi russe parteciperanno alle operazioni in Siria perché questa missione è stata annunciata da tempo dallo stesso Ministero della Difesa russo.

Inoltre stride il paradosso di Usa e Nato che attaccano Mosca per i raid aerei che colpiscono le stesse milizie jihadiste che dovrebbero essere nel mirino di un Occidente che invece non arresta neppure i foreign fighters, veterani dell’Isis e dell’ex Fronte al-Nusra, rientrati in Europa da Siria e Iraq.

Quanto alle vittime civili è curioso che siano proprio Stati Uniti e Paesi della Nato ad accusare Mosca quando tutte le campagne militari alleate, dall’Iraq all’Afghanistan, dalla “guerra dei droni” a quella troppo blanda all’Isis, hanno provocato migliaia di “danni collaterali” in raid che non hanno risparmiato ospedali, cortei funebri e matrimoni.

Quanto alla “crisi di Ceuta” ieri il ministero della difesa russo ha negato fosse stata avanzata una richiesta alla Spagna per effettuare una sosta della portaerei Admiral Kuznetsov per “un rifornimento” nel porto di Ceuta.

Il ministero ha precisato che era prevista la possibilità di uno scalo “concordato” con la parte spagnola di “singole navi” o della nave “ausiliaria” parte del gruppo navale russo. A causa della “pressione” da parte di “Usa e Nato”, la Spagna ha ora giudicato la sosta “inopportuna”.

La circostanza “non incide” sui piani del gruppo navale russo ” che è totalmente fornito di risorse materiali necessarie per eseguire missioni nelle remote zone oceaniche e marittime in regime autonomo. Questa situazione – puntualizza il comunicato – non influisce minimamente sul piano di navigazione del gruppo navale russo secondo l’itinerario previsto”.

Ad alimentare la nuova guerra fredda hanno contribuito negli ultimi giorni  anche altri due elementi.

Innanzitutto la diffusione ieri dell’immagine del nuovo missile balistico intercontinentale Rs28, il successore del vecchio SS-18 noto in ambito Nato come Satan-2, armabile con testate nucleari multiple e che sarà tra qualche anno a disposizione delle forze strategiche russe.

Inoltre anche le due corvette lanciamissili russe classe Buyan dotate di missili da crociera Kalibr (già impiegati in Siria) che martedì hanno attraversato il Grande Belt tra le isole danesi di Zealand e Funen, per raggiungere il Mar Baltico, hanno consentito alla Nato di lanciare un ulteriore allarme in seguito alle preoccupazioni espresse da Svezia e Repubbliche Baltiche.

In realtà l’assegnazione di almeno 3 unità di questo tipo (Zelenyy Dol, Serpukhov più una terza in fase di completamento) alla Flotta del Baltico era prevista fin dal varo del programma navale Buyan anche se oggi la notizia viene strumentalizzata per rilanciare la tensione con Mosca.

Del resto tutti i cacciatorpedinieri, incrociatori e sottomarini dell’US Navy dislocati nei mari adiacenti l’Europa (inclusi Mar Baltico e Mar Nero) dispongono di missili da crociera in grado di colpire il territorio russo.

@GianandreaGaian

Foto: Getty Images, Twitter, Ministero Difesa Russo e Reuters

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Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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