La “protesta dei cervelli” preoccupa il generale Mattis (e forse anche Trump)

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“Se non avviamo subito un’iniziativa, presto scopriremo di essere partiti troppo tardi”. Sono queste le parole con cui Henry Kissinger conclude un’analisi sull’intelligenza artificiale pubblicata a giugno scorso. Intitolato “Come finisce l’illuminismo” ed efficacemente sottotitolato “Da un punto di vista filosofico, intellettuale – e in ogni altro aspetto – la società umana è impreparata alla crescita dell’intelligenza artificiale”, il testo dell’ex Segretario di Stato (dei Presidenti Nixon e Ford) è diventato la base di un memo riservato del generale James Mattis, Segretario alla Difesa USA, svelato dal New York Times.

Il generale Mattis “implora” (questo il verbo utilizzato dal NYT) il Presidente Trump di creare immediatamente una strategia nazionale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Come già abbiamo avuto modo di scrivere altre volte su questa testata, gli esperti della Difesa statunitense sono convinti che le tecnologie intelligenti rappresentino “il game changer”, cioè l’elemento differenziante in grado di garantire la futura supremazia militare.

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L’auspicio che emerge dalla nota inviata al Presidente Trump è di creare solide basi che permettano agli Stati Uniti di mantenere il ritmo di crescita e di innovazione della Cina. Fin qui, apparentemente, niente di nuovo: da tempo infatti tutte le principali organizzazioni governative americane (difesa, intelligence, enti di ricerca) stanno dedicando grandi investimenti a queste tecnologie.

Tuttavia la realtà fa emergere concreti segnali di forte preoccupazione che, secondo gli esperti, sono tra le principali ragioni alla base dei timori della Difesa americana. Fino a qualche mese addietro il governo americano ha potuto contare sulla capacità tecnologica e sulla qualificatissima forza lavoro delle aziende high tech nazionali.

Praticamente tutti i big della Silicon Valley da molti anni sono contractor convinti della Difesa Americana. Un connubio che ha portato al governo un vantaggio tecnologico e, alle imprese, ottimi fatturati. Ma, da qualche mese, l’atteggiamento generale pare stia cambiando notevolmente. Un numero crescente di ricercatori americani si sta mostrando riluttante e contrario a progetti che “militarizzano” tecnologie innovative.

La protesta più clamorosa emersa recentemente dalle cronache è quella dei ricercatori di Google che hanno fortemente criticato la propria azienda per la partecipazione al progetto Marven. Si tratta di un progetto multimilionario della Difesa americana volto a sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale in grado di analizzare automaticamente le registrazioni video catturate dai droni. L’obiettivo? identificare e segnalare automaticamente agli analisti siti ed elementi di interesse.

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Oltre quattromila dipendenti di Google hanno sottoscritto una lettera di protesta a fronte della quale il colosso di Mountain View ha deciso di non rinnovare questo cospicuo contratto con la Difesa. Lo scenario che inquieta la Difesa americana si caratterizza dunque per questi due elementi.

Da una parte la Cina, che da diversi anni sta portando avanti. e con grande successo, un progetto di “military civil fusion” sulle tecnologie di intelligenza artificiale che vede coinvolti mondo accademico, giganti IT cinesi e governo.

Dall’altra la consapevolezza che anche una grande disponibilità economica risulta inutile se non si dispone di cervelli (umani) capaci di tradurla in tecnologie innovative.

Tra i tanti potenziali timori di Mattis, un motivo di soddisfazione: per ora, in questo contesto, l’Europa non può certamente rappresentare una minaccia. Le tante aziende innovative e talentuose operano in un ambito in cui i Governi EU investono risorse minimali (anche in termini assoluti e non solo rispetto ai budget americani). Per di più senza una strategia chiara e condivisa…

Foto AP, Reuters e RT

 

Eugenio Santagata, Andrea MelegariVedi tutti gli articoli

Eugenio Santagata: Laureato in giurisprudenza presso l'Università di Napoli e in Scienze Politiche all'Università di Torino, ha conseguito un MBA alla London Business School e una LL.M alla Hamline University Law School. Da ufficiale ha ricoperto ruoli militari operativi per poi entrare nel settore privato dando vita a diverse iniziative nel campo dell'hi-tech. E' CEO di CY4Gate e Vice Direttore Generale di Elettronica. --- Andrea Melegari: Laureato in Informatica all'Università di Modena, è specializzato in tecnologia semantica a supporto dell'intelligence. Ha insegnato per oltre 10 anni all'Accademia Militare di Modena ed è Senior Executive Vice President, Defense, Intelligence & Security di Expert System. E' Chief Marketing & Innovation Officer di CY4Gate e membro del CdA di Expert System, CY4Gate e Expert System USA.

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