I dati sulle perdite spiegano molti aspetti della guerra siriana

Syrian youths walk past a billboard showing a picture of Syrian President Bashar al-Assad wearing sunglasses while dressed in a Field Marshal's camouflage fatigues, on display in the centre of the capital Damascus on July 9, 2018, with a caption below reading in Arabic: "If the country's dust speaks, it will say Bashar al-Assad." / AFP PHOTO / LOUAI BESHARA

Sarebbero oltre mezzo milione i morti nella guerra civile siriana secondo un rapporto reso noto il 10 dicembre dall’Ondus, l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

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La fonte forse non è tra le più attendibili, è vicina ai ribelli siriani cosiddetti “moderati” e avendo sede in gran Bretagna è considerata legata ai servizi segreti britannici e statunitensi ma in tempi recenti è stata citata anche dalle fonti ufficiali del governo siriano.

Fondato nel 2006 da Rami Abdulrahman, commerciante siriano sunnita, l’Ondus pare misteriosamente composta solo dal suo fondatore che nel 2011 dichiarato all’agenzia Reuters di avere una rete di oltre 200 informatori sparsi in tutta la Siria, saliti poi a 230 con 4 “coordinatori” secondo un articolo del New York Times.

Al di là di ambiguità e misteri l’Ondus fornisce da anni una gran mole di notizie dalla Siria e l’ultimo rapporto sulle vittime di guerra contiene elementi interessanti.

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Il report e ricco di numeri che difficilmente potranno trovare però conferme o smentite. Il bilancio delle violenze in Siria scoppiate nel marzo del 2011 è di 560mila persone ma ha potuto documentare con certezza la morte di “sole” 367.965.

Delle 560mila contate, 111.330 sono civili, di cui 20.819 minori e 13.084 donne. Tra le forze combattenti si contano 65.048 membri dell’esercito regolare siriano e 50.296 miliziani lealisti siriani.

Tra le milizie estremiste islamiche 65.108 sono gli uccisi nelle fila dell’ala siriana di al Qaeda (ex Fronte al-Nusra) e dell’Isis. Nei ranghi dei gruppi armati delle opposizioni, 63.561 uccisi, sono inclusi anche i miliziani curdo-siriani alleati degli Stati Uniti (le Forze Democratiche Siriane) che combattono l’Isis nella Siria Orientale

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Tra le vittime, ci sono anche 1.675 miliziani Hezbollah, il movimento sciita libanese alleato di Damasco e dell’Iran.

Un numero tutto sommato limitato tenuto conto che Hezbollah ha preso parte con forze consistenti a tutti i più aspri combattimenti del conflitto, dal fronte di Aleppo a quello di Palmyra.

Degli oltre 500mila uccisi, 104mila risultano secondo l’Ondus morti in prigionia, sotto tortura nelle carceri governative siriane: un numero che sembra esagerato: pur tenendo conto dell’efficienza dei servizi segreti e della polizia politica di Assad pare eccessivo attribuire all’esecuzione di prigionieri quasi un quinto dei caduti stimati nell’intero conflitto.

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Il dato più interessante, tra quelli diffusi dall’Ondus, riguarda il bilancio delle perdite in combattimento. Innanzitutto poco meno di un quinto delle vittime complessive risultano civili, cioè non combattenti (tra i quali ”appena” 34 mila donne e minori) nonostante la martellante propaganda circa lo sterminio della popolazione attuato dalle forze di Damasco.

Sono ben 115 mila invece le vittime tra le forze governative, regolari o meno, che sui avvicinano a 120 mila se consideriamo i caduti di Hezbollah e quelli, n9n contati dall’Ondus, iraniani (molte centinaia secondo diverse stime) e russi, oltre un centinaio quelli ufficiali ai quali aggiungerne forse altri 3/400 appartenenti soprattutto a compagnie militari private.

Syrian Democratic Forces (SDF) fighters ride atop of military vehicle as they celebrate victory in Raqqa, Syria, October 17, 2017. REUTERS/Erik De Castro

Il numero di caduti tra le forze governative risulta quindi di poco inferiore alle perdite subite dalle milizie ribelli, complessivamente circa 128 mila combattenti tra i quali vi sono però anche le forze curde che in qualche occasione hanno combattuto contro le truppe di Assad ma più spesso contro le milizie del Califfato e di al-Qaeda.

Il fatto che i caduti tra i governativi e i ribelli (Esercito siriano Liberio, gruppi islamisti legati a salafiti e Fratelli Musulmani, qaedisti e dello Stato islamico) indica che lo scontro è stato spesso equilibrato e che le forze di Damasco hanno dovuto affrontare un nemico agguerrito e ben armato grazie agli aiuti forniti da Usa, Stati arabi ed europei.

@GianandreaGaian

(da Nuova Bussola Quotidiana)

Foto:AFP, Getty Images, SANA, AP e Reuters

 

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Bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Attualmente collabora con i quotidiani Il Mattino, Il Messaggero, Libero e Il Corriere del Ticino, con università e istituti di formazione militari ed è opinionista delle reti TV e radiofoniche RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7, Capital e Radio24. Ha scritto "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" ed è coautore di "Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”.

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