Immigrazione: i minori spesso sono solo “presunti”

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Il caso dei 15 minori trattenuti a bordo della Sea Watch 3 torna al centro delle indagini delle Procure e del dibattito politico. “Chi ha dato ordine di bloccare la ONG? Chi ha impedito lo sbarco dei 15 naufraghi minorenni?”. Secondo Sinistra Italiana i minori dovevano sbarcare subito. Il permesso invece non arriva e dopo aver soccorso 47 migranti al largo delle coste libiche il 19 gennaio, la SEA WATCH resta per giorni in fonda a Siracusa.

Solo il 31 gennaio viene dirottata a Catania dove i minori sbarcheranno insieme a tutti gli altri. Le domande di Nicola Fratoianni fanno eco a quelle di Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, che il 26 gennaio dichiara all’Adnkronos:  «I bambini devono scendere subito». A bordo della Sea Watch 3 però, non solo non ci sono bambini, in quel momento non ci sono nemmeno minori accertati, ci sono solo minori “presunti”.

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A spiegarcelo è proprio Caterina Ajello, il Procuratore del Tribunale di Catania che il 25 gennaio scrive una lettera ai Ministri Salvini e Toninelli per chiedere lo sbarco immediato dei 15 minori. “Le generalità dei migranti che avevamo a disposizione in quel momento, erano solo quelle raccolte a bordo dal Comandante della ONG, si trattava di un elenco stilato chiaramente approssimativo dove c’erano una serie di errori. Non veniva nemmeno indicato il luogo di nascita…ma non si tratta di dati ufficiali”. Per la Procura infatti i dati ufficiali sono solo quello che vengono raccolti dall’Ufficio Immigrazione della Questura dopo lo sbarco, quando vengono effettuati anche i rilievi fotodattiloscopici (fotografie e impronte digitali).

Non si tratta di dati ufficiali eppure lo sbarco dei “minori” viene richiesto. Per il Procuratore Ajello un atto dovuto: “Non appena ricevo notizia della presenza di minori a bordo devo avviare un procedimento civile a loro tutela e assicurarmi che vengano collocati nelle apposite strutture di accoglienza”.

A raccontare un altro aspetto curioso delle generalità raccolte dal Comandante della Sea Watch è il Procuratore di Siracusa Fabio Scavone: “In alcuni casi era indicato solo l’anno, in altri, la maggior parte, risultavano tutti nati il 1° gennaio del 2002” quindi sotto la soglia della maggiore età per pochi mesi. Secondo Scavone però, nulla di cui stupirsi. “E’ normale, si tratta di soggetti senza documenti, ci sono le difficoltà linguistiche, il calendario islamico, il numero uno può indicare il giorno o il mese”. Insomma, va a capire…

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L’ufficio stampa della Sea Watch nega. “Non è assolutamente vero che le date di nascita che abbiamo raccolto a bordo fossero tutte uguali, le fasce d’età andavano dai 14 ai 17 anni. Sicuramente posso confermare che non erano bambini”.  Chiediamo dunque l’elenco dettagliato delle età o di poter prendere visione delle generalità come raccolte dal comandante ma ci viene detto che per tutelare i minori, queste risposte non possono essere fornite.

Nonostante la richiesta della Procura di Catania, lo sbarco dei minori non viene concesso. Il Procuratore Ajello l’aveva invece ottenuto il 22 agosto quando riesce a far sbarcare 27 minori dalla Diciotti dopo essere stata contattata da Intersos che si trovava a bordo nell’ambito di un protocollo stretto con il Ministero dell’Interno, dei Trasporti e in collaborazione con Save the Children.

Anche in questo caso, i minori erano stati individuati a bordo e quindi in modo non ufficiale, come mi spiega Federica Montisanti, una delle due operatrici di Intersos a bordo.  “C’è solo un modo per sapere chi è minore e chi no, chiederglielo. In assenza di documenti d’identità non ci sono alternative”. Interpretare la risposta però, è tutt’altro che facile.  E quindi come si fa? “Nel caso in cui il soggetto non sia in grado di fornire una data chiara l’operatore si basa sulla cosiddetta presunzione di minore età – spiega Federica – in pratica, quando siamo di fronte a ragazzi che potrebbero avere 17 come 19 anni si ragiona sempre per difetto in modo da tutelarli”.

Nulla di strano, perché anche per la provenienza, Federica ci spiega che viene applicata la cosiddetta presunzione di nazionalità, in pratica si prende per buono quanto dichiarato dal migrante. Anche qui va detto che quello effettuato da Intersos è solo un primo screening eppure quando il caso Diciotti assume rilevanza mediatica, le informazioni raccolte a bordo, entrano nel dibattito politico alla stregua di dati ufficiali. Quando Matteo Renzi rilancia su twitter l’appello “#restiamo umani” e “#fateli scendere” scrive che “ci sono 150 eritrei che fuggono dalla guerra”. In quel momento però, non c’è nessuno in grado di verificare la reale provenienza dei 143 migranti.

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Le operatrici segnalano la presenza di ben 125 eritrei ma a bordo nessuno parla la loro lingua e manca persino il mediatore che comunque per mandato non è tenuto a fare approfondimenti, può solo tradurre e tentare di agevolare la conversazione. Chiediamo dunque a Federica come abbiano fatto lei e la sua collega ad esempio a distinguere gli eritrei da eventuali etiopi, molto simili per tratti somatici ma con minori possibilità di ottenere lo status di rifugiato rispetto agli eritrei. “Abbiamo preso per buono quello che ci hanno detto. Non c’è altro modo”.

Il giorno 23 agosto sulla Diciotti sale anche Daniela de Robert componente del Collegio del Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà che all’Adnkronos dichiara: “E’ una nave piena di ragazzini”. Quando la contatto per chiederle come faccia ad essere sicura che si tratti di minori, ammette che “a bordo nessuno può verificare quanto dichiarato dai migranti” e che i dati raccolti dal Comandante servono solo come canovaccio di massima per individuare soggetti vulnerabili come donne, minori e situazioni di precarietà sanitaria. Le identificazioni ufficiali vengono fatte a terra”.

Anche il processo di identificazione ufficiale però, non sembra in grado di garantire molte certezze. Gli esami che vengono disposti per l’accertamento dell’età cronologica prevedono un margine di errore è di più o meno due anni ma per legge deve sempre essere applicata la presunzione di minore età.

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E’ la stessa ASGI, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione a riconoscere che ad oggi non esiste alcun metodo scientifico che consenta di determinare l’età dei migranti in modo certo. Non solo, l’affidabilità dei metodi disponibili è molto controversa anche in ambito scientifico perché il metodo più diffuso, la misura dei parametri antropometrici secondo gli standard di Greulich-Pyle, si basa su uno studio condotto su bambini e adolescenti dell’Ohio tra il 1931 e il 1942, una popolazione ben differente rispetto a quelle di appartenenza dei soggetti che scappano dall’Africa.

A distanza di più di un mese dallo sbarco dei 15 “minori” della Sea Watch 3, le generalità sul tavolo del Procuratore della Repubblica dei Minori di Catania sono cambiate rispetto a quelle raccolte dal Comandante della nave. Oggi, ogni soggetto ha la sua data di nascita. La Dott.ssa Ajello ce le legge in tempo reale mentre siamo al telefono: “7 novembre 2002, 1 novembre 2001, 1 gennaio 2002, 5 novembre 2001, 27 dicembre 2002…non sono nati tutti lo stesso giorno”. Su uno dei minori è stato predisposto un accertamento perché in base all’aspetto fisico è insorto il dubbio che fosse maggiorenne ma “gli accertamenti non possiamo farli su tutti” commenta Ajello, “perché quanto verrebbe costare allo Stato?”

Difficile sapere come siano state modificate le date. “A volte i migranti ci mettono un po’ di tempo per ricordare, altre volte ci sono problemi di lingua, altre volte ancora ci sono soggetti che sicuramente ne approfittano. Non è un mistero che i maggiorenni a volte cerchino di spacciarsi per minorenni per ottenere l’asilo, oramai penso che tutta l’Africa sia informata sulle garanzie previste dall’ordinamento legislativo dell’Italia e quindi arrivano qui già pronti e istruiti a dovere. Detto questo anche la Questura può sbagliare, siamo in una situazione di approssimazione, ma di giusta garanzia”.

Nei confronti dei Minori Stranieri Non Accompagnati, la legge internazionale offre infatti un quadro normativo di particolare tutela che l’Italia ha rafforzato con il DDL Zampa del 2015. Oltre ad avere diritto al permesso di soggiorno e all’affidamento di un tutore, per i minori soli vige il divieto di respingimento e di espulsione. In pratica, devono essere accolti senza se e senza ma.

Difficile dunque sapere quante delle oltre 63.000 domande di asilo presentate in Europa nel 2016 da parte di minori non accompagnati e quanti dei 70.000 arrivati in Italia dal 2014, siano in realtà casi di minori che minori non sono. Di questi, secondo dati Europol, ce ne sono almeno 10mila minori già scomparsi nel nulla.

Un fenomeno che secondo alcuni studiosi sarebbe imputabile ad un sistema di accoglienza troppo lento e macchinoso cui l’Italia ha messo mano proprio con il DDL Zampa.  Anche a fronte di percorsi di protezione mirati e corsie di accoglienza preferenziali, ad oggi i minori sbarcati dalla Diciotti sono scomparsi tutti.

“Come previsto dalla legge erano affidati ad un tutore – spiega il Procuratore Ajello – ma il tutore non può fare da badante”. I minori della Sea Watch 3 invece si trovano ancora in Sicilia, accolti in una struttura gestita dalla cooperativa Prospettiva del consorzio Il Nodo di Catania. Per ora.

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Del resto la casistica nel resto d’Europa non è certo incoraggiante, come sottolineato in questi giorni Daniele Scalea nel libro “Immigrazione: le ragioni dei populisti”. Nel 2017 il Governo svedese ha voluto stimare con precisione l’età di un campione significativo di “falsi minori” con una serie di esami medici mirati (raggi X dei denti e dei polsi).

Su 7.858 presunti minori non accompagnati (pari a più di un quinto di quelli giunti in Svezia tra 2015 e 2016), il Consiglio Nazionale di Medicina Forense ha riscontrato segni di maggiore età in 6.628 casi, praticamente nell’84% mentre 112 sono risultati dubbi.

L’agenzia incaricata di valutare le richieste d’asilo ha usato questi risultati medici in 5.700 casi, decidendo nel 79% di essi che il presunto minore andasse trattato da adulto. Significativo il fatto che dopo il varo di misure restrittive e in particolare dopo l’annuncio di nuovi controlli medici, nel 2016 i minori arrivati in Svezia sono stati solo 2160 rispetto ai 35mila del 2015.

Anche in Gran Bretagna circa un quarto di coloro che si sono presentati come minori non accompagnati sono stati sottoposti a un vaglio più accurato; oltre i due terzi di questi casi sospetti si sono poi rivelati essere adulti. La stessa proporzione riscontrata nei casi sospetti verificati in Danimarca.

Foto Ansa, AFP e Lapresse

 

Francesca RonchinVedi tutti gli articoli

Giornalista. Inviata di cronaca e attualità per programmi RAI e La7 in Italia e in Nord America. Scrive per Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e La Verità. Si occupa da tempo di immigrazione e in particolare delle operazioni di soccorso in mare effettuate da ONG.

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