Kashmir: cosa hanno davvero colpito i Mirage Indiani?

L’Aeronautica di Nuova Delhi ha annunciato il 4 marzo di aver abbattuto un drone pakistano che sorvolava lo spazio aereo indiano nell’ area di BikanerNal, nel Rajasthan, rinnovando le tensioni militari in atto ormai da oltre due settimane tra le due potenze asiatiche nonostante il Pakistan abbia disposto la riapertura del suo spazio aereo al traffico commerciale dopo gli scontri di confine protrattisi fino al 2 marzo.

Si sta invece facendo esplosiva, in India, la polemica politica sul reale bilancio del raid aereo effettuato il 26 febbraio su Balakot, nel Kashmir pakistano.

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Un raid che avrebbe visto impegnati 12 cacciabombardieri Mirage 2000 con un bilancio, secondo il governo indiano, di 325 miliziani dell’Esercito di Maometto (JeM, che aveva rivendicato la strage di poliziotti indiani del 14 febbraio) uccisi insieme a 25 consiglieri militari e istruttori pakistani e che ha portato India e Pakistan sull’orlo di una nuova guerra.

Ieri Navjot Singh Sidhu, ministro del Turismo dello Stato del Punjab ed esponente del partito del Congresso (all’opposizione), ha rilanciato l’interrogativo che molti si pongono, dopo che su vari media sono usciti reportage che negano sia stato distrutto in Pakistan un campo di addestramento militare dei miliziani del JeM.

“Abbiamo sradicato terroristi o alberi?”, ha chiesto con un tweet. Tra gli altri, il settimanale The week, il più venduto dei periodici in lingua inglese, ha pubblicato in esclusiva il resoconto del giornalista pakistano Hamid Mir, che scrive di avere raggiunto il cosiddetto “ground zero” di Balakot dopo un trekking di varie ore e di non avere trovato la minima traccia di distruzione o di precedenti installazioni.

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Amit Shah, presidente del Partito del Popolo Indiano (BJP) di maggioranza nel governo guidato da Narendra Modi, ha ripetuto ad Amhedabad, in un discorso tenuto a un meeting di imprenditori, che sono stati uccisi 250 terroristi.

Lunedì mattina, durante la sua prima conferenza stampa dopo il rilascio del comandante Abhinandan Varthaman (l’ufficiale “wing commander”  catturato dai pakistani dopo l’abbattimento del suo Mig 21 Bison), il Capo di stato maggiore dell’ Aeronautica indiana B. S. Danoha ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano dati precisi sul raid affermando che “l’Aeronautica non conta le perdite umane, controlla solo che l’ obiettivo sia stato centrato. Spetta al governo, “riferire su eventuali conseguenze per gli esseri umani”.

Una risposta paradossale tenuto conto che il cosiddetto “damage assessment”, cioè la valutazione dei danni inflitti al nemico è un compito specifico delle forze e aeree espletato con ricognitori, droni e sistemi di telecamere montati sui velivoli. Il Pakistan ha sempre negato che il resort colpito fisse una base del JeM lamentando che il raid aereo indiano avrebbe ucciso 4 civili.

Foto Aeronautica Indiana e Reuters

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Attualmente collabora con i quotidiani Il Mattino, Il Messaggero, Libero e Il Corriere del Ticino, con università e istituti di formazione militari ed è opinionista delle reti TV e radiofoniche RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7, Capital e Radio24. Ha scritto "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" ed è coautore di "Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”.

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