Pechino vuole “perfezionare” la repressione nello Xinjiang

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Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Lo Xinjiang ha bisogno di “perfezionare” le misure di mantenimento della stabilità e reprimere l’estremismo religioso, ha sostenuto Wang Yang, considerato il numero quattro del Partito comunista (nella foto insieme con Xi Jinping) nel corso di un tour della regione nella quale la Cina sta conducendo un controverso programma di deradicalizzazione.

A quanto riferisce oggi lo Xinjiang Daily, Wang Yang nel corso della visita svoltasi nella regione dal 20 al 25 marzo – comprese Kashgar e Tumxuk nella parte meridionale dell’Uighur – ha detto che la situazione nello Xinjiang “continua a svilupparsi bene”.

Wang, che è membro del Comitato permanente del Politburo e presidente della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, ha parlato di “attuare correttamente la politica del partito sulle minoranze etniche”, di “contrastare risolutamente e reprimere le forze separatiste etniche” e di “contrastare risolutamente e reprimere il pensiero estremista religioso, e allo stesso tempo garantire i normali bisogni religiosi dei credenti in conformità con la legge”.

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I critici dicono che la Cina sta gestendo campi di internamento per uiguri e altri gruppi musulmani che vivono nello Xinjiang, anche se il governo li chiama centri di formazione professionale e afferma che ha un reale bisogno di prevenire il pensiero estremista e la violenza. Il governo non ha detto quante persone ci sono in questi centri. Adrian Zenz, un importante ricercatore indipendente sulle politiche etniche cinesi, ha detto che quest’anno potrebbero essere circa 1,5 milioni gli uiguri e gli altri musulmani detenuti nei centri dello Xinjiang, in crescita rispetto alla prima cifra di 1 milione ipotizzata in passato.

La Cina ha intensificato la propria azione per contrastare le crescenti critiche dell’Occidente e dei gruppi per i diritti umani sull’azione che sta svolgendo nello Xinjiang, invitando diplomatici e mezzi di informazione stranieri a prendere parte a tour strettamente guidati.

Un invito è stato rivolto anche agli ambasciatori europei. Dilxat Raxit, portavoce del principale gruppo in esilio, il World Uyghur Congress, ha dichiarato che l’invito ai diplomatici dell’UE è stato un “trucco politico” per sviare la pressione dalla comunità internazionale. “Ci auguriamo – ha affermato in una nota – che i funzionari dell’UE possano sfruttare questa opportunità per chiedere una comprensione approfondita e senza ostacoli della situazione sul terreno e rifiutare lo spettacolo politico appositamente orchestrato dalla Cina”,

Tuttavia, gli ambasciatori dell’Unione Europea a Pechino non visiteranno lo Xinjiang questa settimana nonostante l’invito del governo, perché un simile viaggio richiede “un’attenta preparazione”, ha detto oggi un portavoce dell’istituzione.

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