Ankara: “il programma F-35 continua”

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“Effettuiamo i pagamenti regolarmente, i nostri piloti sono al momento addestrati” negli Stati Uniti “e non faremo passi indietro”. Lo ha detto il portavoce del ministro degli Esteri turco, Hami Aksoy, a proposito del programma per l’acquisto di 100 cacciabombardieri F-35 che Washington ha minacciato di bloccare in risposta all’acquisto turco del sistema di difesa missilistico antiaereo russo S-400.

Secondo gli Usa, gli S-400 metterebbero a rischio la sicurezza dei sistemi Nato e i segreti tecnologici degli F-35. L’iniziativa di fermare la commessa turca, confermata dal Pentagono il 1° aprile scorso, è l’ultima di una serie di tentativi di Washington di dissuadere la Turchia dall’acquisire l’S-400, sistema non integrabile nella rete radar di difesa aerea NATO.

Turchi Afrin

“In attesa di una decisione turca inequivocabile di rinuncia all’S-400, le consegne e le attività associate allo stand-up della capacità operativa F-35 della Turchia sono state sospese”, ha detto a inizio mese un portavoce del Pentagono.

Le forze aeree turche hanno ricevuto 2 F-35A, che rimangono nella Luke Air Force Base, negli Stati Uniti, come parte della flotta di addestramento internazionale ed è previsto il loro arrivo nella base operativa turca a Malatya-Erhac nel 2020.

Con gli Stati Uniti, ha aggiunto il portavoce, Ankara continua a trattare anche sulla creazione di una “safe zone” profonda circa 30 chilometri nel nord della Siria (a sud del confine turco-siriano) per allontanare dai suoi confini le milizie curde dell’Ypg, alleate degli americani nell’ambito delle Forze Democratiche Siriane ma ritenute terroriste dal governo di Recep Tayyip Erdogan.

Foto Lockheed Martin e AFP

 

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