Lezioni dal Nagorno Karabakh: Londra guarda ai droni “spendibili” turchi

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Londra guarda alle lezioni apprese dal conflitto combattuto tra settembre e novembre 2020 nel Nagorno-Karabakh (vedi in proposito il rapporto del Center for Strategic and International Studies – CSIS) e valuta di dotare le sue forze armate di droni a basso costo, “spendibili” in operazioni d’attacco come quelle che hanno consentito agli azeri di imporsi sulle forze armene.

I funzionari della Difesa britannica, secondo quanto riferito dal quotidiano londinese The Guardian, valutano che l’uso da parte dell’Azerbaigian di droni turchi a costo contenuto sia stato cruciale per sconfiggere gli armeni e costringerli a cedere il controllo di parte del territorio nella regione del Caucaso contesa.

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Una valutazione peraltro condivisa da molti analisti internazionali che oltre all’impatto dei droni turchi sul conflitto valutano anche quelle delle cosiddette “loitering munition” (noti anche come “droni kamikaze) che si schiantano sull’obiettivo esplodendo dopo aver sorvolato il campo di battaglia grazie ad una buona autonomia. E’ il caso, nel conflitto del Nagorno-Karabakh, degli IAI Harop (nella foto sopra), Orbiter e SkyStriker di costruzione israeliana in dotazione alle forze dell’Azerbaigian e lanciabili da autocarri(nella foto sotto un Harop in fase di lancio)

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Fonti del ministero della Difesa hanno aggiunto che il Regno Unito valutava già di dotarsi di droni “economici” nell’ambito della revisione quinquennale della difesa che dovrebbe attesa nelle prossime settimane

All’inizio di questo mese Ben Wallace, il segretario alla difesa del Regno Unito, ha affermato che i droni Bayraktar TB2 turchi sono un esempio di come altri paesi stiano “aprendo la strada”.

I droni, ha aggiunto, “sono stati responsabili della distruzione di centinaia di veicoli corazzati e persino di sistemi di difesa aerea”, sebbene ci siano prove video che suggeriscono che abbiano ucciso anche molte persone nella guerra del Nagorno-Karabakh.

Prodotti da Baykar Makina, i droni TB2 costano circa due milioni di dollari a esemplare considerando anche le armi, il supporto logistico e la stazione di controllo contro i 20 milioni di dollari circa di uno dei 16 General Atomics Protector ordinati dalla RAF per rimpiazzare gli MQ9 Reaper in servizio.

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Le due macchine non sono paragonabili e l’interesse di Londra nei confronti di velivoli senza pilota (UAV) spendibili e di costo contenuto apre all’acquisizione di ulteriori UAV e non è certo alternativa ai Protector.

I TB2 turchi si erano già del resto distinti nelle operazioni contro le milizie curde in Siria e, l’estate scorsa, nelle operazioni condotte dai turchi in Tripolitania contro l’esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar.

Anche in quella campagna che ha portato a liberare Tripoli dall’assedio di Haftar, i droni turchi hanno subito severe perdite, come del resto è accaduto anche in Nagorno-Karabakh ad opera della difesa aerea armena, ma gli obiettivi che hanno distrutto erano certamente paganti rispetto al costo degli UAV perduti.

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L’Azerbaigian ha acquisito prima del conflitto almeno 24 TB2, gestiti durante le operazioni belliche da consiglieri militari e tecnici turchi. “L’uso azero dei droni è stato decisivo”, ha commentato il professor Michael Clarke, del think-tank britannico Royal United Services Institute (RUSI)

A margine delle valutazioni in atto in Gran Bretagna sarebbe interessante sapere se analisi e lezioni apprese dal recente conflitto caucasico vengano prese in esame anche in Italia dopo che il capo di stato maggiore Difesa, generale Enzo Vecciarelli, aveva evidenziato in un’audizione alle Commissioni Difesa l’inadeguatezza dello strumento militare italiano a far fronte, sotto molto aspetti, a un conflitto come quello combattuto da armeni e azeri.

Foto TASS, LNA, IAI e Anadolu

 

 

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