Nel confronto militare in Corea c’è posto anche per i biplani

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Mentre gran parte dell’attenzione degli analisti militari è concentrata sullo sforzo della Corea del Nord nello sviluppo di missili balistici intercontinentali e dei relativi test, c’è un’altra arma che per quanto desueta e scarsamente tecnologica potrebbe creare dei problemi ai vicini-rivali del sud.

In un’esercitazione militare di qualche anno fa infatti, Pyongyang ha mostrato un nugolo di biplani Antonov An-2 impiegati per il lancio di commando nordcoreani paracadutati a bassa quota (una dozzina di uomini su ogni velivolo).

Sembra del tutto anacronistico e irreale eppure dopo oltre 70 anni dal suo primo volo il biplano da trasporto sovietico Antonov An-2 (Codice NATO “Colt”) continua a far parlare di sé.

Vera e propria leggenda della storia dell’aeronautica mondiale, realizzato in oltre 18.000 esemplari dalle industrie sovietiche, polacche e cinesi ed entrato nel Guinness dei Primati come unico velivolo al mondo in produzione per oltre 60 anni, l’An-2 è recentemente salito alla ribalta delle cronache per l’utilizzo (in versione drone) nel recente conflitto azero-armeno.

Nelle probabili intenzioni della Corea del Nord infatti, centinaia di questi biplani volando a bassissima quota e a bassa velocità (l’An-2 secondo il manuale di volo infatti non ha velocità di stallo) riuscirebbero a seminare il panico tra le difese sudcoreane per diversi motivi.

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Anche se per equipaggi e truppe a bordo si tratterebbe di una missione suicida al fine di lanciare commando e truppe d’assalto nelle retrovie sudcoreane per attacchi a infrastrutture chiave e obiettivi militari, tutto questo può essere realizzato sfruttando le particolari caratteristiche del velivolo in grado di operare da campi di volo in terra battuta, prati o carreggiate stradali.

L’An-2 è un aereo che sa volare perfettamente a quote e velocità molto basse (la tattica ricorda le famigerate “Streghe della notte” sovietiche che a bordo dei vecchi biplani Polikarpov U-2 che arrecarono danni alle truppe naziste durante gli attacchi notturni), ha una modestissima firma IR ed è dotato di ali ricoperte di tessuto difficili da rilevare per i radar come molti slow movers.

Difficile poi ignorare la pericolosità di centinaia di aerei di cui è dotata Pyongyang (secondo alcune fonti sarebbero ben 300 gli An-2 disponibili) in grado anche di trasportare armi di distruzione di massa.

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Come abbiamo visto sul nostro canale Telegram, non è un caso se la stessa Corea del Sud possiede alcuni esemplari di An-2: secondo alcune fonti infatti una decina di “Colt” sono stati acquistati da Seul sul mercato commerciale all’inizio degli anni 2000.

I velivoli con la designazione locale di T-11 e con numeri laterali noti da HL1082 a HL1091, fanno parte nominalmente dell’Accademia Aeronautica locale e hanno sede presso l’annessa base aerea locale di Seongmu.

Si ritiene che questi An-2 siano utilizzati dalle Forze speciali e dai Servizi di intelligence di Seul per infiltrarsi sul territorio (o nello spazio aereo) del Nord camuffati da An-2 nordcoreani, oltre che per addestrare le truppe di terra al contrasto di questi velivoli.

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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