Torna a concretizzarsi l’intesa per una base navale russa in Sudan

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di Adele SariachInstitute for Global Studies

Il capo di Stato Maggiore delle forze armate del Sudan, generale Mohamed Othman al-Hussein, ha annunciato il 2 giugno che il governo sudanese intenderebbe procedere con il rispetto dell’accordo firmato dal precedente regime di Omar al-Bashir con la Russia per lo sviluppo di una base navale di Mosca sul Mar Rosso (vedi in proposito questo articolo del novembre scorso – NdR).

Lo sviluppo di questo progetto era stato fermato lo scorso aprile, con il trasferimento dei relativi atti alle autorità parlamentari affinché deliberassero sulla possibilità di un suo sviluppo o sulla cancellazione del progetto.

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I termini originali dell’accordo prevedono una concessione di 25 anni alla Russia per la realizzazione di una base navale capace di ospitare sino a quattro unità militari e circa 300 uomini di personale permanentemente assegnato alla gestione dello scalo.

Una intensa azione diplomatica statunitense è successivamente intervenuta sul governo sudanese al fine di convincere le nuove autorità politiche e militari – soprattutto attraverso l’incentivo dell’accesso agli strumenti finanziari internazionali garantiti dal Fondo Monetario Internazionale – ad abbandonare il progetto e annullare il relativo accordo con la Federazione Russa.

Tale azione, secondo quanto riferito in più occasioni da funzionari statunitensi, avrebbe portato ad una sospensione del progetto da parte delle autorità politiche del Sudan, sebbene poco sia trapelato sulla faccenda da Khartoum nel corso degli ultimi due mesi.

L’annuncio dello scorso 3 giugno del generale Mohamed Othman al-Hussein ha destato quindi sorpresa, lasciando intendere che il Parlamento si sia espresso favorevolmente in merito alla possibilità di ripresa del progetto di sviluppo della base navale russa sul Mar Rosso (nei pressi di Port Sudan).

Una delegazione militare di Mosca si sarebbe recata in Sudan nelle scorse settimane, per discutere di come ripristinare le condizioni dell’accordo, e soprattutto per negoziare la richiesta da parte di Khartoum di alcuni emendamenti nella originaria bozza di accordo definita tra le parti nel 2017.

Fonte: Meridiano 42 La rivista italiana del Corno d’Africa

 

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