Al-Qaeda decapitata: Ayman al-Zawahiri ucciso da un raid statunitense a Kabul

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(aggiornato alle ore 11,20)

Il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, il medico egiziano già vice e successore di Osama bin Laden, è stato ucciso da un raid aereo statunitense in Afghanistan, il secondo effettuato dagli Stati Uniti nel paese centroasiatico dopo il ritiro delle truppe USA/NATO da Kabul (il primo nell’agosto del 2021 aveva colpito le basi dello Stato Islamico nel Khorasan ritenuto responsabile dell’attentato contro le truppe statunitensi dislocate all’aeroporto di Kabul per le operazioni di evacuazione).

Al-Zawahiri sarebbe stato ucciso Sabato 30 luglio a Kabul, nel quartiere di Sherpur dove risiedono molti vertici talebani, con un missile lanciato da un drone nel corso di un’operazione condotta dalla CIA.

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I talebani hanno condannato il raid ritenendolo vietato dagli accordi di Doha. “Condanniamo con forza l’attacco che costituisce una chiara violazione dei principi internazionali e dell’accordo di Doha sottoscritto nel 2020. Queste azioni sono contro gli interessi degli Stati Uniti, dell’Afghanistan e della regione”, recita una nota dei talebani.

Vale però la pena ricordare che gli accordi di Doha tra USA e talebani impegnano questi ultimi a non offrire asilo e basi ad al-Qaeda e ad altri gruppi terroristici.

Come riferisce l’agenzia Asianews, anche l’ultimo rapporto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha svelato dettagli allarmanti sulle attività dei gruppi terroristici in Afghanistan. “I membri di al-Qaeda rimangono nel sud e nell’est dell’Afghanistan, dove il gruppo è storicamente presente”. L’organizzazione, si legge ancora, “gode di una maggiore libertà in Afghanistan sotto il governo talebano, ma si limita a consigliare e sostenere le autorità” si legge.

Al-Zawahiri, una delle menti degli attacchi dell’11 settembre, aveva assunto la guida di al-Qaeda nel 2011 dopo l’uccisione di Osama bin Laden.

L’uccisione di al-Zawahiri potrebbe avere un impatto positivo sulla popolarità di Joe Biden, ai minimi storici per un presidente: il leader di al-Qaeda era nella lista dei maggiori ricercati dall’FBI e sulla sua testa pendeva una taglia da 25 milioni di dollari.

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“Giustizia è fatta, questo leader terroristico non c’è più” ha detto Biden “Miei concittadini americani – dice – sabato, su mio ordine, gli Stati Uniti hanno concluso un raid aereo a Kabul, nel quale è stato ucciso l’emiro di al Qaeda. Al-Zawahiri è stato il vice di Osama bin Laden al momento degli attacchi dell’11 settembre, era profondamente coinvolto nella pianificazione dell’11 settembre, uno dei maggiori responsabili per gli attacchi che hanno ucciso 2.977 persone sul suolo americano.

Abbiamo reso chiaro che non importa quanto ci vuole, non importa dove vi nascondete, se siete una minaccia per il nostro popolo, gli Stati Uniti vi troveranno ed elimineranno”.

Il presidente ha aggiunto che il raid “è stato attentamente pianificato e i rischi di colpire altri civili sono stati minimizzati in modo rigoroso e una settimana fa, dopo che mi è stato detto che le condizioni erano ottimali, ho dato l’approvazione finale. La missione è stata un successo, nessuno dei membri della sua famiglia è stato ferito e non ci sono state vittime tra i civili”.

Restano ovviamente da chiarire molti dettagli. L’identificazione e la localizzazione di al-Zawahiri a Kabul potrebbe essere stata effettuata grazie a ricognizioni satellitari o l’impiego di droni ma potrebbe anche essere il frutto di attività d’intelligence attuata a Kabul dalla rete di informatori che Washington continuerebbe ad avere in Afghanistan.

Possibile anche che qualche informazione utile sia giunta agli statunitensi da Islamabad, il cui governo è ai ferri corti con i talebani di Kabul per il rialzo dei prezzi del carbone afghano, vitale per il sostentamento energetico del Pakistan.

Non si può neppure escludere che qualcuno negli ambienti talebani abbia segnalato agli Stati Uniti la presenza di al-Zawahiri a Kabul per togliere di mezzo un ospite divenuto “ingombrate”, specie ora che il regime talebano cerca di dissociare la propria immagine dal sostegno al terrorismo jihadista e far dimenticare l’alleanza di ferro con al-Qaeda con l’obiettivo di favorire investimenti stranieri che aiutino lo sviluppo economico della nazione.

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In tale contesto la Cina è certamente tra i paesi più interessati ad attuare interventi economici in Afghanistan ma al tempo stesso non accetta legami con gruppi terroristici islamici, in particolare al-Qaeda che ha sempre sostenuto l’insurrezione jihadista tra le popolazioni uighure del Sinkiang  (Turkestan Orientale) cinese.

Prevedibile quindi la protesta talebana per il raid nel centro di Kabul ma se non vi saranno ulteriori escalation della tensione tra Kabul e Washington si rafforzerà l’ipotesi che l’eliminazione di al-Zawahiri, specie se verrà confermato che non ci sono state altre vittime, non sia stata effettuata dagli Stati Uniti senza che i talebani ne fossero informati.

Del resto è già accaduto in passato che statunitensi e talebani collaborassero nelle operazioni contro lo Stato Islamico nel Khorasan, (IS-K) che ha le sue roccaforti nella provincia orientale di Nangarhar.

 

I leader jihadisti eliminati dagli USA

Adnkronos – L’uccisione di Ayman al-Zawahiri rimanda alla notte tra il primo e il 2 maggio del 2011 quando il fondatore di al-Qaeda, il saudita Osama Bin Laden, è stato colpito a morte dalle forze speciali americane nel corso della cosiddetta Operation Neptune Spear ad Abottabad, in Pakistan. Il corpo del leader jihadista fu preso in custodia, portato su una portaerei e seppellito nel mar Arabico dopo un breve rito islamico.

Otto anni dopo, nel 2019, anche il figlio del fondatore di al-Qaeda, Hamza Bin Laden, è stato ucciso in un’operazione antiterrorismo americana nella regione tra Afghanistan e Pakistan. La conferma della Casa Bianca è arrivata a settembre, poco dopo il 18esimo anniversario degli attentati dell’11 settembre, mentre fonti di intelligence citate dalle emittenti americane avevano fatto circolare la notizia da luglio.

”La perdita di Hamza bin Laden non solo priva al Qaeda delle capacità di un’importante leadership e della simbolica connessione a suo padre, ma mina importanti attività operative del gruppo. Hamza bin Laden era responsabile di aver pianificato e gestito vari gruppi terroristici”, aveva detto allora la Casa Bianca. Il Dipartimento di Stato Usa aveva messo su Hamza una taglia da un milione di dollari, considerandolo un leader emergente dell’organizzazione un tempo guidata dal padre.

Sempre nel 2019, nella notte tra il 26 e il 27 ottobre, viene invece ucciso in un’operazione eseguita dalle forze speciali statunitensi nel nord ovest Siria il fondatore dello Stato Islamico (Isis) Abu Bakr al-Baghdadi.

A poche ore di distanza è stato ucciso con un’operazione mirata anche il portavoce ufficiale del gruppo armato, nome di battaglia Abu Hassan al-Muhajir. A darne notizia, questa volta, è il presidente americano Donald Trump nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca. Trump spiega che dopo una sorveglianza di ”un paio di settimane” i militari americani hanno attaccato un edificio nei pressi del villaggio di Barisha, nella provincia di Idlib a pochi chilometri dal confine con la Turchia. Trump aggiunge che durante il raid Baghdadi si sarebbe riparato in un tunnel sotterraneo senza via di uscita portando con sé tre figli e lì si sarebbe fatto esplodere attivando un giubbotto esplosivo. Sull’iracheno Baghdadi, il terrorista più ricercato al mondo e morto a 48 anni, Washington aveva posto una taglia di 25 milioni di dollari.

Ma il primo leader del terrorismo eliminato dagli Stati Uniti dopo la ‘guerra del terrore’ iniziata dopo gli attentati alle Torri Gemelle del 2001 è il giordano Abu Musab al-Zarqawi, che è stato leader di al-Qaeda in Iraq (Aqi). Cresciuto vicino al più grande campo profughi palestinesi, si è radicalizzato in carcere dove sconta una condanna a cinque anni. Uscito dalla prigione si trasferisce in Afghanistan negli anni Ottanta dove dirige un centro di addestramento per Mujaheddin. Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein decide di entrare in al-Qaeda il 21 ottobre del 2004 e due mesi dopo Osama Bin Laden lo incorona leader dell’Aqi. E’ stato ucciso il 7 giugno del 2006 a Baquba, a nord di Baghdad, quando un missile statunitense ha colpito il suo rifugio.

L’ultimo grande colpo americano al terrorismo, prima dell’uccisione di al zawahiri, risale invece allo scorso febbraio quando Biden annuncia l’uccisione del nuovo leader dell’Isis, Abu Ibrahim al-Hashimi Al Quraishi, nel nord ovest della Siria. In seguito all’operazione di una ventina di militari delle forze speciali americane, giunti sul luogo con elicotteri, droni armati e cacciabombardieri, il leader jihadista si fa esplodere insieme ai suoi familiari, compresi donne e bambini. Il Dipartimento di Stato americano aveva posto una taglia da 10 milioni di dollari per chiunque offrisse informazioni utili alla sua cattura.

Quraishi aveva militato nel partito Baath fino al 2003, per poi entrare in al-Qaeda. Nel 2004 è stato infatti arrestato dalle forze statunitensi e detenuto nella prigione di Camp Bucca, nel sud dell’Iraq, dove ha incontrato Abu Bakr al-Baghdadi. Nel 2008, mentre era in prigione, ha prestato servizio come informatore volontario per l’esercito americano in Iraq. Fino al 2014 ha fatto parte di al-Qaeda e poi ha giurato fedeltà allo Stato Islamico (Isis), dove è stato vice di Baghdadi e poi Califfo

 

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