Fuori uso la metà delle infrastrutture elettriche ucraine

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(aggiornato alle ore 22,50)

“Purtroppo la Russia continua a effettuare attacchi missilistici contro le infrastrutture civili e critiche dell’Ucraina. Quasi la metà del nostro sistema energetico è disabilitato” ha dichiarato il 18 novembre il primo ministro ucraino Denys Shmyhal in una conferenza stampa mentre Mykola Povoroznyk, vice capo dell’amministrazione di Kiev, ha affermato che la città si sta “preparando a diversi scenari, inclusa una chiusura completa”.

Maksym Tymchenko, l’amministratore delegato della più grande compagnia energetica privata Ucraina DTEK, ha dichiarato alla BBC che “la situazione sta peggiorando. Sfortunatamente, dopo ogni attacco abbiamo un sistema energetico sempre meno affidabile e stabile”. Timchenko, ha spiegato che “se si consuma di meno gli ospedali con i militari feriti avranno l’alimentazione garantita”.

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La vicepremier ucraina, Iryna Vereshchuk, ha annunciato l’inizio dell’evacuazione dei civili che hanno subito danni alle loro case o che sono troppo anziani e malati per affrontare il freddo inverno nella città di Kherson, da pochi giorni tornata sotto il controllo delle foe di Kiev e priva di elettricità, acqua e riscaldamento. Prima del ritiro delle sue truppe, Mosca aveva evacuato dalla città di Kherson e dintorni 115 mila civili (nella foto sopra) trasferiti in altre aree dei territori ucraini sotto controllo russo o direttamente in Russia .

Vereshchuk ha sottolineato che non si tratta di un ordine obbligatorio ma di un invito per mettere le persone al riparo temporaneamente: “Per l’evacuazione verso i distretti occidentali lo Stato si assume la responsabilità del trasporto, le persone devono essere portate nel luogo in cui trascorreranno l’inverno. Verranno forniti case, cure, tutto ciò che serve”.

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I sistematici bombardamenti russi contro le infrastrutture energetiche ucraine hanno un valore strategico e rappresentano una svolta nel conflitto poiché non erano mai stati attuati nei mesi precedenti.

L’offensiva missilistica persegue l’obiettivo di paralizzare ogni attività industriale (i russi sembra abbiano colpito anche gli stabilimenti della Motor Sich, nella regione di Zaporizhzhia, che produce i motori per aerei, elicotteri e per i droni turchi Bayraktar TB2), il trasporto ferroviario necessario ad alimentare le truppe al fronte e a paralizzare ogni attività civile e militare.

Un’offensiva che determina anche un notevole impatto sulla popolazione come rivela un rapporto dell’Ong Oxfam, internazionale ma con sede in Gran Bretagna, che valuta come con l’arrivo dell’inverno le condizioni di oltre 6,2 milioni di sfollati interni all’Ucraina potrebbero diventare critiche a causa della carenza di alloggi e di beni di prima necessità come cibo, acqua e elettricità.

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L’Ong britannica stima che altri 13 milioni di persone siano bloccati in aree dove sono state distrutte infrastrutture chiave come ospedali, scuole e impianti idrici. mentre migliaia di profughi ogni settimana continuano a lasciare l’Ucraina.

“In questo momento quasi 18 milioni di persone in tutta l’Ucraina hanno bisogno di aiuti umanitari, 13 milioni di persone hanno bisogno di assistenza igienico sanitaria e acqua pulita, 1 famiglia su 3 sta rimanendo senza cibo, cifra che sale ulteriormente nelle regioni sud-orientali particolarmente colpite dalla guerra” ha dichiarato Paolo Pezzati, policy advisor di Oxfam per l’emergenza Ucraina.

 

Gli obiettivi di Mosca

Gli obiettivi che Mosca intende perseguire sono molteplici, di tipo militare ma anche politico:

  • ridurre le capacità operative e di ricevere rifornimenti delle forze ucraine
  • rendere precarie comunicazioni, reti informatiche e internet
  • compromettere le condizioni economiche e di sussistenza
  • impedire che l’Ucraina possa continuare a esportare energia elettrica ai paesi europei già in forte deficit energetico
  • premere ulteriormente sull’Europa determinando un elevato numero di sfollati ucraini diretti a ovest
  • minare il consenso popolare nei confronti del governo ucraino complicando la vita della popolazione

Quest’ultimo punto potrebbe esercitare una pressione diretta sul governo di Kiev tesa a indurlo ad accettare di negoziare un accordo. Una sorta di escalation propedeutica a incoraggiare trattative che non costituisce certo una novità nella storia dei conflitti. Basti ricordare i massicci bombardamenti aerei statunitensi sul Nord Vietnam che all’inizio degli anni ’70 ebbero un ruolo determinante nell’indurre Hanoi ad avviare le trattative culminate con gli Accordi di pace di Parigi del gennaio 1973 (nella foto sotto).

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Kiev resta però al momento rimane ben lontana dal voler accettare un negoziato. “Ci sarà la pace quando distruggeremo l’esercito russo in Ucraina e raggiungeremo i confini del 1991. Solo allora la pace sarà possibile”, ha scritto su Telegram il capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Andriy Yermak.

Del resto gli aiuti militari e finanziari occidentali continuano ad alimentare le ambizioni ucraine di riconquistare i territori perduti, Crimea inclusa. Al tempo stesso, il vice ministro degli Esteri russo, Sergey Ryabkov, ha definito “irremovibile” la posizione della Russia sulla sua integrità territoriale, compresi “tutti quei soggetti che sono stati recentemente annessi alla Federazione Russa”, cioè le quattro regioni ucraine di Lugabsk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia.

 

Nuovi aiuti militari

Londra ha annunciato il 18 novembre altri aiuti per la difesa aerea ucraina. Il nuovo pacchetto, del valore di circa 50 milioni dui sterline (57 milioni di euro), è stato annunciato dal premier britannico Rishi Sunak, in visita a sorpresa a Kiev (nella foto sotto), dove ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

In una nota di Downing Street si legge che il nuovo pacchetto “comprende 125 cannoni antiaerei e tecnologia per contrastare i droni forniti dall’Iran, tra cui decine di radar e sistemi anti-drone. A inizio novembre il ministero della Difesa britannico aveva annunciato la fornitura di oltre mille nuovi missili antiaerei”.

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Dalla Slovacchia l’Ucraina ha ricevuto il settimo obice semovente Zuzana 2 realizzati da Konstrukta-Defense, come ha reso noto il ministro della Difesa di Bratislava, Jaroslav Nad. Nel prossimo futuro ne verrà consegnato un ottavo. Il ministro ha precisato che i sette obici consegnati finora sono stati pagati regolarmente. “La produzione per l’Ucraina non si ferma. Danimarca, Norvegia e Germania finanzieranno altre 16 unità”.

In tema di forniture di obici semoventi la testata tedesca Spiegel ha rivelato la grave carenza di pezzi di ricambio che affligge i Pzh-2000 da 155 mm forniti da Germania Olanda e probabilmente anche dall’Italia.

Una fonte militare tedesca ha riferito che i Pzh-2000 sparano oltre 300 proiettili al giorno e l’usura operativa è così intensa che 6 obici semoventi sono starti trasferiti in Lituania per manutenzioni e che la penuria di pezzi di ricambio ha indotto l’artiglieria ucraina a “cannibalizzare” alcuni Pzh-2000.

Anche dalla Finlandia è stato annunciato un nuovo (il decimo) e il più consistente pacchetto di aiuti militari del valore stimato in 55,6 milioni di euro. Lo ha annunciato il Ministero della Difesa finlandese, riferendo che il presidente della Repubblica ha approvato la proposta del governo.

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Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, nella sua conversazione telefonica con il collega americano Antony Blinken ha sottolineato come “la consegna dei sistemi di difesa antiaerea all’Ucraina debba velocizzarsi”. I sistemi missilistici Nasams “hanno già dato prova della loro efficacia e sono anche convinto che sia giunta l’ora (di ricevere) missile da difesa antimissile) Patriot”.

Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha detto in un’intervista televisiva che circa il sesto decreto di aiuti militari all’Ucraina “si vedrà nelle prossime settimane” e “non c’è ancora nulla sul tavolo del ministro della Difesa ne’ di quello del presidente del Consiglio”.

Il ministro della Difesa di Parigi, Sebastien Lecornu, in un’intervista al al settimanale “Journal du Dimanche” (ripreso in Italia dall’Agenzia Nova) ha dichiarato che la Francia è tra i cinque principali contributori mondiali di aiuti militari all’Ucraina. “Sommando tutti gli aiuti militari, siamo tra i primi cinque Paesi. Siamo tra i principali contributori con 550 milioni di euro su un totale di tre miliardi”. Lecornu ha assicurato inoltre che le forniture continueranno. In aggiunta agli aiuti materiali e finanziari, Parigi ha deciso anche di addestrare soldati ucraini, anche se al momento i dettagli sul punto non sono stati specificati.

“Il nostro obiettivo è di formare duemila delle 15 mila reclute ucraine che l’Unione Europea ha annunciato di voler addestrare. Quattrocento militari ucraini sono già stati addestrati, in particolare all’uso degli equipaggiamenti che inviamo”, ha spiegato il ministro della Difesa con un chiaro riferimento agli obici semoventi da 155 mm CAESAR.

Parigi non ha mai reso nota una lista completa degli aiuti militari inviati all’Ucraina mentre in questi giorni è in discussione la cessione alle forze di Kiev di sistemi missilistici di difesa aerea SAMP/T con missili Aster 30, probabilmente con una fornitura congiunta tra Italia e Francia.

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Circa le operazioni sul campo di battaglia, dopo il ritiro dalla regione di Kherson, le truppe russe potrebbero essere spostate verso Donetsk secondo quanto affermato dal vice capo delle operazioni dello Stato maggiore ucraino, Oleksiy Gromov (nella foto a sinistra).

“Il nemico, sulla riva destra (del fiume Dnepr) della regione di Kherson, recupera le sue truppe e trasferisce unità pronte al combattimento in altre direzioni. Il compito più importante per i russi è stabilire il controllo sulla regione di Donetsk”, ha spiegato Gromov.

Per Gromov le forze russe potranno venire trasferite nella regione di Donetsk o in quelle Luhansk o quella di Zaporizhzhia. “Al momento, il nemico sta davvero spostando le sue truppe in alcune direzioni, ma anche noi stiamo prendendo misure”.

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Il 17 novembre il ministero della Difesa di Mosca ha reso noto che le forze armate russe hanno preso sotto il loro controllo la strada tra le città di Pavlivka e Nikolske, nella regione di Donetsk.

@GianandreaGaian

Foto: Ministero Difesa Ucraino, TASS, Governo Britannico, Ukrinform, ISW e Wikipedia

 

 

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Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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