In crescita i traffici di armi nel Sahel

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Un recente rapporto di Africa Defense Forum ha rivelato che le milizie jihadiste stanno nuovamente trafficando armi dalla Libia e da altre fonti nel Sahel dopo un periodo in cui il livello dei traffici era stato relativamente basso. Un indizio che potrebbe indicare una prossina recrudescenza degli attacchi jihadisti nel Sahel.

“La presenza militare nel nord del Niger e lo scoppio della seconda guerra civile in Libia nel 2014 hanno visto rallentare i flussi di armi verso sud”, ha scritto Hassane Koné, ricercatore senior dell’Istituto per gli studi sulla sicurezza (ISS).

“Con l’aumento della domanda di armi in Libia, i gruppi jihadisti hanno guardato altrove, intensificando gli attacchi alle caserme dell’esercito in Burkina Faso, Mali e Niger per depredare le loro scorte di armi e munizioni”.

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Un embargo sulle armi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è in vigore in Libia dal 2011 ma le armi da fuoco prelevate dalle caserme libiche durante la rivolta contro Muammar Gheddafi nel 2011 continuano a circolare nel Sahel.

Un recente studio del Conflict Armament Research (CAR) ha mostrato come le armi vengano trafficate dentro e intorno al Sahel: il 17% delle armi sequestrate ai ribelli legati a Boko Haram nel sud-est del Niger sono state dirottate dalle scorte in Ciad, Niger e Nigeria. Allo stesso modo, le armi usate dai gruppi estremisti in Burkina Faso e Mali sono state fatte risalire agli eserciti nazionali della regione.

Ashley Hamer del CAR ritiene che le armi provenienti da scorte statali risalenti agli anni ’70/’90 possono rappresentare fino alla metà di tutte le armi illecite che continuano a diffondersi nel Sahel e che provengono da quattro fonti primarie:

  • Materiale di livello militare trafficato illegalmente in o attraverso la Libia.
  • Perdite sul campo di battaglia dovute a raid contro le forze di sicurezza in Burkina Faso, Ciad, Mali, Niger e Nigeria.
  • Pistole e fucili di contrabbando venduti sul mercato nero dell’Africa settentrionale e occidentale.
  • Deviazione verso gruppi illegali di armi da fuoco ed esplosivi legalmente importati all’interno del Sahel.

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Nel 2017 l’Unione Africana ha lanciato un’iniziativa chiamata “Silenziare le armi” entro il 2020, termine ora esteso al 2030 mentre l’Interpol ha stretto i legami con Afripol e ONU per contrastare i traffici. Nel giugno scorso, l’Operazione Trigger VIII ha permesso di sequestrare 480 armi da fuoco, identificare e smantellare 14 reti della criminalità organizzata con l’arresto di 42 persone.

Foto Interpol

 

 

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