Trump avvia i piani per l’attacco a Cuba. L’Avana si prepara alla guerra

 

 

Il Pentagono ha ricevuto l’ordine da Donald Trump di aggiornare i piani operativi per potenziali operazioni militari a Cuba. Secondo quanto riportato da fonti vicine all’amministrazione, i preparativi sono stati richiesti dal Presidente che sta valutando l’opzione di un intervento nell’isola caraibica. Le indiscrezioni seguono una dichiarazione rilasciata da Trump lo scorso 13 aprile, in cui il Presidente ha suggerito che gli Stati Uniti potrebbero “fare un salto a Cuba” (stop by Cuba) non appena conclusa la fase critica delle operazioni relative all’Iran.

Già a fine febbraio, Trump aveva ventilato l’ipotesi di una “acquisizione amichevole” (friendly takeover), sostenendo che il governo dell’Avana sia ormai prossimo al collasso definitivo.

 

Manifestazioni popolari

Una valutazione che potrebbe venire rafforzata dalle manifestazioni popolari in corso da una settimana all’Avana contro i blackout prolungati, la mancanza d’acqua e la crescente crisi economica. In diversi quartieri della capitale centinaia di residenti sono scesi in strada battendo pentole e bidoni dai tetti delle case e lungo le strade, mentre le autorità rafforzavano il dispiegamento di polizia e interrompevano il servizio internet in varie aree della città.

Le manifestazioni hanno coinvolto municipi come La Lisa, Guanabacoa, Boyeros e Santo Suárez riporta Martí Noticias. Attivisti locali denunciano la presenza di agenti in borghese incaricati di identificare i partecipanti alle proteste. “La gente è disperata, il poco cibo che ha si sta deteriorando senza elettricità e non c’è nemmeno acqua potabile“, hanno raccontato alcuni residenti.

Nelle ultime ore sono stati segnalati incendi contro attività private e tensioni vicino a sedi del Partito Comunista cubano, anche se le autorità hanno smentito alcuni episodi diffusi sui social. La crisi energetica dell’isola si è aggravata dopo settimane di carenza di carburante e continui blackout, alimentando un crescente malcontento contro il governo di Miguel Díaz-Canel.

L’annuncio dell’avvio dei piani per un’operazione militare statunitense si inserisce quindi in un quadro di estrema fragilità per Cuba, già sottoposta al blocco sistematico alle forniture di petrolio provenienti dal Venezuela, principale partner energetico di Cuba dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro da parte delle forze speciali statunitensi.

Senza carburante e con l’economia paralizzata, l’amministrazione Trump ritiene che il regime cubano sia attualmente nel suo momento di massima vulnerabilità storica. Il Pentagono, pur mantenendo il riserbo sui dettagli operativi, ha confermato di essere in fase di analisi delle contingenze per garantire la sicurezza regionale e rispondere a un eventuale vuoto di potere nell’isola.

Espressioni che sembrano in realtà indicare la volontà di Washington di far cadere il regime cubano e sostituirlo con un governo filo americano. Operazione che potrebbe però rivelarsi non così facile e del resto già con l’attacco all’Iran l’Amministrazione Trump ha peccato di presunzione e superficialità.

Del resto anche in Iran vi erano state violente manifestazioni contro il regime prima dell’attacco militare di Israele e Stati Uniti, ma questo non ha significato che il governo di Teheran fosse vicino a crollare sotto le bombe di aggressori stranieri.

 

Le forze cubane

Certo le potenzialità militari di Cuba sono poca cosa. Sulla carta (fonte Military Balance 2026), l’Avana schiera 49.000 militari (38.000 nell’Esercito, 3.000 nella Marina e 8.000 nell’Aeronautica) cui aggiungere 26.000 gendarmi, 39.000 riservisti e milizie popolari per la difesa territoriale che inquadrano 1.120.000 degli oltre 10 milioni di abitanti dell’isola.

Gli equipaggiamenti ex sovietici sono per lo più obsoleti e con limitate riserve di carburante e pezzi di ricambio e includono 400 carri armati T-55 e T-62, circa 600 tra BMP-1, BDRDM-2, BTR 50/60/152, 1.500 pezzi di artiglieria in calibro 100mm, 122, 130 e 152mm oltre a lanciarazzi da 122 e 140 mm.

Incerta la disponibilità reale di munizioni. Anche la difesa aerea è limitata a circa 200 sistemi SA-6, SA-8, SA-13 su veicoli oltre ai portatili SA-14, SA-16 e SA-7 a corto raggio. Armi a cui si aggiungono centinaia di artiglierie antiaeree in calibro 23, 30, 57, 85 e 100 mm.

Le forze navali dispongono di un piccolo sottomarino (Delfin), 3 pattugliatori con vecchi missili antinave e antiaerei, 6 vecchie motovedette OSA II, 5 cacciamine e 3 navi ausiliarie e supporto.

Oltre a un battaglione di fanti di Marina, le forze navali schierano anche batterie costiere con missili antinave SSC-3 Styx e cannoni da 122, 130 e 152 mm.

L’Aeronautica è ormai priva di velivoli da combattimento schierando appena 8 tra Mig-21 e Mig-29 di dubbie capacità operative, una decina di aerei da trasporto, un aereo da ricognizione e intelligence An-30 e due dozzine di addestratori L-39 cui aggiungere una trentina di elicotteri (la metà in magazzino) Mi-24, Mi-17 e Mi-8.

La difesa antiaerea conta diversi vecchi sistemi SA-2 e SA-3 oltre a missili aria-aria di tipo russo-sovietico R-3, R-60, R-73, R-23/24 e R-27 e missili aria-terra aviolanciati Kh-23.

 

I cubani si preparano all’invasione

Come racconta CNN “i cubani si preparano all’invasione, mentre gli Stati Uniti intensificano le tensioni con l’isola, da tempo sofferente”. L’ articolo ricostruisce lo scenario attuale di un “attacco imminente” degli Usa e mette insieme gli ‘indizi’ di tale operazione militare alle porte. “I cubani convivono da così tanto tempo con la minaccia di un intervento militare statunitense che la cosa è diventata una sorta di macabra battuta. “Cuando vienen los americanos” – quando arrivano gli americani – è l’espressione che i cubani usano, con il loro caratteristico umorismo nero, per dire che un problema di lunga data – di cui ce ne sono innumerevoli – un giorno verrà risolto”, riferisce l’analisi della CNN.

In effetti, la visita del direttore della CIA John Ratcliffe all’Avana questa settimana “a bordo di un aereo tutt’altro che clandestino, su cui campeggiava la scritta “Stati Uniti d’America”, è stata profondamente scioccante per molti cubani e rappresenta il segnale più evidente finora che le tensioni stanno raggiungendo un punto critico”, riporta la CNN, mentre i cubani si starebbero preparando alla “battaglia”.

Il governo cubano ha pubblicato e distribuito una “guida per famiglie” con le istruzioni su come sopravvivere a “possibili attacchi nemici”. Il documento è stato pubblicato, il giorno dopo la visita di una delegazione USA che includeva il direttore della CIA Ratcliffe, solo a livello provinciale e non dai media nazionali.

L’opuscolo si intitola “Proteggiti, resisti, sopravvivi” e raccomanda in caso di aggressione americana di seguire le informazioni delle autorità per la difesa civile. Secondo L’Avana, il governo ha ribadito che il Paese “non costituisce una minaccia” per la sicurezza nazionale statunitense e ha chiesto la rimozione dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo.

Secondo CNN, i media statali cubani pubblicano immagini di civili che ricevono addestramento militare nell’ambito di quella che Fidel Castro aveva immaginato come la “guerra dell’intera popolazione”, in cui i cubani, armati dal governo, avrebbero combattuto una guerriglia di logoramento contro gli invasori stranieri.

Il piano si basa su una guerriglia in stile vietnamita, piuttosto che su un conflitto tra eserciti. Mentre le condizioni sull’isola peggiorano e le interruzioni di corrente si protraggono per tutto il giorno, la popolazione é agonizzante e alcuni cubani affermano che almeno un conflitto porrebbe fine alle loro prolungate sofferenze.

Gli ospedali statali sono ora privi di molti medicinali di base, i cubani lamentano che il cibo marcisce nei frigoriferi durante i lunghi blackout e che i rifiuti non raccolti si accumulano in quasi tutti i quartieri dell’isola. Il blocco petrolifero di Washington ha prosciugato le ultime riserve dell’isola, come dichiarato questa settimana dal ministro dell’Energia.

Nuove sanzioni contro le aziende che intrattengono rapporti commerciali con Cuba stanno bloccando la maggior parte delle spedizioni marittime verso l’isola, portando a un ulteriore aumento dei prezzi dei generi alimentari e della fame. Il presidente Donald Trump ha definito Cuba un “Paese ormai fallito” e che “dipende” dall’aiuto americano.

Alla luce di queste considerazioni appare paradossale che Trump abbia definito Cuba “una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti” mentre le Nazioni Unite hanno messo in guardia dal rischio di un possibile “collasso umanitario”.

 

Crisi energetica e pressioni USA

“La situazione è molto tesa, sta diventando sempre più critica. I blackout all’Avana superano ormai le 20-22 ore al giorno. Non abbiamo più gasolio. Il petrolio russo è esaurito”, ha riferito il ministro dell’Energia e delle Miniere, Vicente de la O Lévy.

È noto che da settimane esiste un dialogo sotto traccia tra la gli uomini forti dell’Avana, i nipoti di Raul Castro e il Dipartimento di Stato Usa con l’obiettivo di raggiungere un accordo per una gestione comune della transizione. Ma in attesa che si raggiunga un difficile punto d’equilibrio, il governo cubano ribadisce le sue accuse al blocco dei rifornimenti inasprito da Trump.

“Questo drammatico peggioramento della situazione – ha attaccato il presidente Miguel Díaz-Canel – ha un’unica causa: il blocco energetico genocida imposto dagli Stati Uniti a Cuba, che minaccia dazi irrazionali su qualsiasi nazione ci fornisca carburante. La prova migliore di quanto affermiamo è il significativo miglioramento del servizio registrato ad aprile grazie all’arrivo di una sola nave cisterna in un porto cubano, rispetto alle otto necessarie ogni mese”, un carico che “ha permesso di ridurre il deficit e, di conseguenza, i blackout che, pur non scomparendo del tutto, si sono notevolmente ridotti“.

Ora però il petrolio donato da Mosca è finito ed è tornata a mordere l’emergenza. E in eterna attesa che la politica trovi la soluzione.

Washington ha accusato Cuba di rifiutare gli aiuti offerti e l’Avana che replica rinfacciando agli Usa di voler sanare un problema che loro stesso hanno creato con il blocco energetico, al solo scopo di voler ribaltare il governo in carica. Il 13 maggio Marco Rubio, primo segretario di Stato di origine cubane, ha ribadito la sua offerta di 100 milioni di dollari al governo dell’Isola, aggiungendo che tale proposta sarebbe stata già respinta al mittente. E che ovviamente nulla potrà cambiare a Cuba senza un cambio di leadership.

Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha risposto a Rubio che “siamo disponibili ad ascoltare i dettagli dell’offerta. Ci auguriamo che sia esente da manovre politiche e da tentativi di approfittare delle difficoltà e delle sofferenze di un popolo sotto assedio“.

Ma poi ha aggiunto che “il miglior aiuto che gli Usa possano offrire, ora come in qualsiasi altro momento, al nobile popolo cubano è quello di allentare le misure dell’embargo energetico, economico, commerciale e finanziario, inasprito come mai prima d’ora negli ultimi mesi, che colpisce gravemente tutti i settori dell’economia e della società cubana”.

 

Un altro Venezuela?

Alti funzionari Usa non escludono la possibilità di catturare l’ex leader cubano Raul Castro con un’operazione simile a quella avvenuta lo scorso 3 gennaio per la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro.

Lo riferisce il New York Times che cita fonti dell’amministrazione statunitense, secondo cui Washington avrebbe usato accuse federali come pretesto per invadere il Venezuela e catturare il presidente Maduro, aggiungendo che non é ancora chiaro se Washington abbia in programma un’operazione simile a Cuba. L’articolo cita anche altre fonti vicine all’amministrazione, secondo le quali un tentativo di catturare Castro potrebbe non essere approvato, ma una simile minaccia potrebbe essere sufficiente a esercitare pressione sulle autorità dell’isola.

Il presidente cubano Miguel Diaz-Canel, (nella foto sopra) interrogato su possibili dimissioni sotto la pressione degli Stati Uniti, ha affermato che l’idea di una resa è estranea ai rivoluzionari cubani e che Cuba non ritiene appropriati i paragoni con il Venezuela a causa delle differenze nello sviluppo storico e politico dei due Paesi.

In precedenza fonti informate citate dall’emittente televisiva CNN avevano riferito che il dipartimento di Giustizia Usa starebbe lavorando per ottenere un’incriminazione penale a carico dell’ex presidente cubano Raul Castro, fratello di Fidel Castro, oggi 94 enne. I procuratori federali starebbero esaminando diverse possibili accuse, tra cui quelle legate all’abbattimento nel 1996 di due aerei dell’organizzazione anticastrista “Brothers to the Rescue”, episodio in cui morirono quattro persone, inclusi tre cittadini statunitensi.

Se un gran giurì approverà il procedimento, l’incriminazione potrebbe essere annunciata già il 20 maggio. L’iniziativa sarebbe stata promossa dal procuratore federale della Florida meridionale Jason Reding Quinones, anche se alcuni magistrati avrebbero espresso dubbi sulla solidità delle prove disponibili.

Parlamentari repubblicani cubano-americani chiedono da tempo un’azione giudiziaria contro Castro. In una lettera inviata lo scorso febbraio all’allora procuratrice generale Pam Bondi, i parlamentari sostenevano che esistano registrazioni radio che indicherebbero come Raul Castro, allora ministro della Difesa cubano, abbia ordinato personalmente l’abbattimento dei velivoli nello spazio aereo internazionale.

(con fonti AGI, AFP, Reuters, ANSA , Adnkronos e Agenzia Nova)

Foto: Forze Armate Cubane/Facebook, Shutterstock e World Atlas

 

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